Riccardo Sinicropi: “Vorrei giocare i challenger”

di - 29 Aprile 2015

Riccardo Sinicropi

di Luca Fiorino (@LucaFiorino24)

Riccardo Sinicropi, tennista genovese classe ’90, è l’ultimo ad aver ottenuto il pass per il torneo di prequalificazione degli Internazionali BNL d’Italia 2015 grazie al successo presso i campi in cemento del Tc Moruzzo al “Dolomia Open”. Nel suo miglior momento di forma, come attesta anche il suo best ranking di 430 al mondo raggiunto due giorni fa, ha vinto abbastanza facilmente il torneo suddetto senza concedere neanche un set ed aggiudicandosi la prima partecipazione in assoluto sui prestigiosi campi del Foro Italico. Lo abbiamo intervistato in seguito al recente trionfo ottenuto in quel di Moruzzo per capire quali siano realmente i suoi obiettivi e piani futuri e in cosa, a distanza di tre anni, si senta migliorato dopo che sfiorò l’attuale classifica senza però riuscire a migliorarla.

Sappiamo che i tuoi inizi col tennis sono stati abbastanza movimentati nel vero senso del termine: tanti trasferimenti a partire dalla Francia sino ad arrivare a Milano. Quali sono i motivi di così tanti spostamenti? Pensi che ti abbiano in un certo qual modo rallentato?

Ho iniziato a giocare a Mentone, in Francia, quando avevo poco più di 8 anni. Dopodiché sono rimasto lì sino ai 14 anni per poi trasferirmi in Liguria ed infine ad Udine, precisamente a Corno di Rosazzo. Tutti questi spostamenti non dipesero da una mia volontà quanto da motivi lavorativi legati a mio padre. Solamente la scelta ultima di allenarmi al Tc Milano con Fabio Colangelo e Alessandro Buson come preparatore atletico è stata una mia decisione, ero più grande e dovevo decidere cosa fare della mia vita. In generale mi sono trovato benissimo ovunque, non mi pesava più di tanto cambiare aria ogni tanto. Non so però dirti se questo mi abbia rallentato o meno.

Dopo sei anni in cui sei cresciuto con Laura Golarsa, da due anni sei seguito da Fabio Colangelo. Cosa pensi che ti stia dando e ti abbia dato dal punto di vista tecnico, tattico e mentale?

Fabio Colangelo mi sta aiutando molto in campo lavorando su ogni minimo aspetto e dettaglio. Ho cambiato un po’ l’apertura del dritto, abbiamo apportato dei piccoli accorgimenti sul servizio e cerchiamo di migliorare il rovescio, il mio colpo un pochino più debole e vulnerabile. Sotto l’aspetto tattico sto provando ad essere più ordinato in campo senza rinunciare a spingere visto che negli ultimi anni ero diventato un po’ troppo passivo. Lavoriamo bene e siamo in perfetta sintonia, gli devo molto anche perché grazie a lui oggi ho raggiunto il mio best ranking. Questo però non deve essere un punto di arrivo ma di partenza…

Miglior ranking di sempre anche se già tre anni fa ci eri andato a vicino a questo tipo di classifica. Quali sono i motivi per cui non sei andato oltre e ti sei fermato? Dove pensi di essere cresciuto e su cosa ancora senti di dover lavorare maggiormente?

Avevo fatto quell’annata pazzesca nel 2012 in cui riuscii a stanziarmi alla posizione numero 455 salvo poi perdermi e scendere in classifica. I motivi precisi di questo crollo non saprei dirteli, so solo che non giocavo affatto bene. Fortunatamente oggi mi sono ripreso, sono più aggressivo ed esprimo un gioco nettamente migliore. Mi sono mangiato un sacco di occasioni ad inizio anno in situazioni di punteggio che mi vedevano più volte avanti. Più che sui colpi oggi direi che mi devo soffermare e lavorare sotto l’aspetto mentale, in special modo sulla concentrazione.

Sabato con la vittoria del “Dolomia Open” hai ottenuto il pass per il torneo di prequalificazione degli Internazionali BNL d’Italia 2015. Quali sensazioni hai avuto durante il torneo e come è stato il cammino?

La settimana è andata piuttosto bene, sono partito col piede giusto in ogni match senza riscontrare mai grosse difficoltà. Si giocava sul cemento all’aperto su dei campi abbastanza lenti in condizioni che generalmente mi esaltano ed in cui riesco ad esprimere un buon gioco. Sono riuscito a portarmi a casa questo torneo senza perdere neanche un set vincendo in finale contro Antonio Terzo per 6-1 6-4. L’obiettivo dell’iscrizione a questo Open era proprio quello di vincerlo per poter giocare le prequali a Roma.

Cosa ti aspetti dal torneo di prequalificazione degli Internazionali BNL d’Italia 2015? Scenderai in campo con quale spirito?

Sono felicissimo di giocarmi le prequali , tra l’altro è la mia prima partecipazione e sinceramente non vedo l’ora. Lo spirito con cui entrerò in campo sarà quello di andare avanti il più possibile senza pormi obiettivi a lungo raggio ma concentrandomi partita dopo partita. Giocando spesso tornei minori poter calcare quei campi anche se si tratta solo di prequalificazioni penso sia una sensazione unica.

Quali sono i tuoi obiettivi e piani futuri?

Mi piacerebbe entrare nel main draw di qualche challenger per capire realmente quale sia il mio livello. L’obiettivo è migliorare la classifica e superare la soglia dei 400 a fine stagione, magari anche qualcosina di più perché già essere testa di serie nelle qualificazioni dei challenger non sarebbe male. Se non mi prequalifico vado a Santa Margherita di Pula e poi si vedrà anche se, come detto, l’intento è quello di misurarmi in qualche challenger.

A dicembre si parlava di aumentare i montepremi nei futures e di rendere l’ospitalità obbligatoria. Cosa ne pensi a riguardo? Ho visto che in passato ti sei addentrato nel cuore dell’Africa sino ad arrivare in Ruanda e Burundi. Come giudichi questo tipo di esperienze?

Aumentare il prize money è quasi un sogno ma anche già avere l’ospitalità in tutti i tornei sarebbe un grossissimo passo in avanti, permetterebbe dunque di togliersi gran parte delle spese. Per fare quadrare i conti è necessario giocare qui in Italia, fare qualche Open, e giocare i campionati a squadre. Dal canto mio sono stato fortunato perché sono aiutato dal presidente del Tc Crema dove attualmente gioco le gare a squadre, che mi ha permesso di continuare a giocare. Sì è vero, sono stato un po’ ovunque in giro per il mondo. In Burundi e in Ruanda sono stato benissimo, soprattutto in Ruanda: ristorante italiano, hotel a 5 stelle e una gran bella accoglienza. In Burundi invece è come se fossi stato in Tunisia o in Turchia per cui non sono stato male e anzi, a differenza di quanto si dica in giro, ho affrontato situazioni ben peggiori come ad esempio la Georgia, un’esperienza che sconsiglierei a chiunque. L’unico problema in Africa è stato il primo anno con le vaccinazioni in cui mi sono un po’ rimbambito (ride, ndr) ma per il resto non ho davvero nulla da ridire. Perché in questi posti? Le liste erano abbastanza basse, andai lì nel periodo in cui ero 440 al mondo pensando che potessi scalare ulteriormente la classifica cercando di accumulare qualche punto. La scelta non fu sbagliata non riuscii io ad approfittarne.

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