Galimberti nuovo coach di Bolelli: “Sarà un lavoro di squadra”

di - 15 Maggio 2015

Simone Bolelli

da Roma, Alessandro Mastroluca (con la collaborazione di Daniele Sforza)

Dopo aver interrotto, un mese fa,la collaborazione con il suo coach, ed ex tennista, Giancarlo Petrazzuolo, Simone Bolelli ha scelto di inserire nel team Giorgio Galimberti, che ha annunciato la notizia sul sito della sua accademia, la San Marino Tennis Academy. E inizierà a seguire Simone Bolelli nei principali appuntamenti internazionali partendo dal Roland Garros, secondo slam della stagione, che comincerà dal 24 maggio. 

“L’idea” ci racconta, “è nata da parte di Simone e del suo staff. Lo conosco da molti anni, abbiamo perfino giocato contro molte volre, quando lui iniziava e io finiva. Stando anche nel team di Davis abbiamo avuto modo di lavorare insieme, lui ha acquisito stima nei miei confronti, io ne ho sempre avuta in lui e ha ancora un grande potenzuale da espeimere. Credo abbia chiuso il cerchio e possa fare il salto di qualità”.

“Bolelli aveva bisogno di una figura esperta che conosca il circuito” prosegue Galimberti, che abbiamo intercettato al Foro Italico fuori dalla postazione di Supertennis. “Io ho un po’ di anni di esperienza anche come allenatore e direttore della mia accademia a San marino. Vivendo con Barazzutti in campo, da cui ho imparato molte cose, ne abbiamo parlato con Simone qualche settimana fa, ne abbiamo riparlato qui, sono davvero felice”.

La collaborazione, ci spiega, “sarà per 15-20 settimane l’anno. il progetto Bolelli, infatti, non è progetto old style, giocatore-coach e basta. C’è di mezzo il centro tecnico di Tirrenia, dove questo progetto è nato, e il suo direttore Edoardo Infantino, da cui voglio imparare molto anche per crescere come coach. C’è di mezzo Torresi che si occuperà di Bolelli quando non ci sarò io, c’è il suo mentore Dionigi, che il preparatore atletico Carlo Ragalzu che da tanti anni lo segue ed è una persona impotante nella sua vita. Insomma siamo un team e nessuno viene prima di nessun altro, è questo il bello”.

Galimberti, ci spiega, inizierà già a seguire Simone al Roland Garros, ma il resto della programmazione è ancora in via di definizione perché “Simone ha una classifica un po’ a cavallo adesso. Dopo Parigi, andremo sull’erba a Hertogenbosh, a Wimbledon, poi vedremo la programmazione dove ci porterà, ha da difendere la vittoria al Challenger di Oberstaufen. L’intenzione è giocare Kitzbuhel e gli altri ATP estivi sulla terra rossa con l’obiettivo di entrare direttamente in tabellone nei Masters 1000 a partire da Montreal. Io in quel periodo, però, avrò dei problemi a luglio perché ho tre impegni con la federazione sanmarinese cui non posso mancare”.

“A me fa piacere vedere Simone contento” prosegue, “lui ha bisogno di serenità, perché lui è un lavoratore pazzesco, non devi certo spronarlo per allenarsi. Quello che conta è positività e un clima sano intorno. Io sono uno di quelli che vede la bottiglia mezza piena sempre: ai pessimisti spesso capitano cose negative, sai la legge di Murphy, se sei positivo sei intraprendente, osi e di conseguenza ottieni. Bisogna osare anche per crescere tecnicamente, provare a fare cose nuove. Simone è molto strutturato tecnicamente, ma può ancora migliorare il suo rendimento” sostiene.

E conclude indicando le linee guida della visione tecnica sui punti di forza e gli aspetti da migliorare nel tennis di Simone. “Il gioco è un insieme di cose. Deve lavorare costantemente sull’aspetto artletico, deve mantenere standard atletici molto alti per tutto l’anno. in campo deve comandare col dritto, essere rapido a vedere le opportunità, e magari venire a rete a prendersi i punti. Lui è dirompente infatti col dritto, gli avversari sono in estrema difesa: quindi traiettorie alte, comode e attacco in controtempo. Un’altra cosa è lavorare sul rovescio lungolinea, anche non per giocare il vincente, ma per destabilizzare la parte del dritto e costringere rivedere spazi sul rovescio, soprattutto quando giochi contro avversari come Robredo che girano molto intorno alla palla per giocare lo sventaglio di dritto. E poi non deve mai essere prevedibile col servizio, e questo vuol dire mantenere alte percentuali e variare al massimo le traiettorie”.

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