Diario di bordo da Umago: un lunedì di pochi match… e relax

di - 20 Luglio 2016

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di Stefano Berlincioni

A conferma dell’edizione “sfortunata” in quanto a posizione nel calendario, la giornata di lunedì prevede solo 2 match di singolare ed uno di doppio, avvenimento decisamente insolito a livello ATP.

Mattinata quindi all’insegna del relax e di un po’ di tennis giocato con altri amici, nella splendida cornice della Umag Tennis Academy, più di 20 campi sempre pieni ad ogni ora del giorno.

Arrivo nel pomeriggio al torneo dove il britannico di origine slovena Aljaz Bedene spera di festeggiare nel migliore dei modi il proprio 27esimo compleanno, grazie anche al tifo incessante del gemello Andraz (la cui carriera da professionista si è arenata in modo piuttosto rapido) e di altri amici sloveni tra cui spicca Mike Urbanja, giocatore ITF di medio livello spesso presente nel tabellone di quali fino a quando è stato a 32 giocatori: la torta di compleanno andrà di traverso perché il qualificato Nikola Cacic non accetta il ruolo di vittima sacrificale e dimostra di poter reggere senza troppi problemi gli scambi contro un top 100. Il serbo trema quando va aservire per il match sul 5-3 del terzo ma riesce a brekkare Bedene nel game successivo per la gioia quasi incredula di fidanzata e coach (l’italiano Riccardo Riosa).

Il tempo per una veloce cena mentre Leonardo Mayer dispone senza troppi problemi della Wildcard Mektic e faccio un salto sui campi di allenamento dove trovo Gabashvili picchiare come un fabbro da fondo, con coach Canas visibilmente sovrappeso che fa fatica a tenere il ritmo del suo allievo.

Vedo e saluto anche il buon Ale Motti che in compagnia di Riccardo Ghedin è la prima coppia come Alternates e quindi non può che sperare in un ritiro dell’ultimo minuto.

Con gli amici decidiamo di chiudere la giornata nel casinò dell’albergo, dove troviamo Almagro ed il suo coach. E’ una serata fortunata per il team spagnolo: dopo aver azzeccato un numero esatto, il Vamos di Almagro si sente fino in Spagna ed i due si stringono in un abbraccio come se avessero appena vinto il Roland Garros.

La serata si chiude con la notizia della squalifica di Cecchinato, sulla quale magari tornerò nei prossimi giorni visto che ci sono alcune evidenti incongruenze nella sentenza.

Finalmente il martedì è una giornata ricca di tennis: parto da Martin contro Stakhovsky con lo slovacco che inizia il match molto contratto e che sembra soffrire il caldo più del dovuto ma nel giro di una mezzora si sblocca e ribalta un match in cui aveva perso i primi 4 giochi, grazie anche al supporto di un nutrito gruppo di tifosi, come sempre accade per gli slovacchi qua ad Umago.

Decido allora di testare i progressi del giovane croato Nino Serdarusic, che un paio di anni fa in quali mi aveva fatto una buona impressione: lo trovo notevolmente migliorato, tant’è che Gabashvili è molto nervoso in quanto non riesce a sfondare la resistenza di Nino che spesso e volentieri riesce anche a contrattaccare. La maggiore pesantezza dei colpi ed esperienza in match di questo tipo permettono comunque al russo di portare a casa il match, non senza qualche patema.

Mi sposto sul centrale per vedere il nostro Tommy Fabbiano opposto al croato Skugor, su cui circolano voci che possa essere debilitato da un virus. L’inizio del match è in realtà piuttosto equilibrato, con l’italiano che si dimostra in ottima forma, non perdendo mai campo e spingendo appena possibile. Dopo i primi giochi Skugor inizia a mostrare segni di debolezza e a metà del secondo set decide di farla finita, ritirandosi sotto 06 14: non è facile commentare la prestazione del pugliese vista la condizione del croato ma resta la buonissima impressione dei primi giochi.

Per l’ultimo match di giornata decido di deliziare il mio palato di tennista “old style”, tornando a vedere il brasiliano Ghem contro l’argentino Olivo. Ghem delizia il pubblico con la sua classe, ridicolizzando Olivo durante alcuni scambi ma deve soccombere alla fine di una lotta tremenda in cui si trova più volte vicino a vincere il match ed in cui paga la propria condizione fisica sempre approssimativa ed inadeguata al talento.

La mia ultima giornata si conclude così, non senza aver notato nuovamente la presenza di Almagro (sconfitto da Dzumhur nel pomeriggio) e del suo coach davanti alla roulette nel casinò.

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