The End Of Innocence Part 2

SAGHE MENTALI IN STATO DI GRAZIA
La Rubrica dell’(In)Esperto di Stefano Grazia

EPISODE 4_ The End Of Innocence Part 2

Mi ero inamorato di un’idea e purtroppo mi e’ toccata la fine di tutti gli idealisti: me lo sono beccato nel coso, insomma li’, proprio in quel posto, massi’, dai: nel culo. Ooops! Queste cose non si dicono in televisione a meno che non sia l’HBO. Ma passatemi il termine perche’ alla fine l’amarezza e’ quella di chi crede di aver fatto tutto giusto e tutto bene, e anche meglio di altri che scrivono sul blog, e di essere stato invece tradito dal cavallo. Che non era un puledro ma un mulo. Oppure no, era un puledro ma di quelli un po’ lazzaroni. Lo sapete, la mia simpatia va al mulo che si ammazza di lavoro e anche al puledro ribelle e un po’ canaglia, ma I Gran Premi si vincono col puledro purosangue che si fa il mazzo in allenamento e in partita come un mulo. Questa la prima sensazione, la prima impressione. Ma poi, e lo so che non si comincia mai una frase con ma poi, il fiele in bocca non si dissipa ma i fumi dal cervello si e mentre la nebbia si dirada, I contorni riprendono a delinearsi e ora finalmente puoi ricominciare a distinguere I particolari e a vedere le cose piu’ chiaramente…if you strip away the myth from the man you can see where we all soon will be, cantava Judas in J.C.S (No, non Jo Catizza Superstar, il nuovo musical di Mad Max, intendevo l’altro musical, quello in cui il protagonista finisce sulla croce…). Forse, mi direte voi, TorqueMadaMax e Nicox in testa,I segnali c’erano tutti fin dall’inizio, bastava saper coglierli … Per esempio I Test Atletici che non erano poi tutto sto granche’ a saperli analizzare o il fatto che tanto comunque a 180 cm non ci arriva o comunque la sua indolenza e poca disposizione al sacrificio, la sua resistenza all’autorita’ precostituita … Mah, si, che volete che vi dica, stavo perfino per darvi ragione, ma poi (e dagli!) Mad Max il 6 luglio 2011 alle 21:06 scrive:
Pulsatilla..
Ti ringrazio della stima…
A dire il vero però per me è stato abbastanza facile nel senso che sono stato coerente con me stesso e con la mia vita: ho continuato cioè a fare solo esclusivamente quello che mi piace fare senza stare a guardare le eventuali conseguenze.. E ho ascoltato Alessia..
Conseguenze che ci sono state, ci sono e continueranno ad essercene eccome per tutta la famiglia, ma l’abbiamo scelto tutti insieme e perciò..
Tanto per darti un’idea ieri mattina Alessia si trovava a disagio facendo un esercizio e lei quando è a disagio ha un brutto atteggiamento che di fatto non le permette di fare niente..
(Stefano questi non sono problemi, sono la normalità di un percorso del genere!! ).
Io allora termino all’istante l’allenamento e me ne vado..
Dopo un po’ mi convince a rientrare e va un po’ meglio, poi fa PA e un match..
Durante questo set faccio in modo che venga messa nella stessa situazione di disagio e a quel punto ricomincia ad avere un atteggiamento sbagliato.. Io mi arrabbio un po’ e andiamo a casa..
Oggi doveva giocare una partita di torneo, ma io le ho detto che non l’avrei portata a riscaldare e che al torneo ci sarebbe andata con la mamma..
A meno che lei fosse stata abbastanza convincente nel farmi credere che avrebbe potuto superare il problema..
Dopo due ore e altrettanti tentativi dove era riuscita al massimo a farfugliare due parole in croce senza senso (piagnucolando tra l’altro) senza quindi convincermi, ad un certo punto si è presentata testa alta spalle dritte e mi ha intimato: “Portami ad allenarmi perchè il tennis è tutta la mia vita e non voglio rovinarmela, vedrai che quel cacchio di problema lo supererò!!”
Io con le lacrime agli occhi ho risposto: “Certo amore che papà ti porta..”
Ora forse puoi capire perchè per me è stato molto facile…”


(Alessia D’Auria)

Cosa voglio dire? Innanzitutto che a me sarebbe piaciuto, e servito, leggerne molti di questi posts perche’ mi avrebbero magari fatto capire che non eravamo I soli a vivere le giornate due passi Avanti uno indietro, dentro e fuori dal campo di tennis, tignata e scuse, e scuse e ancora scuse, e poi nuova tignata… Magari non ci crederete mai ma l’episodio narrato da Mad Max e’ stato il tema dominante della nostra vita tennistica dai 7 ai 12 anni di Nicholas: quante volte l’ho abbandonato sul campo e lui piangente, in lacrime, a costringermi a ritornare (a volte senza successo). L’episodio di Max? Sostituiamo I nomi dei protagonisti e lo possiamo collocare in un periodo qualsiasi della nostra vita a Lagos o a Luanda, scegliete voi: e’ successo, veramente, piu’ volte …incluso il finale strappalacrime. Insomma, se la mettiamo da quell punto di vista li’, potrei dire anch’io che per me e’ stato facile … In fondo si, ci scazzavamo, litigavamo, ci lamentavamo, ma alla fine Nicholas sul campo ci andava e spesso si faceva il mazzo, di riffa e di raffa, distruggendo ragazzini nigeriani, che l’atletica non solo la musica ce l’hanno nel sangue, nei vari circuit training allestiti dal sadico Sergente Istruttore dei Marines.

Bene, vi do la brutta notizia: quei giorni stanno per finire. Magari non per Alessia e Mad Max, e glielo auguro, ma per la maggior parte di voi: fino a 12-14 anni ai tuoi figli gli fai fare tutto, dopo…e’ un po’ piu’ difficile. Per esempio, il fatto che Alessia tutto sommato sia ancora una dodicenne (a proposito: bellissima dodicenne, vista in foto su Tennis Italiano: complimenti! Ovviamente ha preso tutto dalla mamma…) se da un lato ne gigantifica le imprese, dall’altro non la mette ancora al riparo dai cambiamenti che sono ancora a venire. A un certo punto infatti, e succede quasi all’improvviso, ti trovi davanti un’altra persona. Magari coi maschi e’ diverso ma un certo punto cominciano a prendere le distanze, soprattutto dalla madre. Non puoi piu’ dirgli come prima tutto quello che devono fare e se te ne vai dal campo, be’, loro non ti chiedono piu’ di ritornarci. Anzi, fanno anche gli offesi. Anzi, se gridi…se ne vanno via prima loro di te! Il fatto e’ che sono cresciuti, hanno sviluppato un piu’ o meno forte senso d’indipendenza, per crescere del tutto devono,insomma, ‘uccidere’ il padre. Di solito metaforicamente.

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