Tennis? Padel? No, Newtenis!

di - 18 Dicembre 2018
Newtenis
Newtwnis

Le varianti del tennis sembrano non avere fine. Pochi sport nella storia si sono prestati a tante derivazioni, dallo squash al frontenis, dal badmington al beach tennis. Una gemmazione senza dubbio felice, almeno stando ai dati numerici, è stata senz’altro il paddle (o padel), che pure all’inizio ha fatto storcere il naso ai puristi della tecnica tennistica e dei gesti bianchi. La sua storia è, rispetto al tennis, molto più recente se, come si dice, è effettivamente nato negli anni Settanta, quando il messicano Enrique Corcuera volle fare un campo di paddle-tennis (una variante del tennis giocata con una racchetta a piatto solido) nel proprio giardino, ma lo spazio limitato di cui disponeva gli suggerì l’idea di costruire intorno al perimetro del campo dei muri, considerati parte integrante della dinamica del gioco.  Ma la vera patria di adozione del paddle è stata poi la Spagna, grazie alla mediazione di Alfonso de Hohenlohe-Langenburg, un nobile ispano-tedesco che ne perfezionò alcune regole e lo esportò a Marbella, la capitale vip della Costa del Sol, dove costruì i primi, esclusivissimi, campi. Del jet set di Marbella faceva parte (e ne fa tuttora) il mitico Manolo Santana, che cominciò a promuovere il nuovo sport, a organizzare tornei, a potenziare la costruzione di campi, in un processo che è culminato con il grande boom degli anni novanta. A Marbella era solito recarsi negli anni Settanta anche un milionario argentino, Julio Menditeguy, al quale si deve l’esportazione del nuovo sport nel paese della Pampa, dove è uno dei più popolari e praticati. La Spagna e l’Argentina sono insomma tradizionalmente le regine del paddle, tanto che anche nei paesi in cui è stato posteriormente esportato, come l’Italia negli ultimi anni, il paddle parla spagnolo, a cominciare dal nome, ormai internazionalmente ispanizzato in padel, ma anche in alcuni dei colpi classici come la bandeja, la víbora o la chiquita.

Ben consolidato come sport autonomo rispetto al tennis, pare pronto per essere a sua volta reinterpretato e “contaminato”.  È quello che propone Eduardo Sánchez Les – giovane ed entusiasta maestro di tennis originario di Zaragoza ma residente a Granada – che ho conosciuto all’Itf Senior di Siviglia, in uno degli incontri che organizza nei tornei e nei circoli spagnoli per far conoscere e promuovere il Newtenis, la sua originale versione ibrida che combina tennis e padel. Sentiamo da lui in che cosa consiste e come è nata quest’idea.

 

Eduardo, qual è stato e qual è il tuo rapporto con il tennis?
“Io sono della stessa generazione di Juan Carlos Ferrero e ho giocato con gente come Montañés, Robredo, Feliciano López o Rubén Ramírez. Fino a vent’anni sono stato un giocatore semiprofessionista, poi gli alti costi dell’attività agonistica a quei livelli non mi hanno permesso di continuare”.

E con il padel?
“La mia esperienza nel padel è molto meno importante, più che praticarlo mi è sempre piaciuto vederlo, in particolare gli spettacolari match del World Padel Tour”.

Cos’è esattamente il Newtenis?
“Come ti dicevo io provengo dal tennis, e non mi appassionava particolarmente il padel, così ho cercato di combinare gli aspetti più dinamici di entrambi gli sport. La cosa più bella del tennis è colpire la pallina con una racchetta e la cosa più divertente del padel è il rimbalzo sulle pareti. Il Newtenis è quindi in sostanza padel, ma giocato con le racchette da tennis”.

E come ti è nata questa idea?
“Mi è nata quando, non potendo fare lezione nei giorni di pioggia perché i campi da tennis erano impraticabili, mi spostavo con i miei allievi nei campi di padel, scoprendo poi che per la loro dimensione e caratteristiche si adattavano molto bene anche all’insegnamento del tennis”.

In che senso?
“Per esempio i rimbalzi sulle pareti aiutano a migliorare l’anticipo, il controllo, la capacità di reazione. Poi, soprattutto nei posti dove non ci sono campi da tennis coperti, le pareti riparano i bambini dal vento e dal freddo, e la moquette dei campi di padel è confortevole e aiuta a prevenire lesioni rispetto ai campi duri. Inoltre è più facile che un bambino possa in futuro decidere se orientarsi decisamente verso il tennis o verso il padel classici”.

Racchetta e pallina sono quelle “normali”?
“La racchetta è quella da tennis, mentre le palline, ideate da me, sono a bassa pressione. Con una pallina tradizionale sarebbe impossibile, mentre una da Newtenis oltre ad avere meno pressione ha anche un diametro leggermente più grande e la velocità media che raggiunge permette scambi da fondo, volée e gioco di rimbalzo contro le pareti, esattamente come nel padel”.

E dove si possono trovare queste palline?
“Per il momento non sono ancora in commercio, ma si possono acquistare online sul nostro sito o mettendosi in contatto direttamente con me”.

Ma ci sono regole speciali rispetto al padel?
“La dinamica di gioco ed il punteggio sono gli stessi, anche se sono sono necessarie linee che non ci sono su un campo di padel, ma che, in attesa di un adattamento sistematico, si possono anche fare con una nastro adesivo: si tratta dei corridoi per delimitare l’area del servizio e soprattutto di un rettangolo al fondo del campo che obbliga il giocatore che serve ad arretrare, dato che si batte dall’alto come nel tennis. Comunque, in mancanza di queste linee, si può in teoria anche praticare come il padel normale, cioè battendo dal basso. Un’altra particolarità è che entrambi i giocatori in risposta possono ribattere il servizio a seconda della direzione della pallina”.

Qual’è la reazione di chi lo prova?
“Piace molto ai bambini, ma anche a molti tennisti puri che preferisco la racchetta tradizionale alla “pagaia”.  Ai giocatori di padel, naturalmente, interessa meno”.

La tua idea è cercare di promuoverlo come sport ufficiale con tornei, ranking, federazione, ecc.?
“Innanzitutto sto facendo il possibile per farlo conoscere e per far sì che si pratichi, in Spagna e all’estero, tra l’altro anche sul mercato asiatico, ma sul nostro sito stiamo creando le basi per organizzare un circuito ed un ranking e per formare degli istruttori. Spero che possa suscitare interesse anche in Italia”.

Penso di sì, anche perché secondo me può essere una soluzione “diplomatica” per avvicinare i tennisti ortodossi al padel.  Io lo trovo molto divertente ed è anche un eccellente modo di riscaldarsi prima di un match di tennis classico. Inoltre, secondo me, per chi comunque dà priorità al tennis, aiuta ad evitare interferenze tecniche, per esempio a livello di impugnatura e di distanza del punto di impatto del colpo.
“Mi fa piacere, grazie per il tuo interesse ed un saluto ai lettori di Spazio Tennis”!

 

CONTATTI:

Eduardo Sánchez Les

Tel.  +34658558388

E-mail: newtenis@icloud.com

 

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