Con la vittoria su Jacopo Vasamì, con un doppio 6-3 al primo turno del Challenger II di Tenerife, Jacopo Berrettini è tornato al successo dopo la sconfitta rimediata nel Challenger I, sempre sull’isola iberica, contro Abedallah Shelbayh. Per l’occasione si è raccontato in un’esclusiva intervista con Lorenzo Ercoli per MEF Tennis Events, parlando dell’importanza del momento che sta vivendo e soffermandosi sul rapporto con suo fratello Matteo, sugli obiettivi futuri e sul torneo di Tenerife.
Il momento attuale
“Arrivo da un periodo in cui sono stato fermo: l’ultima partita l’ho giocata a inizio novembre e nel primo torneo qui l’ho pagata un po’, mi sono sentito ancora “scomodo” in campo — afferma il tennista romano -. Detto questo, sono abituato a queste situazioni. È la mia prima volta a Tenerife e devo dire che è un posto davvero molto bello. Tutti me ne avevano parlato bene e l’organizzazione del MEF è una garanzia. In generale sono in un buon momento, sia dal punto di vista professionale sia personale”.
Oggi alla posizione numero 298 del ranking ATP, suo best ranking, Berrettini non può che essere soddisfatto del percorso intrapreso, nel quale non sono mancate le difficoltà: “Ho vissuto due anni molto complicati, in cui il fisico non mi ha aiutato e questo mi ha tolto anche stimoli e voglia di competere. Quando non ti senti all’altezza, è difficile mantenere entusiasmo. Però siamo stati bravi — io e tutte le persone che mi stanno vicino — a lavorare insieme per stare meglio. Devo ringraziare il coach Marco Miceli per tutto quello che mi sta insegnando e il supporto della mia famiglia. Credo di essere sulla strada giusta per fare ancora qualcosa di buono”.
Il rapporto con Matteo e gli obiettivi futuri
E proprio a proposito di famiglia, Jacopo ha parlato del rapporto con il fratello Matteo: un legame fatto di sostegno reciproco. “Siamo una famiglia solida, con valori forti. Il rapporto con Matteo va oltre tutto: è il mio migliore amico, la persona con cui parlo di più. Sa sostenermi, ma anche dirmi quando sbaglio. È un aiuto enorme, non solo nel tennis ma nella vita. Mi ripete spesso di non dare per scontato quello che sto facendo. Magari la mia classifica non è quella dei sogni, ma rispetto a dove ero due o tre anni fa è un grande traguardo. Mi invita a godermi ciò che ho costruito con il mio lavoro”.
Tra le tante esperienze vissute dall’azzurro c’è anche l’allenamento con Jannik Sinner, un ricordo difficile da dimenticare: “È un ragazzo eccezionale, umile e con una dedizione al lavoro impressionante. In campo mi ha colpito: è una macchina. Gestisce pressione e attenzione mediatica con una naturalezza incredibile. Non a caso è tra i migliori al mondo”.
Per questo 2026 gli obiettivi sono chiari: “L’obiettivo è giocare le qualificazioni Slam. Non sono mai stato ossessionato dalla classifica, ma in questo momento voglio puntare a entrare in quel range”.
