ATP 500 Pechino 2026, Djokovic: “Posso ancora giocare ai massimi livelli. Non esiste altro sport come il tennis”

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Novak Djokovic - Foto Xinhua/ABACAPRESS.COM/Ju Huanzong)

“Sono molto orgoglioso di ciò che ho ottenuto qui. È arrivato nel momento migliore possibile, come una grande iniezione di fiducia e come una dimostrazione del fatto che posso ancora giocare ai massimi livelli. Battere tre giocatori della top 10 in tre giorni consecutivi è un grande risultato. Ovviamente sono pieno di gioia”. È un Novak Djokovic sprizzante di gioia quello che si presenta in conferenza stampa dopo la vittoria all’ATP 500 di Pechino 2026 contro Alex de Minaur. Un torneo che Nole ha conquistato ben sette volte (record intatto di 34-0) e che da sempre rappresenta un porto sicuro dal quale tuffarsi verso il finale di stagione. “Pechino è sempre stato un posto felice per me e continua a esserlo — ha aggiunto —. Ho sempre aspettative molto alte nei miei confronti. Gli obiettivi e le ambizioni sono sempre elevati, soprattutto in un luogo in cui non avevo mai perso prima. Non venivo qui da undici anni. Ho avuto un anno pieno di difficoltà e di sfide, senza molti grandi risultati dopo la finale degli Australian Open. Sì, non sapevo come mi sarei sentito, perché la tournée americana era stata terribile dal punto di vista delle sensazioni in campo, della salute e della condizione fisica. Devo dire che anche qui, in alcune partite, ho sofferto. Però sono riuscito in qualche modo a superare quei momenti, a scavare dentro di me e a ribaltare alcune partite”.

L’amore del pubblico cinese

Il serbo ha così messo in bacheca il suo titolo numero 102 della carriera e, ancora un’ultima volta, si è voluto soffermare sull’incredibile affetto e calore che gli ha riservato il pubblico cinese: “Sinceramente, credo che i tifosi cinesi siano probabilmente tra i più straordinari che io abbia visto in qualsiasi parte del mondo. Questo Paese mi ha sempre dato tantissimo sostegno. Quest’anno è stato davvero incredibile. Immaginavo che ci sarebbe stata un’energia positiva e una bella interazione, ma non mi aspettavo uno stadio pieno per ogni singola partita, fin dal primo turno, né che le persone fossero così felici e appassionate nel vedermi qui a giocare davanti a loro. È semplicemente il miglior sostegno che io riceva dal pubblico fuori dalla Serbia. La quantità di regali che mi fanno, il tempo che dedicano pur di riuscire a interagire con me anche solo per pochi istanti, aspettandomi davanti all’hotel, al circolo, allo stadio o fuori dall’impianto, è davvero qualcosa di straordinario. Le persone mi fanno sentire cinese, come se stessi giocando in casa. L’unica cosa che mi manca è il passaporto e prendere casa (ride)”.

La tenacia che sfida il tempo

Un campione senza tempo, riuscito ad affermarsi ancora una volta a quasi 40 anni. Un cuore infinito acceso dal fuoco sacro del tennis: un legame imprescindibile che il serbo porterà sempre con sé. Ancora una volta, Nole ha battuto Padre Tempo: “La tenacia non è qualcosa con cui si nasce. È qualcosa che va costruito. Deve essere sviluppato. E si sviluppa proprio durante quelle settimane o quei giorni in cui nessuno ti guarda. Il punto è che uno sport individuale come il tennis richiede il 100% dell’impegno e della dedizione, non soltanto per quanto riguarda gli allenamenti, ma anche per tutto ciò che riguarda lo stile di vita. Con tutto il rispetto per gli altri sport, credo che esistano discipline incredibili. Sono un grande appassionato di sport, ma penso che non esista uno sport come il tennis. Se un giorno non ti senti bene, sei fuori. Non puoi sederti in panchina e aspettare che qualcuno entri al tuo posto e ti sostituisca. Quando sono in campo, indipendentemente da chi ci sia dall’altra parte della rete, non regalo davvero nulla. Cerco di spingermi fino al limite, soprattutto quando giochi una finale di un grande torneo davanti a uno stadio pieno”.

“Non giochi soltanto per te stesso”

Il rispetto che il campione di Belgrado ha nei confronti dei suoi fan è senza eguali: è per questo che continua a dare ancora il 100% in ogni partita. L’essere un icona in giro per il mondo è un valore da rispettare in tutto e per tutto. “Credo davvero che Dio mi abbia dato questa opportunità e questo talento per diventare ciò che sono ed essere dove sono — ha aggiunto —. Sono grato. Sto cercando di realizzare la mia missione e il mio potenziale il più possibile. Le persone arrivano, come diceva lei, da ogni parte della Cina o del mondo per vederti magari una sola volta nella loro vita. Kobe Bryant diceva sempre questa cosa. Voleva sempre giocare perché probabilmente c’è almeno un tifoso, o più di uno, che magari viene a vederti giocare per l’unica volta nella sua vita. Non giochi soltanto per te stesso: giochi per le persone, giochi per lo sport. Quando sei un grande campione, ti porti dietro molte più responsabilità“.

Il futuro e un possibile ritorno a Pechino

Rivedremo mai Djokovic a Pechino? Chissà. Il fuoriclasse serbo non ha di certo chiuso la porta: “In questo momento non sto facendo programmi con così tanto anticipo. Sto cercando soprattutto di seguire le mie sensazioni: come mi sento, quanto bene sto giocando e quanto velocemente riesco a recuperare. La programmazione cambia parecchio. Non è più così definita e scolpita nella pietra come lo è stata per vent’anni. Ma tornerò sicuramente in Cina. Vedremo. Non so se tornerò per giocare un torneo. Mi piacerebbe. In questo momento, però, un anno è un periodo piuttosto lungo per riuscire a capire quale sarà la mia programmazione. Allo stesso modo, vorrei che questa striscia di imbattibilità rimanesse tale”.

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