Marco De Rossi: “Il punto ATP è solo l’inizio”

di - 3 Febbraio 2016

Marco De Rossi

di Daniele Sforza

Lo avevamo intervistato due anni fa ed in quell’occasione ci aveva anticipato come il suo obiettivo fosse quello di conquistare il primo punto Atp nella storia della sua nazione, de a 18 anni compiuti, Marco De Rossi è riuscito in quest’impresa nel primo torneo giocato nel 2016 (il 10.000 dollari di Sharm El Sheikh). Dopo aver eliminato nelle qualificazioni il sudafricano Van Wyk e il connazionale Lago, nel main draw anche il tennista indiano Kaza è uscito sconfitto con il punteggio di 6-1 1-6 6-1 e il sanmarinese ha avuto modo di festeggiare la conquista di questo storico traguardo per la sua nazione. Marco, classe ’97, si allena alla San Marino Tennis Academy guidata da Giorgio Galimberti e ci ha raccontato le soddisfazioni di questa settimana e del suo passato.

Innanzitutto complimenti, raccontami questi fantastici tre giorni in cui sei passato dalle qualificazioni al secondo turno del main draw, ti aspettavi di iniziare la stagione così bene?

Grazie mille intanto, penso sia stata una bella iniezione di fiducia per me visto il brutto anno passato tra infortuni ed il resto. Sinceramente ero venuto qui per vedere se la preparazione invernale potesse portare qualche frutto e sono contentissimo di questo primo punto preso anche perché nel primo turno di qualificazioni ho rischiato anche qualcosa, ero sotto di un set. Ma visto che era la prima partita del anno, outdoor poi, ci poteva stare non giocare un buon tennis.

Nel primo turno invece, dopo uno splendido primo set, sei calato improvvisamente nel secondo e in quel momento la partita poteva finire nelle mani del tuo avversario, invece è stato il contrario, con il 6-1 finale e il tuo primo punto Atp. Hai battuto un tennista nei top 800 e hai raggiunto, come mi avevi detto in passato, uno dei tuoi obiettivi. Cosa rappresenta per te questa vittoria? Pensi sia solo l’inizio?

È stata una partita un po’ particolare, diciamo che dopo un ottimo primo set ho perso la concentrazione e ho giocato un brutto tennis nel secondo set, poi per fortuna nel terzo sono tornato a giocare bene grazie al servizio che in questo periodo mi sta dando una grossissima mano e sono riuscito a portarla a casa. Più che sogno preferisco chiamarlo uno “step” perché non lo vedo come traguardo o come un sogno, lo vedo, e spero di non sbagliarmi ovviamente, come un punto d’inizio e nulla di più.

Hai citato prima i tuoi infortuni dello scorso anno, cosa è successo?

Sono stato quasi 3 mesi senza potermi allenare per via di polso, spalla e problemi all’addome e per questo ho saltato gran parte della preparazione invernale ritrovandomi ad iniziare la stagione senza nemmeno un vero mese di allenamento. Una volta rientrato diciamo che a livello mentale non ero così tranquillo e forse nemmeno tanto fiducioso per via del tutto, è stato un anno difficile e preferisco dimenticarlo.

Di certo con questo primo traguardo lo dimenticherai più facilmente. Lo scorso anno hai comunque partecipato alla Coppa Davis, vincendo anche un singolare in questa competizione; che emozioni hai provato? Come ci si sente a rappresentare la propria nazione? Visto anche il fattore casa, immagino che sia stato tutto ancora più bello.

Avevo già vinto mi sembra altri 3 o 4 singolari negli anni passati ma qui è stato diverso. Una bellissima emozione giocare davanti al proprio pubblico, ma soprattutto davanti alla propria famiglia è sempre qualcosa di fantastico. L’organizzazione credo sia stata impeccabile, dall’organizzazione dei campi ai trasporti, tutto è stato perfetto.

Ti alleni alla San Marino Tennis Academy di Galimberti, quanto è importante avere un ex tennista professionista come allenatore? Su cosa state lavorando con lui, e cosa pensi tu stesso di dover migliorare?

Penso sia una cosa importantissima e per questo mi sento molto fortunato ad avere Giorgio come allenatore, inoltre sono molto contento per il team stesso che si trova nell’academy, ringrazio Claudio Grassi e Toni Lo Paro che affiancano Giorgio e i preparatori atletici Luca Fiore insieme ai due fratelli Ciotti. Credo di dover migliorare su tutto (risata), dalla tecnica dei colpi all’atteggiamento fino al lavoro fisico. Penso di avere ancora tantissimo da migliorare sotto qualsiasi punto di vista, ho una discreta base, che hanno in tantissimi, e nulla di più.

Da chi sei seguito in questa trasferta? Hai visto giocare l’avversario che affronterai domani (Ortega-Olmedo)?

Sono seguito da Toni Lo Paro, domani dovrò giocare sui miei punti di forza e cercare di tenere il pallino del gioco in mano, l’ho visto giocare è un buonissimo giocatore, per questo sarà importante servire bene e cercare di tenere sempre il ritmo alto.

Dopo questo torneo cosa farai?

Giocherò un altro torneo e poi tornerò a casa per allenarmi e per la scuola.

Quanto è difficile conciliare la scuola con la tua attività da tennista?

Non è semplice, faccio una scuola privata e frequento le lezioni di sera quando riesco. Grazie a questa scuola sono molto agevolato e riesco a conciliare i miei impegni.

Quali possono essere i tuoi obiettivi per questa stagione? E per il futuro?

Cercherò di portare a casa più punti possibili mentre per il futuro si vedrà soltanto nei prossimi anni.

Due anni fa mi avevi detto di essere un giocatore da fondo campo, hai cambiato qualcosa nel tuo stile di gioco?

Diciamo che resto quel tipo di giocatore anche se sto provando ad essere più aggressivo. Cerco grazie al servizio di portare a casa punti, penso di avere un buon rovescio e un discreto dritto, ma devo ancora lavorare tanto per migliorare.

Ultima domanda, cosa puoi dirmi su di te?

Penso di essere socievole, anche se a volte sono un po’ troppo irruento e sto cercando di migliorare questo aspetto del mio carattere; per quanto riguarda il tempo libero, mi piace passarlo uscendo con amici o con la mia ragazza.

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