Marta Kostyuk: una nuova stella all’orizzonte?

di - 30 Gennaio 2017
Marta Kostyuk

Si sta parlando molto di Ivan Ljubicic in questi giorni, dal momento che l’ex top-3 ATP croato ha vinto il primo torneo dello Slam in qualità di coach di Roger Federer. E’ sempre stato accanto allo svizzero da quando la collaborazione tra quest’ultimo ed Edberg si è interrotta a fine 2015, anche quando le cose non sembravano andare secondo i piani. Il 2016 infatti ha visto un Federer spesso infortunato, prima al ginocchio e poi alla schiena, più impegnato in varie sedute di riabilitazione che in allenamenti in campo, ma Ljubicic è sempre stato al suo fianco, sapendo che prima o poi la ruota per tutto il team Federer sarebbe girata. La giornata di domenica ci ha mostrato come la ruota possa girare anche in tempi brevissimi e Ivan stesso ne è sembrato estremamente stupito: tra tutti i presenti nel box di Federer durante la finale, al termine del match point thriller è sembrato proprio Ljubicic il più emozionato, quasi impacciato nell’esultare dal momento che nemmeno il coach del maestro svizzero avrebbe potuto sognare, nelle settimane antecedenti l’Australian Open, un comeback del genere. Le gioie per Ljubicic però non sono arrivate solo dal tabellone maschile: colei che si è aggiudicata la prova individuale juniores femminile, dedicata esclusivamente alle atlete under-18, è una 14enne ucraina il cui passato, presente e forse futuro sono stati segnati in maniera indelebile dall’umile ex-tennista croato. Marta Kostyuk sicuramente non ha fatto emozionare come Federer, ma la sua cavalcata verso il titolo ha suscitato, per vari motivi, l’interesse di numerosi addetti ai lavori.

La tennista ucraina classe 2002 ha innanzitutto sorpreso per la sua giovane età: era infatti da Wimbledon 2008, anno della vittoria di Laura Robson, che una under-15 non si aggiudicava una prova junior femminile dello Slam in singolare. La tennista britannica all’epoca si presentò unseeded al torneo londinese, salvo poi eliminare lungo il cammino, tra le altre, la numero uno juniores dell’epoca, la statunitense Oudin, di ben 4 anni più grande. La Kostyuk si è invece presentata al via del torneo accreditata dell’11esima testa di serie, segnale che in fondo non erano così impronosticabili sue buone performance nell’evento australiano, ma pochissimi, se non nessuno, si aspettava che la giocatrice ucraina sarebbe riuscita ad arrivare fino in fondo in una competizione di questa importanza alla sua prima apparizione in un main draw dello Slam. Appena un anno fa infatti la Kostyuk giocava (e vinceva) il torneo under-14 Les Petits As di Tarbes, una competizione giovanile molto prestigiosa che ha visto nel corso degli anni affermarsi tennisti e tenniste che avrebbero avuto carriere strabilianti anche a livello pro, ma nemmeno nel migliore e più improbabile dei suoi sogni avrebbe pensato di migliorare così tanto in così poco tempo al punto di vincere una prova dello Slam alla prima apparizione. Sorge naturale quindi domandarsi cosa sia successo nella mente e nel gioco della 14enne ucraina in questo ultimo anno e, secondo la stessa giocatrice, gran parte dei meriti è da attribuirsi all’incontro con Ljubicic. Ivan infatti, durante i mesi in cui Federer era impegnato nelle cure post-infortuni, si è dedicato a diverse attività, tra cui seguire la promettente tennista ucraina nelle vesti di manager; l’appoggio di una persona così esperta ha permesso alla nativa di Kiev di progredire con grande velocità e consistenza, riuscendo a focalizzarsi su ogni aspetto del gioco e non trascurando l’aspetto della preparazione atletica. Tra Kiev e la Costa Azzurra, dove Marta ha lavorato spesso seguita da Ljubicic, la Kostyuk ha lavorato e lavora ancora oggi per diventare una giocatrice professionista di livello e i presupposti affinché il suo sogno diventi realtà ci sono tutti. A Melbourne ha affrontato partite non semplici durante il corso di tutto il torneo, ma ne è venuta sempre a capo grazie anche ad una forza mentale che specialmente a livello juniores può davvero fare la differenza. Eliminata in rimonta la britannica Burrage, sesta tds, ai quarti, ha superato la russa Rybakina in semifinale, momento che, a suo dire, è stato il più emozionante del torneo in quanto ha realizzato che qualche ora dopo avrebbe avuto l’onore di disputare una finale Slam su un palcoscenico prestigioso come la Rod Laver Arena. E’ stato proprio il campo principale di Melbourne Park ad essere teatro dell’impresa più notevole della giovanissima ucraina: in finale ha affrontato infatti Rebeka Masarova, di 3 anni più  “anziana”, vincitrice dell’ultima edizione del Roland Garros juniores, numero due di categoria (nonché già a ridosso delle 300 WTA) e semifinalista in un torneo WTA a Gstaad nel 2016 (vittorie su Jankovic, Kontaveit e Beck, prima di arrendersi alla futura vincitrice Golubic). La giocatrice elvetica non ha un gioco troppo appariscente, ma è dotata di un fisico davvero notevole e pronto per il mondo del tennis professionistico che le permette di giocare colpi potenti e di dettare il gioco non appena ne ha l’occasione. La Masarova in semifinale era arrivata a due punti dalla sconfitta contro una Andreescu assai sprecona e pensava avrebbe dovuto faticare meno in finale per portare a casa il secondo Slam juniores prima di dedicarsi (quasi) esclusivamente all’attività pro. La numero 1 del seeding però non ha fatto i conti con la voglia di vincere e la completezza del gioco della Kostyuk, entrata in campo ben centrata e davvero poco intimorita da avversaria e contesto. Avanti per tutto il primo set, la Kostyuk si è fatta riprendere da 52 sopra (dopo aver sprecato svariati set point), fino al 5 pari, prima però di piazzare l’allungo finale che le ha permesso di chiudere comunque in suo favore il parziale d’apertura per 75. Nel secondo la tennista ucraina, per sua stessa ammissione, ha pensato troppo alla situazione di trovarsi ad un solo set da una vittoria totalmente impronosticabile alla viglilia, ha smarrito la prima di servizio, perdendo 4 game di servizio su 4 nel secondo set, lasciando alla svizzera la possibilità di dettare il gioco prendendo l’iniziativa praticamente in ogni scambio. Marta è però riuscita a ritrovare il servizio e la profondità dei colpi per tornare a far correre Rebeka, migliorata nella tenuta fisica ma non ancora un fulmine di guerra negli spostamenti; il terzo set è così diventato un parziale equilibratissimo e di alto livello, che ha visto la Kostyuk emergere vincitrice dopo un break chirurgico al nono game ed un ultimo gioco condotto in modo convinto ed aggressivo fin dal primo punto. Il dritto in spinta ad uscire che le ha regalato il match è stato il simbolo della sua vittoria, arrivata grazie alla convinzione nei propri mezzi di poter far partita pari anche con atlete ad oggi dotate di un fisico più pronto al tennis professionistico rispetto al suo e più esperte di lei.

