Sebastian Baez si è lasciato alle spalle uno dei periodi più complicati della sua carriera e ha inaugurato la nuova stagione con una ritrovata fiducia nei propri mezzi. Dopo la vittoria dell’ATP 500 di Rio nella passata stagione e aver raggiunto le finali ai 250 di Santiago e Bucarest, è sopraggiunto un periodo buio, con un passivo di ben diciannove sconfitte e solo cinque successi. Ma ormai il passato sembra solo un lontano ricordo.
La finale raggiunta ad Auckland a inizio gennaio – persa contro Jakub Mensik 6-3 7-6(7) – non è altro che il segnale di una consapevolezza di se stesso ritrovata dal tennista argentino. E ora, impegnato nel suo torneo di casa all’ATP 250 di Buenos Aires – dove il 13 febbraio scenderà in campo contro Camilo Ugo Carabelli nei quarti di finale – chissà che non possa conquistare il suo ottavo titolo nel circuito.
Il periodo buio
Nell’intervista rilasciata a La Nacion, il classe 2000 ha raccontato l’oscuro momento vissuto, tra infortuni e mancanza di motivazione: “Oggi festeggio il fatto di essere sano, di poter correre, di potermi sentire di nuovo me stesso, cosa che non mi stava succedendo negli ultimi due anni, da quando ha iniziato a darmi fastidio il ginocchio. Venivo da un paio di infortuni, ma non sono uno che cerca scuse, né che rompe racchette, né che si mostra molto frustrato. Sono cose che non esterno e la gente non lo sa. Mi è capitato di fare fatica ad alzarmi dal letto, di fare fatica ad allenarmi… non per lo stato d’animo, ma per i dolori al ginocchio. Allora ora ho valorizzato molto il fatto di sentirmi sano, di poter correre, di poter difendere, di sentirmi forte, e questo mi ha dato una tranquillità e una voglia di poter continuare. Questo ha fatto sì che potessi esprimere un buon tennis nella tournée australiana”.
E la possibilità di giocare il torneo a Buenos Aires, sua città natale, rappresenta una dose extra di energia, oltre che di orgoglio per il suo Paese: “È il torneo più importante che abbiamo in Argentina ed è sempre bello poter giocare in casa, con la nostra gente. È qualcosa che voglio godermi. Oggi lo vivo in modo diverso rispetto agli ultimi due anni, perché sento di essere tornato il giocatore che ero”.
Il pensiero su Sinner e Alcaraz
Il numero 33 del mondo ha poi espresso la sua ammirazione nei confronti del binomio Sinner-Alcaraz – con i quali ha un bilancio di zero vittorie e cinque sconfitte (tre contro Jannik, due contro Carlos) – raccontando come e perché siano un passo avanti rispetto al resto del tour:
“Sono giocatori totalmente diversi. Alcaraz ha un talento, un’abilità e una ribellione che non sono normali; un’esplosività di gambe terribile, una qualità di colpi impressionante. Sono ragazzi relativamente alti che hanno una mobilità poco comune e tanta varietà di colpi. Alcaraz, in uno stesso punto, può giocarti uno slice, un pallonetto, un missile, una palla corta: è imprevedibile. Tiri da tutte le parti e lui ha sempre una risposta”.
Mentre sull’altoatesino afferma: “Con Sinner ti senti soffocato. Gli lasci la palla corta e ti affonda. Ma poi non sbaglia una palla, non sbaglia risposte, è sempre lì, intenso, che difende. È molto regolare e gioca sempre nel posto giusto. È una macchinetta, un robot. Freddo. Tattico. Sono due talenti ed è impressionante quanto velocemente abbiano ottenuto così tante cose”.
