Panajotti: “Povera Ital-Tennis”

di - 19 Febbraio 2011


(Daniel Panajotti con Francesca Schiavone)

di Alessandro Nizegorodcew

Inizio dal problema coach in Italia. Parlando con Piccari e Salvoni in questi giorni, si diceva che il grande problema in Italia è la mancanza di collaborazione tra i vari coach. Credi sia questo il problema del nostro paese e che invece non esiste in Argentina, Spagna o Francia?
“Uno dei fattori della mancanza di collaborazione è dovuto al fatto che il tennis è un ambiente basato sulle invidie e le gelosie (sport individuale) e di conseguenza ognuno guarda al prorpio orticello. Se sei umile e disponibile, ascolti e fai domande, pensano che tu non sai niente e quindi cercano di metterti in piedi in testa e sfruttarti per 2 soldi, nessuno ti considera e quindi la cosa migliore da fare è essere presuntuosi e tirare gomitate a destra e a manca. Devi sempre far vedere che le sai tutte e ciò che non sai lo spieghi. Qualcuno mi ha detto che i popoli si differenziano nel modo di fare nel momento che ignorano qualcosa: “Quando un popolo non sa una cosa, i Giapponesi copiano, gli Americani investono in scienziati, i Tedeschi studiano e gli Italiani spiegano.” Io sono arrivato in italia nel ’92, all’inizio mi comportavo come in argentina, aperto ad ascoltare ed imparare, ma nonostante io provenga da una scuola molto importante (scuola di Tandil) nessuno scambiava le proprie idee con me, anzi mi volevano spiegare tutto, addirittura il top-spin, quindi mi sono stancato presto ed ad un certo punto, anch’io non ho ascoltato più nessuno (in Italia), andando avanti per la mia strada. Se poi fai delle cose buone, ti parlano male dietro le spalle, ti fanno terra bruciata intorno, perché hanno paura che rubi loro un pezzo dell’orticello. Quindi….povera italtennis! Tutto il mondo è paese si dirà.. ma in Sudamerica c’è più collaborazione.”

Chi sono secondo te i migliori coach internazionali? E perché? e Quali invece i migliori italiani?
“Brad Gilbert secondo me è il migliore, per i risultati che ha ottenuto con i suoi giocatori. Poi ci sono i guru del tennis come Nick Bollettieri, capaci di sfornare giocatori da tanti anni oppure Raul Perez Roldan, che creò un metodo di lavoro a Tandil è che non solo ha prodotto tanti giocatori ma anche tanti allenatori, che oggi trasmettono ad altri questo metodo. Per quanto riguarda i migliori coach Italiani, posso solo nominare chi conosco e che so come lavora; chi non includo nella lista è perché lo conosco solo di nome e quindi non sono in grado di dare un giudizio. Secondo me alcuni dei migliori coach sono: Riccardo Piatti, Claudio Pistolesi, Vittorio Magnelli, Massimo Sartori, Fabrizio Fanucci, Francesco Elia, Giovanni Marra, Patrizio Remondegui, Daniele Moretti, Gianpaolo Coppo, Raul Ratzinger e anch’io siccome sono italiano, mi posso includere.”

In questo momento che ragazzi stai seguendo? E come procede la tua Accademia a Verona? Quali i progetti per il futuro?
“Sto seguendo diversi ragazzi, Marco Bortolotti è in questo momento il mio giocatore di punta, poi ho circa 22 agonisti di tutte le fasce di età e livello. I seconda categoria sono circa 10, quindi il livello dell’accademia è ottimo. La mia scuola procede molto bene, lavorare paga sempre e abbiamo tante richieste non solo dall’Italia, ma anche Inghilterra, Russia e Turchia. I risultati sono frutto del nostro lavoro, io sono impegnato personalmente in campo tutti i giorni ed il mio team ormai ha raggiunto un ottimo livello. Gli allenatori sono Damian Di Noto, Claudia Pontoglio e i preparatori fisici Giorgio Di Pasquale e Christian Filippi stanno facendo un ottimo lavoro da oltre 4 anni. In un futuro prossimo c’è in progetto di aprire una sede per l’alto livello in Lombardia e concentrare lì quelli che hanno bisogno di essere curati a 360°.”

