Il 2014 di Camila Giorgi – Le prove generali di una campionessa annunciata/3

di - 22 Ottobre 2014

Giorgi 3 interno

di Big Lebowski

Quasi tutti gli amanti del tennis che seguono il circuito femminile hanno avuto, nell’ultimo anno, quelli che si potrebbero definire Momenti Giorgi. certe volte, guardando la giovane italiana giocare, spalanchi la bocca, strabuzzi gli occhi e ti lasci sfuggire versi che spingono tua moglie ad accorrere per controllare se stai bene” – David Foster Wallace (più o meno)

La prima puntata

La seconda puntata

TERZA PARTE

(America, Asia e indoor)

Canada e Cincinnati sono tornei fotocopia e Camila vi si adegua. Perde in entrambi i casi al primo turno in tre set contro due esperte russe, Vesnina (49) e Kuznetsova (24), contro le quali si può sicuramente perdere, ma si dovrebbe vincere sometime, per coltivare maggiori ambizioni.

Al terzo torneo, infatti, piazza un altro acuto e raggiunge par la prima volta in carriera le semifinali di un premier in quel di New Haven, nel Connecticut.

Nella settimana che precede Flushing Meadows, il field non è di valore assoluto, ma le avversarie che supera sono certamente di buon livello ed il modo è, come spesso le capita quando vince, perentorio: la Vandeveghe (39) soccombe 63 61, la Wozniacki, che proveniva da una striscia di dieci partite in cui aveva perso soltanto da Serena, viene sovrastata con un netto 64 62, la Muguruza (26) oppone qualche resistenza in più ma cede nettamente con il punteggio di 64 67 62.

Giocarsi l’ingresso in finale contro Rybaricova (68) dovrebbe essere una ghiotta occasione da cogliere, ma si lascia soggiogare dall’ordinata slovacca per perdere con un clamoroso, date le aspettative, 62 64.

Sarà l’inizio di una striscia di quattro sconfitte consecutive che prosegue con gli Us Open.

Affronta lo slam americano con il ranking successivo a New Haven, addirittura 31, cosa che non le consente di godere di una testa di serie solo perché l’assegnazione avviene nella settimana precedente, ma la sorte sembra comunque aiutarla proponendole una qualificata, precisamente Anastasia Rodionova, australiana naturalizzata, con un ranking 221 ed anche un percorso possibile nei primi turni.

Come ricorderete Camila deve difendere gli ottavi di finale dell’anno precedente, ottenuti a sorpresa e al rientro da uno stop prolungato, partendo dalle qualificazioni, infilando una serie di sei vittorie consecutive tra cui la meravigliosa partita contro Wozniacki per la quale ottenne unanimi apprezzamenti specie da pubblico e media americani per una prestazione straordinaria.

Ma ora invece viene precocemente eliminata con il punteggio di 16 75 63, dopo essere andata a servire per il match nel secondo set in quella che rappresenta la più grande delusione dell’anno.

Non si sa molto di questa partita, relegata su un campo secondario non coperto da telecamere, solo il punteggio; lei, che non si è mai concessa di accampare scuse, accenna rapidamente nelle interviste post match ad un problema al piede.

Qualcosa sembra non funzionare anche a livello atletico, sembra meno esplosiva, quasi imballata come non avesse smaltito i carichi da lavoro.

“Lascia giù” ben 350 punti e retrocede alla comunque onorevole posizione 42, lasciando increduli gli aficionados e forse sé stessa delusa..

Non si conosce il motivo per cui non partecipi all’importante torneo di Tokio, sembrerebbe per problemi relativi al visto d’ingresso, e prosegue la serie negativa in terra di Cina, prima a Wuhan dove si imbatte nella giovanissima regolarista ucraina Elina Svitolina (34) che la liquida con un 62 63 piuttosto eloquente, poi a Pechino dove soccombe sempre in due set ma almeno più lottati contro l’ottima mancina ceca Lucie Safarova (15).

Più che le sconfitte risultano allarmanti i punteggi; sempre molto parca di dichiarazioni ufficiali e articolate, non lascia trapelare null’altro che il fatto che “ non riesce a sviluppare il suo gioco e che deve lavorare”, chiarendo se ce ne fosse ancora bisogno che “Sergio è e sarà per sempre il suo coach”.

Il quale a sua volta le pone un obiettivo non impossibile ma assai ambizioso in considerazione della scadenza ravvicinata: “arrivare agli australian open avendo acquisito il diritto ad una testa di serie”, che vuol dire la posizione 32 o giù di lì.

