Prequalificazioni IBI 2017, Viktor Galovic: “Andrò a Roma convinto di potermela giocare per una wild card”

di - 26 Aprile 2017
Viktor Galovic - Foto Antonio Milesi

Croato di nascita, ma italiano d’adozione, Viktor Galovic sarà uno dei protagonisti del torneo di Prequalificazione agli Internazionali BNL d’Italia, presso il suggestivo scenario del Foro Italico. Direttamente da Santa Margherita di Pula, appuntamento del circuito Futures da 25mila dollari, dov’è attualmente impegnato, il ventiseienne nativo di Nova Gradiska è sembrato avere le idee abbastanza chiare riguardo agli obiettivi da raggiungere a Roma e non solo, accennando alle insidie che possono presentarsi ad un atleta nell’arco di una carriera o di una stagione: come ci spiega Viktor, vivere di tennis non è per niente facile.

Qual è stato il tuo percorso prima del raggiungimento di questo grande traguardo? E’ la tua prima partecipazione?
“Ho vinto, grazie al successo in due set in finale su Francesco Salviato, la tappa del torneo Open BNL tenutosi a Ortisei lo scorso marzo, in cui ero la prima testa di serie e che mi ha permesso di conquistare un posto in tabellone alle Prequalificazioni per gli Internazionali BNL d’Italia; al Foro Italico si tratterà invece della mia seconda partecipazione.”

Se hai avuto modo di andare, da giocatore o da spettatore, ci parli delle sensazioni che hai provato all’interno del complesso del Foro Italico?
“Ho avuto il piacere di giocarci un po’ di anni fa e di rimanervi per qualche giorno durante i match di qualificazione: facevo da sparring partner a Mikhail Kukushkin e a qualche altro giocatore che conosceva il mio vecchio maestro. Giocare al Foro è sempre una grande emozione: credo lo sia un po’ per tutti, ma soprattutto per chi ancora non è abituato a quell’ambiente. Posto fantastico, gente fantastica e soprattutto i migliori giocatori del pianeta presenti nello stesso posto in quella settimana. La cosa che mi ha colpito di più è il Campo Pietrangeli: con tutte quelle statue attorno credo rappresenti un po’ Roma e ci si senta quasi dei gladiatori a giocarci.”

Quali sono le tue speranze e quali gli obiettivi in vista delle Prequalificazioni?
“Sono in un periodo di buona forma sia fisica che di gioco, continuo a battere gente intorno alla duecentesima posizione e miglioro sempre di più. Sono fiducioso: andrò a Roma convinto di potermela giocare per una wild card per le qualificazioni o, perché no, per il tabellone principale. Questo è l’unico obiettivo, vorrei davvero poter giocare anche solo le qualifiche: sarebbe un onore per me sfidare atleti di un certo livello e vedere fino a che punto è arrivato il mio gioco e fino a dove posso ancora spingermi.”

Sei quasi arrivato nella top 300 mondiale circa quattro anni fa. A tal proposito, cosa è mancato per compiere un ulteriore balzo in classifica?
“Ho raggiunto il mio best ranking in un periodo un po’ difficile; mi sono ritrovato 330 quasi dal nulla, poiché cominciai a giocare tardi a livello professionistico rispetto ai miei colleghi. Non sapevo bene cosa potesse riservarmi il futuro e in quel momento non avevo nemmeno una guida vera e propria che mi aiutasse a scegliere la giusta strada; inoltre due problemi fisici abbastanza pesanti mi hanno condizionato per un anno intero. Tuttavia, a parte la classifica, credo di essere attualmente a un livello migliore rispetto a quando ho raggiunto il mio best ranking.”

Domanda che si collega alla precedente: gli obiettivi per il tuo futuro? Qual è in linea di massima la tua programmazione per questo 2017?
“In questo momento sono praticamente obbligato a giocare la Serie B per racimolare qualche soldo e permettermi di finire la stagione con serenità, quindi continuerò con qualche $25.000 fino a giugno: l’obiettivo è prendere più punti possibili per poi riprendere a giocare tornei Challenger fino a fine anno.”

Da chi è composto il tuo team?
“Da circa quattro anni mi alleno alla Daniel Panajotti Tennis Academy, in provincia di Verona: il mio preparatore atletico è Davide Cassinello, mentre Carlo Piccoli cura il mio lato ‘burocratico’, essendo mio manager e sponsor.”

Il tuo sogno nel cassetto?
“Un sogno nel cassetto sarebbe sicuramente quello di poter vivere e iniziare a guadagnare con il tennis e soprattutto di riuscire a ripagare tutti gli sforzi compiuti dalla mia famiglia, che soprattutto agli inizi ha fatto di tutto per farmi giocare.”

Il momento migliore della tua carriera?
“Senza dubbio l’aver superato i match di qualificazione all’ATP250 di Kitzbuehel nel luglio del 2014, peraltro senza perdere un parziale nei tre incontri: all’esordio nel main draw ho perso al terzo set, dopo avere vinto il primo, contro lo spagnolo Albert Ramos Vinolas, recente finalista al Masters 1000 di Monte Carlo.”

Cosa ti piace fare nel tempo libero, lontano dal campo di gioco?
“Tra i tanti impegni, cerco di trascorrere più tempo possibile con la mia famiglia o con la mia fidanzata, considerando che i momenti per vedersi non sono poi così tanti nell’arco di una stagione.”

Sei croato di nascita ma, per certi versi, italiano d’adozione: qual è il tuo rapporto coi nostri colori? Azzardando, se ne avessi la possibilità, giocheresti un giorno per la maglia azzurra?
“Sono arrivato in Italia quando avevo cinque anni, ho fatto tutte le scuole in Italia e ho sempre vissuto qui. Mi reputo italiano ovunque io vada, parlo meglio l’italiano perché, in verità, è la mia lingua madre; il croato lo parlo esclusivamente con i miei genitori. Certo, non nego le mie origini, ma in effetti di croato mi rimane ben poco: ho atteso per anni la cittadinanza italiana, arrivata finalmente l’anno scorso. Se ma dovessi entrare negli interessi della Federazione Italiana Tennis grazie ai miei risultati o addirittura avere un ranking che mi permetta di giocare la Davis, non esiterei un attimo a dire di sì perché, ripeto, sono cresciuto in Italia e la sento come la mia nazione.”

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