Intervista a Kader Nouni

di - 2 Agosto 2013

di Giovanni Cola

Piglio deciso, tono di voce inconfondibile, educatissimo nei modi. Kader Nouni, giudice di sedia tra i più famosi sul circuito Wta, è un autentico personaggio, ancora di più quando non è sul seggiolone dell’arbitro. Lo abbiamo avvicinato al torneo di Palermo, tra un match e l’altro, e lui si è dimostrato estremamente disponibile.

Ci racconta di aver iniziato la sua professione quasi per gioco, fino a quando è diventata un vero e proprio lavoro a tempo pieno. La sua passione per il tennis lo ha contraddistinto fin da giovanissimo. Ha iniziato con i primi incontri ad una ventina d’anni, nei tornei del sud della Francia, dove Kader è nato e cresciuto. Poi, dopo tanta gavetta, la scalata che lo ha portato ad essere un giudice di sedia tra i più quotati di Atp e Wta, a partire dal 2005. In pochi anni si è fatto apprezzare per le sue grandi qualità, fino ad arrivare ad arbitrare la finale del Roland Garros femminile 2009 che vide il trionfo di Svetlana Kuznetsova.

Ora si sente a tutti gli effetti un privilegiato, ammette di avere la sensazione di trovarsi nel bel mezzo della storia del tennis. In particolare in questo periodo di grandi campioni che abbattono ogni statistica, da Federer a Serena Williams. Confessa di essersi emozionato, da francese, dopo la vittoria di Marion Bartoli a Wimbledon. Ci ha dichiarato di ritenersi una sorta di testimone privilegiato di ciò che accade nel libro dei record di questo sport.

La pagina più personale, quella dei migliori ricordi sul circuito, gli fa brillare gli occhi. Sussurra di avere davvero tante “good memories” da far fatica ad elencarle o da riuscire a stilarne una gerarchia. Quello che fa la differenza, spesso, è anche l’atmosfera creata dal pubblico su campi prestigiosi che rendono l’andamento del match ancora più suggestivo. Gli esempi che cita sono quelli dell’ultima finale del Roland Garros tra Serena e Maria Sharapova, e un Federer-Isner allo Us Open di qualche anno fa, con l’americano che aveva vinto il primo set e i tifosi a stelle e strisce che si erano letteralmente galvanizzati. Kader parla addirittura di pelle d’oca.

Infine, stimolato sull’introduzione di occhio di falco, si lascia andare ad una lode della tecnologia applicata al tennis. Sui campi veloci ormai lo ritiene assolutamente indispensabile. Aiuta chiunque: giocatori, ufficiali di gara, il pubblico lo apprezza, le tv lo rendono ancora più spettacolare. A suo avviso, è stata davvero un’innovazione positiva. Si dimostra un po’ più scettico invece sul fatto che possa essere utilizzato anche sulla terra battuta. Sul “rosso” preferisce essere più tradizionalista. Scendere sul campo per controllare il segno della pallina, non è poi questa grande fatica. E regala quell’ulteriore momento di notorietà a tutti i “Kader Nouni” del circuito.

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3 commenti

  1. Nikolik

    Ah, sì, Scendere sul campo per controllare il segno della pallina, non è poi questa grande fatica, come dici tu, Kader?
    E perché allora non lo hai fatto a Palermo quando te lo ha chiesto la Dentoni?

    Guarda, peccato veramente perché fino a quel momento mi eri simpatico, Kader.

  2. cataflic

    Mai si riprenderà da questa onta! Io lo sfiderei all’alba con la sciabola per la mano della bella Corinna!!!

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