La partenza per Linz, in Austria, dove inizia la breve stagione indoor del vecchio continente, avviene senza eccessive speranze da parte dei suoi trombettieri; ancora poche partite per chiudere quella che è stata la sua prima, vera stagione giocata per intero e che tutto sommato ha riservato una scalata notevole alla classifica e diverse soddisfazioni.

Ma siamo ai giorni nostri e Camila stupisce nuovamente.

L’ennesima vittoria contro la quarta testa di serie Petkovic (la quale conferma non avere nelle sue corde un antidoto al tennis di pressione della Giorgi), oltre a qualche sorpresa ed una serie di defezioni e ritiri, spalancano il tabellone di Camila che ne approfitta con sicurezza.

Ancora al chiuso di un palazzetto, ritrova un servizio via via più efficace; sul decoturf sembra volare in virtù di una condizione fisica ritrovata e i miglioramenti tecnici appaiono in certi momenti clamorosi.

Jabeur, Erakovic e Knapp non riescono a strapparle neppure un set e si presenta in finale contro una delle Pliskova Twins, precisamente quella Karolina (30) che già le aveva sbarrato la strada a Dubai.

La vittoria del primo set dopo un tiebreak esemplare parrebbe spalancarle la porta verso il primo titolo wta, ma si ripetono le difficoltà già palesate nei match precedenti relative ad un calo nel secondo set e così Karolina ne approfitta.

Quando la partita sembra finita, sotto 1 a 5 in un terzo set disastroso, Camila riprende a giocare, e “stando lì”, punto dopo punto, è protagonista di una rimonta clamorosa che non completa per un pelo, arrivando a giocarsi un match-point a proprio favore sul servizio avversario. Camila deve recriminare su un non difficile rovescio sparato a rete e così l’incontro si deciderà nel tiebreak, nel quale soccombe in una di quelle volte in cui si rimpiange il fatto che nel tennis non esista il pareggio.

E’ la seconda finale dell’anno persa, ancora una volta dopo aver mancato di convertire un match point.

Con un altro piatto nel palmares, ma senza aver sollevato la prima coppa, cavalca l’onda giocando anche il classico ultimo appuntamento stagionale prima dei masters: nel torneo moscovita entra prepotentemente nel tabellone liquidando la qualificata Tsurenko e gioca un match sensazionale per lucidità e consistenza respingendo una Piccola Penna decisamente in palla.

Guardando il match si ha l’impressione di una sorta di passaggio di consegne, di una investitura, con la maggiore che consapevole dello scorrere del tempo, sembra voler sottolineare la sua immensa classe e signorilità, quasi augurandosi vengano recepite dalla più giovane.

Flavia si gioca fieramente la partita. Nel magnifico primo set nessuna delle giocatrici, non solo non avrà chance di strappare il servizio all’avversaria, ma nemmeno riuscirà a raggiungere palla break.

Flavia avrebbe anche i mezzi tecnici per competere, ma oltre che straripante fisicamente, Camila si dimostra letale nel tiebreak che decide il primo ed anche molto consistente soprattutto nel secondo; consistente non è sicuramente un aggettivo usato spesso parlando della Giorgi.

La continuità non è però ancora nelle sue corde e infatti arriva la giornata no, di quelle che puoi montare gli highlight delle prodezze e uno pensa alla Madonna o l’highlight delle schifezze e daresti testate contro tutto ciò che trovi.

Ne approfitta tale Siniakova, una diciottenne –ova nella sua settimana di grazia, che dapprima si salva tuffandosi nella scialuppa che Camila le lancia nel primo set, poi si ributta in mare da sola e sembra impossibile farla risuscitare. Ma nel suo autolesionismo, forse complice la desuetudine ad impegni ravvicinati e prolungati, l’eroina del romanzo decide che è ora di andare in vacanza.

Trecento giorni dopo l’inizio della storia è il momento di fare due conti e qualche previsione.

Si potrebbe cominciare con il dire che in termini puramente numerici il progresso è quello sperato, il prize money interessante, le prospettive buone. Però tra due mesi compirà 23 anni, non dimentichiamolo, ed è ormai giunta l’età giusta per raccogliere e per cominciare a vincere.

Ora come ora, il dubbio di molti credo che sia di cercare di capire se diventerà “solo” una buona giocatrice in grado di bazzicare il circuito per cinque anni, divertirsi, far divertire il pubblico pagante, ottenere qualche sporadico exploit e mettersi da parte a livello pratico ed economico il necessario per vivere decorosamente tutta la vita, o se riuscirà a scalare il gradino più alto e più difficile, quello che, dopo le prove generali, le potrebbe consentire di vestire nello spettacolo del tennis, l’abito della protagonista.

(3, fine)

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