Martina Trevisan: “Nazionale? È un qualcosa in cui credo”

di - 20 Aprile 2016

Martina Trevisan

di Luca Fiorino (@LucaFiorino24)

Quando non si può tornare indietro, bisogna soltanto preoccuparsi del modo migliore per avanzare. Martina Trevisan è pronta a ricominciare e a lasciarsi dietro tutti i numerosi problemi fisici che l’hanno tormentata negli ultimi tempi. Un diritto che fa incantare non solo a vederlo ma anche a sentirlo: provate anche solo a chiudere gli occhi e ad ascoltare il rumore che emette la palla quando parte dal piatto corde; rimarrete sorpresi da cotanta melodia. In un periodo in cui c’è così tanto bisogno di un ricambio generazionale, non si può che sperare che da quel tunnel, in cui si sono visti infortuni di ogni genere, si riesca finalmente ad intravedere un po’ di luce. L’amore per il tennis e la nazionale, la motivazione più grande che la spinge ogni mattina ad allenarsi e a non mollare neanche un solo istante. Col sorriso stampato sulle labbra, Martina Trevisan si è raccontata ai microfoni di Spazio Tennis da Santa Margherita di Pula, torneo che la vede al rientro dopo circa 4 mesi senza partite.

È arrivato finalmente il tuo esordio nel 2016 dopo tanti mesi di inattività. Quali sono state le sensazioni durante e post match?

“Ho appena parlato con Tathiana (Garbin) e abbiamo visto che l’ultima partita l’ho giocata il 9 novembre. Sono stata troppo tempo lontana dai campi! Stamani prima dell’incontro ero un po’ preoccupata, ho avvertito sensazioni un po’ strane che da tanto non provavo però ero allo stesso tempo fiduciosa consapevole di aver svolto un buon lavoro fisico ed un’ottima preparazione. Per cui ero contenta già solo di rientrare”.

Analizzando l’incontro (contro Anna Gabric) credo che “seria” sia l’aggettivo giusto per definirla, ovvero tu e Garbin l’avete preparata perfettamente anche perché la tua avversaria quando voleva giocava un gran bel tennis.

“Sinceramente era una ragazza che non conoscevo non avendoci mai giocato contro. Tathiana mi aveva consigliato qualcosa avendola vista in allenamento. Ci sono ancora tante cose da migliorare, ma giustamente essendo la prima partita sono contenta perché so che non era facile”.

Ci riassumi brevemente qual è stato l’ultimo infortunio? Di che natura è stato e quanto tempo ti ha tenuta fuori?

“L’ultimo infortunio è stato alla spalla sinistra ed è nato a fine novembre. L’ultima partita che avevo giocato è stata in Serie A anche se pure in quell’occasione avvertivo già del dolore: laser, terapie e chi più ne ha ne metta. Dopo la Serie A ho comunque continuato per poi fare a dicembre la risonanza e riscontrare che avessi questo problema alla spalla. Sono stata ferma due mesi senza mai toccare la racchetta. Nel frattempo mi sono potuto allenare fisicamente anche se poi ho ripreso a giocare a tennis, e quindi sul campo, da marzo”.

Hai lavorato a Tirrenia in questi mesi dovendo sì recuperare dall’infortunio ma con in testa un piano ben preciso per il 2016?

“Inizialmente quando rientri da un infortunio pensi tanto al fisico e ti chiedi come stai o meno. Non che la parte tecnica passi in secondo piano, però prima c’è il fisico. Dal momento in cui sono stata meglio ho cercato di lavorare sul servizio, anche se col problema alla spalla dovevo comunque stare attenta, usare molto le gambe all’interno del colpo e tanto sulla tattica essendo io mancina”.

Quest’anno cosa ti auguri? Forse un po’ più di continuità a livello di partite?

“Esatto, inizialmente mi auguro continuità a livello fisico e poi di conseguenza più partite. Penso comunque a lavorare ogni giorno e poi credo che i risultati verranno da soli”.

In questi giorni si è discusso molto della nazionale e della fine di un’era con tante ragazze più avanti con l’età, agonisticamente parlando. Tu un domani, se gli infortuni non dovessero più tormentarti, ti vedi con la maglia azzurra?

“Sì, (ride, ndr), può passare come presuntuoso ma sì. È un qualcosa in cui credo sennò non mi sveglierei la mattina a fare ciò. Per cui è un qualcosa a cui punto”.

Anche perché il tuo potenziale non è mai stato messo in discussione, quel che più servirebbe sarebbe ridurre questi continui problemini…

“Spero che questi problemini si ridurranno, poi il tutto inizia lì. Ci sarà da lavorare per poi fare sul serio”.

E sulle tue colleghe? Non ti dico ai livelli delle varie Vinci e Pennetta ma tu comunque confidi in loro?

“Ci sono tante ragazze brave che giocano un buon tennis, per cui perché no”.

Anche perché noi italiani tendiamo ad esplodere un pochino più tardi. Il best ranking delle varie Vinci, Schiavone e Pennetta sono un esempio.

“Esatto, non si sa mai. Non è mai finita!”

Quali sono i tuoi programmi da qui alle prossime settimane?

“Sono iscritta solo a questo torneo e non ai successivi qui in Sardegna. Dopodiché tornerò qualche giorno a casa e poi partiremo insieme alle altre e Tathiana per Roma dove ci appresteremo a giocare le pre-qualificazioni”.

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6 commenti

  1. cataflic

    Grazie per l’intervista e per aver dato notizie fresche su Martina, su cui onestamente cominciavo ad avere serissimi dubbi che volesse continuare l’avventura.

  2. Luca Fiorino

    È appena rientrata dall’infortunio (non giocava dalla Serie A) e ci vorrà dunque del tempo prima di vedere risultati ma sono convinto che non appena troverà maggiore continuità ne vedremo delle belle.

  3. In generale, leggendo i propositi della stragrande maggioranza dei tennisti/e intervistati nelle varie sezioni del blog, escono fuori grandi ambizioni. Questo mi conferma sempre di più che una parte fondamentale del mio lavoro consiste nel far capire ad un atleta la differenza sostanziale che passa tra un desiderio ed un obiettivo …… ..

  4. cataflic

    FDC
    direi che per le prequalifiche sia stato selezionato il meglio delle seconde linee.
    Una serie di ragazze che evidentemente hanno dei limiti e nonostante la passione e l’impegno si barcamenano da anni tra infortuni, fiammate in tornei singoli mai riconfermate, cambi di allenatori, di struttura, di preparatori fisici.
    Forse non hanno neanche un obiettivo come dice FDC, ma secondo me il rapporto costo/opportunità evidentemente dopo una certa età cristallizza l’obiettivo in un’aurea mediocrità, mentre i sogni rimangono.

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