Come è cambiato a tuo avviso il tennis in questi ultimi anni? E come cambierà? Quanto è difficile e importante per voi coach capire dove sta andando il tennis?
“Se guardo i filmati degli anni ’80 e quelli di oggi è evidente che la velocità è aumentata, ma adesso stanno facendo di tutto per rallentare il gioco. L’intensita di gioco (muoversi rapidamente) è un fattore fondamentale e quindi tirare più forte mi sembra improbabile, ma c’è ancora margine dal punto di vista fisico per aumentare l’intensità di gioco. Alcuni anni fa sono andato a vedere una partita di basket a Miami (miami heat contro i 76ers) e nel vedere atleti alti 2 metri che si spostavano avanti e indietro e saltavano tutto il tempo con un intensità pazzesca, mi fece pensare: “questi sono atleti”. Come cambierà? Tanti anni fa Emilio Sanchez mi disse: “Nel tennis è già stato tutto inventato, le geometrie sono quelle, le giocate anche, è solo più veloce.” Anch’io sono di questa idea, sono anni che applico un sistema di lavoro e produce sempre risultati quindi le giocate, le geometrie ed il gioco in generale sono sempre le stesse. Devo dire che sono stato fortunato a crescere sotto la guida di Perez Roldan a Tandil e spesso ho sentito delle novità in qualche simposio, che Raul mi aveva insegnato 20 anni prima. Forse in futuro essere alti almeno 1.86 sarà importante, ma il tennista è composto di 5 aspetti fondamentali: tecnica, tattica, fisico, mentale e caratteriale, quindi ci sarà sempre spazio per tutti, ma penso che i giocatori che non avranno intensità e molta energia non riusciranno ad essere competitivi, attualmente è così. Capire dove sta andando il tennis? Non è difficile, il campo è uguale da oltre 100 anni, solo che le racchette e le palline si sono evolute, la velocità è aumentata, ma a tutto c’è un limite, quindi secondo me, niente stravolgimenti tali da dover fare appello alla sfera di cristallo.”

Quanto è importante al giorno d’oggi la preparazione atletica di altissimo livello? Tu chi hai nel tuo centro che se ne occupa?
“Ho parlato prima d’intensità e margini di miglioramento dal punto di vista fisico, quindi ho già detto ciò che penso. La prova di ciò che dico è Francesca Schiavone. Nel mio centro ci sono 2 preparatori: Giorgio Dipasquale (già preparatore di Francesca) e Christian Filippi che prepara anche la nazionale di Kendo.”

Ultima domanda: Secondo te è utile un mental coach? Come lavori sui tuoi giocatori dal punto di vista psicologico?
“Si, il mental coach è utile quando il giocatore è un debole e non riesce da solo a fare ciò che dice che vuole fare, io personalmente preferisco non utilizzare il preparatore mentale perchè gran parte del lavoro di formazione psicologica del giocatore lo faccio io in campo ed il preparatore fuori dal campo. Credo che ti rinforzi mentalmente se sei umile e ti fai un mazzo enorme ogni giorno con un sorriso sulle labbra. Ho conosciuto giocatori molto, ma molto forti che non hanno mai utilizzato il preparatore mentale, ma che hanno lavorato sodo con grande umiltà e lo sforzo quotidiano, arrivando molto in alto. La parte emotiva è determinante nel tennis, quindi le paure di vincere e perdere sono molto presenti nei giocatori, tutto ciò si allena in campo lavorando sulla automatizzazione e sul proprio gioco. Io lavoro molto questi aspetti ogni giorno, cercando di colmare le lacune che sono quelle che provocano i dubbi e la insicurezze.”

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