Genitore di tennista, un mestiere che si impara.

di - 3 Gennaio 2010

Conferenza

Relatori di qualità e un ospite d’eccezione alla Conferenza a margine del Lemon Bowl.

Prima costruisci l’uomo, poi il giocatore”. Era una delle massime preferite da Mario Belardinelli, il padre dell’ultima grande squadra di Davis del nostro tennis. E al buon vecchio Belarda, fosse capitato dalle parti del Circolo New Penta 2000, sarebbero certo fischiate le orecchie. Perché la sua frase è quella che meglio si presta per riassumere il senso della conferenza “Genitore di Tennista, un mestiere che si impara”, organizzata lo scorso 2 gennaio a margine del torneo giovanile Lemon Bowl dal Comitato Regionale Fit Lazio, presieduto da Fabrizio Tropiano.

Hanno partecipato, in qualità relatori, il tecnico federale Michelangelo Dell’Edera, il coach internazionale Francesco Elia, il collaboratore di Tennis Italiano Pierpaolo Renella (grande esperto di tennis giovanile), il preparatore atletico Gianluca Pasquini e lo psicologo sportivo Vincent Kenny.

Ospite a sorpresa, graditissimo, il capitano di Davis e Fed Cup Corrado Barazzutti.

Tutti i relatori hanno convenuto sull’importanza fondamentale dei genitori nella costruzione di un atleta con ambizioni di agonismo. Come ha affermato Francesco Elia, “la corretta interpretazione del proprio ruolo da parte del genitore è un requisito importante quanto il talento tecnico e fisico.“

La Conferenza aveva un obiettivo duplice: da un lato, fornire ai genitori degli strumenti conoscitivi, per guidarli verso scelte consapevoli e informate e per aiutarli a relazionarsi al meglio con i piccoli atleti e con lo staff tecnico che li circonda; dall’altro lato, aprire un canale di dialogo tra genitori e Federazione, per individuare i principali problemi che le famiglie si trovano ad affrontare nella lunga ed impervia strada che porta al professionismo.

Michelangelo Dell’Edera ha illustrato la nuova struttura del Settore Tecnico federale e ha richiamato i principi – anche comportamentali – in base ai quali vengono individuati i ragazzi da seguire: particolare attenzione viene prestata a caratteristiche come la correttezza, l’autonomia, il comportamento in campo, la motivazione, l’umiltà, che costituiscono oggigiorno il bagaglio imprescindibile di tutti i giocatori professionisti.

Francesco Elia ha sottolineato l’importanza, per la costruzione di un giocatore, di avere una visione mirata al lungo termine: non porsi scadenze immediate, spingere il bimbo a vincere subito, a tutti i costi, ma guardare al vero obiettivo: il miglioramento tecnico, fisico e tattico, per vincere domani, quando conterà davvero.

Pierpaolo Renella ha passato in rassegna gli errori più comuni che i genitori tendono a commettere: trasferire sui figli le proprie ansie e frustrazioni, mettersi in competizione con altri genitori, alterare le dinamiche familiari, sovrapporre i propri desideri a quelli dei propri figli.

Gianluca Pasquini ha parlato del giusto approccio alla preparazione atletica e della sua importanza fin dai primi anni di attività: sia per migliorare le prestazioni, sia per prevenire gli infortuni. Ha poi raccomandato che venga posta massima cura nella scelta degli attrezzi, raccontando come spesso, nel passaggio fra under 10 e under 12, vi sia spesso da parte dei genitori troppa fretta nel far adottare ai figli racchette troppo pesanti, che poi spesso generano problemi tecnici o peggio, infortuni o problemi posturali.

Lo psicologo sportivo Vincent Kenny ha illustrato le principali dinamiche dell’interazione psicologica fra genitori e figli agonisti e ha spiegato come, quasi sempre, dietro giocatori ansiosi o fragili vi siano scelte educative e pedagogiche non corrette, che non consentono al giovane di formare una personalità equilibrata e di imparare a gestire lo stress della competizione.

Vivace ed animato il dibattito, nel quale sono emersi parecchi spunti di discussione: dal problema della scarsa disponibilità dei campi per gli allenamenti dei giovani, a quello delle superfici di gioco (troppo pochi i campi in cemento su cui organizzare tornei), a quello degli elevati costi delle trasferte per i tornei Tennis Europe all’estero. A questo riguardo, Michelangelo Dell’Edera ha ricordato come il nostro paese abbia diritto ogni anno ad 80 partecipazioni gratuite ai 40 tornei organizzati da Tennis Europe e come il Settore Tecnico abbia consentito a circa 70 giovani, nel solo 2009, di fare questa importante esperienza di gara.

I genitori intervenuti, molto numerosi, hanno manifestato incondizionato gradimento per l’iniziativa, auspicando che incontri simili possano essere organizzati con maggiore frequenza.

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