Potrebbe risultare un po’ banale, ma estremamente efficace, paragonare il gioco ed il fisico della Kostyuk alla tennista ucraina ad oggi più forte della storia, Elina Svitolina. La Kostyuk infatti condivide con la Svitolina non solo gli sponsor (abbigliamento e racchetta), ma anche una struttura fisica ne’ eccessivamente slanciata o robusta, ne’ troppo compatta o minuta. Il modo di portare il rovescio è molto simile a quello di Elina, in particolare per la gestione di questo colpo con la mano ed il braccio sinistri. La prima di servizio della Kostyuk è probabilmente già più potente di quella della Svitolina e sicuramente arriverà a toccare velocità più elevate con anni di lavoro sulla tecnica dei colpi; questo colpo ad oggi è solido, ma Marta non riesce ancora a variarlo troppo. Dovrà sicuramente lavorare sulla capaicità di giocare servizi più lavorati e con angoli più interessanti, così come sulla seconda palla, che ad oggi è spesso giocata con una parabola lenta e che rimbalza piuttosto corta. Questo tipo di seconda palla ha permesso alla Masarova in finale di giocare con tranquillità in risposta per tutto il secondo set, potendo dettare a suo piacimento gli scambi e costringendo la Kostyuk alla difesa nella maggior parte dei casi. E’ il dritto il colpo che potrà dare le maggiori soddisfazioni alla tennista ucraina: già molto potente e solitamente ben piazzato, dovrà lavorare molto sulla capacità di gestirne rotazioni e angoli per non mettere troppo in palla le avversarie (come accade invece oggi alla Svitolina), ma Marta non ha paura di spingere con questo colpo, che come tecnica e modalità d’approccio alla palla ricorda quello di Shuai Zhang, per costruirsi o chiudere i punti. Nonostante la giovane età, è già stata in grado di lavorare in modo notevole ed efficace sul proprio fisico: si muove decisamente bene, non soffre quando deve andare in difesa ed è molto rapida nel passare dalla difesa all’attacco (o viceversa). Dal punto di vista della tenuta mentale, questa componente è senza dubbio stato uno degli ingrdienti che l’ha portata a vincere il torneo affrontando tenniste più esperte di lei; a livello juniores questo elemento può risultare determinante nel portare a casa gli incontri e sicuramente e sarà una chiave dei suoi successi nel momento in cui arriverà ad affrontare il duro mondo del tennis professionistico. Essere forti da junior non per forza è garanzia di grandi risultati anche da pro, ma sicuramente Marta ha tutti gli elementi per diventare una giocatrice completa e pericolosa per tutte su ogni superificie. Non è ancora chiaro se sarà la prossima next big thing del tennis dell’Est Europa, ma non si vincono di certo gli Slam junior a 14 anni per caso; se riuscirà a continuare il lavoro di crescita intrapreso negli ultimi mesi, con l’aiuto di figure esperte come Ljubicic che non la carichino di eccessive pressioni ed aspettative, è probabile che l’Ucraina tra qualche anno avrà un’altra tennista di vertice al fianco di Elina Svitolina.

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