Giulia Remondina e il tennis…


(Giulia Remondina – Foto Nizegorodcew)
di Marta Polidori
Giulia Remondina è nata nel giugno del 1989, da sempre si allena con il team Vavassori e vive a Brescia.
In questa intervista abbiamo cercato di comprenderla ed indagare un po’ sul suo aspetto emotivo. Alla fine penso sia più interessante vedere come ragionano e cosa provano in quei frangenti, piuttosto che vedere i giocatori e le giocatrici come ostacoli insormontabili. Per un ragazzo è molto meglio sentirsi rassicurato sul fatto che le paure, le ansie e le preoccupazioni sono del tutto naturali, invece che sentirsi diverso dalla massa. Il fatto che mentre giochino non si mettano in mostra non deve lasciar intendere che siano tranquilli, tutt’altro. La paura è del tutto naturale, la forza non sta nel non provarla, quanto nel combatterla e sconfiggerla. E se posso dirlo, questo sport di paura forse se ne porta molta di più dietro rispetto ad altri.
Cosa ti ha spinto a giocare a tennis? Qual è stata la sensazione che ti ha colpito maggiormente?
‘’Ho iniziato a giocare a tennis quando ero ancora piccola (4 anni) con mia zia Cristina, che è una maestra di tennis; diciamo che ho iniziato “per forza” perché ho due zie che sono maestre e anche mia mamma lo era! Però mi è piaciuto fin da subito, infatti quando non ero in campo ero nel giardino di casa a giocare contro il muro! Mi ha colpito soprattutto la competitività di questo sport, il fatto che in campo sei da sola, quindi devi essere forte sotto tutti i punti di vista, perché non hai i compagni che ti danno una mano ma devi fare tutto da sola.’’
Qual è la sensazione che ti accompagna sempre, nella buona e nella cattiva sorte?
‘’La sensazione che mi accompagna sempre è quella di non mollare mai sia nei momenti positivi che in quelli negativi: devi avere la forza di andare avanti qualunque cosa succeda, anche se non è facile! Perché se molli al primo ostacolo non puoi fare sport, soprattutto il tennis!’’
Come vivi le delusioni?
‘’Io le sconfitte le vivo abbastanza male purtroppo! Da un lato secondo me è positivo perché vuol dire che odio perdere però so anche che tutte le sconfitte insegnano qualcosa e ti aiutano a crescere e a fare esperienza.’’
Cosa ti consente di non mollare?
‘’Mi consente di non mollare la forza di volontà e la voglia interiore di emergere: tutti sappiamo che emergere nel tennis è molto difficile, però se vuoi provarci davvero devi essere convinto di quello che fai e crederci sempre…quando smetti di crederci vuol dire che hai mollato!’’
Se vinci stai bene, quale aspetto del vincere ti rende felice?
‘’Se vinco sono felice per tante cose: prima di tutto perché come ho detto prima odio perdere e vincere è sempre bello ovviamente! Poi perché penso che i sacrifici fatti abbiano dato i loro frutti; e poi per gli obiettivi che mi sono posta devo vincere molto adesso!!’’
I tuoi genitori quanto hanno inciso sulla tua carriera tennistica?
‘’I miei genitori hanno inciso tantissimo sulla mia carriera tennistica: prima di tutto perché senza mia mamma penso che non avrei mai giocato a tennis; poi loro mi hanno sempre sostenuto e hanno sempre creduto in me, oltre ovviamente a sostenermi economicamente! Poi spesso mi accompagnano ai tornei per non lasciarmi andare sola, e anche questo è importante!’’
Quanto ti rasserenano mentalmente e quanto ti pressano?
‘’Non sono mai stata pressata dai miei genitori, anzi mi hanno sempre rasserenato essendo entrambi sportivi: durante i miei periodi difficili mi hanno sempre dato la forza di non mollare e durante le partite difficili mi hanno sempre dato la carica giusta per vincere…devo veramente tanto ai miei genitori!’’
Che tipo di rapporto hai con loro in merito al tennis? Puramente professionale? Riesci a dividere le due cose o in qualche modo li vedi sempre come mamma e papà?
‘’Io loro li vedo sempre come mamma e babbo… perché non vogliono fare i coach ma soprattutto mi aiutano psicologicamente quindi non ho bisogno di dividere i loro ruoli…sono sempre mamma e babbo!’’
Quando ti vedono sconfitta, amareggiata, delusa o triste, come ti trattano?
‘’Mia mamma è più sensibile, quindi quando perdo è più triste e delusa di me e quando vinco è più felice di me! Invece dopo una sconfitta è più facile parlare con mio padre, essendo stato anche lui professionista (calciatore) sa cosa vuol dire perdere e sa come rasserenarmi e tranquillizzarmi.’’
A livello emotivo, quanto pensi che sia difficile per te controllarti? E quali sono principalmente le emozioni che ti dominano nei momenti importanti?
‘’Io durante una partita sono abbastanza tranquilla, non ho molta difficoltà a controllarmi. Nei momenti importanti so essere fredda e concentrata, anche se non sempre le cose vanno nel modo giusto è normale!’’
Tutti hanno dei pensieri ricorrenti quando stanno giocando un momento decisivo, alcuni sono con noi altri contro di noi. Quali sono quelli con te e quali quelli contro di te?
‘’Nei momenti decisivi di un match la cosa principale alla quale penso è quella di stare tranquilla e serena, perché so che se gioco tranquilla posso fare grandi cose; quando invece mi lamento e sono nervosa le cose vanno male, cerco di tranquillizzarmi il prima possibile e di pensare solamente al mio gioco!’’
Se dovessi rassicurare tua figlia dopo aver perso una partita importante e in un momento di sconforto, cosa le diresti?
‘’A mia figlia direi che una partita persa non conta niente, ma quello che conta è la voglia di migliorarsi sempre e di non mollare mai…!’’
Concludo facendole un grande in bocca al lupo, augurandole tutto il meglio sia come tennista che come amica

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