Le prime volte

di - 11 Gennaio 2014

di Sergio Pastena

Prima della settimana scorsa avevano due cose in comune: volti non banali, di quelli che piacciono molto o molto poco a prima vista, e una certa indecifrabilità tennistica. Da un lato Garbine Muguruza Blanco, giovane spagnola capace di arrivare ai quarti a Miami da wild card ma anche di incartarsi e perdere match molto fattibili, dall’altro Svetlana Pironkova, sicuramente tra le Top Ten dell’erba ma capace, sulle altre superfici, di inanellare un 2013 semplicemente ridicolo.

Ora hanno un’altra cosa in comune: entrambe han vinto, a sorpresa, il primo torneo della carriera all’inizio del 2014. Ma cominciamo dal più prestigioso, quello di Sidney.

Anche i bookmakers piangono

Nel 2013 una vittoria in 17 match fuori dall’erba

Tra i nomi delle possibili vincitrici di Sidney quello di Tsvetana Pironkova neanche era quotato, scivolava mestamente nella categoria “Altre”. Già, perché dopo i quarti ad Hobart, nel resto del 2013 la bulgara aveva inanellato una serie record di 1 vittoria e 17 sconfitte in match che non si svolgessero sull’erba. Poi l’aria australiana l’ha resuscitata dando il via a una folle cavalcata verso la vittoria.

Non ha lasciato set per strada, Tsvetana, e certo non si può dire che il tabellone le abbia fatto sconti: Cirstea, Lepchenko, Errani, Kvitova e Kerber sono tutte avversarie di rilievo eppure la bulgara le ha sconfitte in sequenza lasciando poco meno di sette games a partita e, come detto, nessun parziale. In finale la Kerber ha fatto quello che ha potuto, ma ha dovuto arrendersi con un classico 6-4 6-4.

Male l’Italia: a parte la Errani, che pure ha costretto a un tie-break la Pironkova, fuori subito la Vinci nel derby contro Sarita e la Schiavone contro la Safarova. A Melbourne bisognerà cambiare musica.

Garbine devasta Hobart

Tre games persi a partita

Se la Pironkova a Sidney è stata eccezionale, difficile definire la performance di Garbine Muguruza ad Hobart: la spagnola ha lasciato per strada tre games a partita senza perdere a sua volta un set, pur approfittando del forfait della Pennetta al primo turno e del ritiro della Wickmayer dopo pochi games nel secondo.

Fortuna sfruttata bene: a legittimare il successo della Muguruza sono arrivate, in sequenza, le vittorie contro la Flipkens, la Cabeza Candela (giustiziera della Knapp all’esordio) e quella in finale contro la Zakopalova, con un 6-4 6-0 che non lascia spazio a nessun dubbio.

Male le altre favorite: la Vesnina cade contro la già citata Cabeza Candela al secondo turno, la Pavlyuchenkova cede subito ad Alison Riske mentre la beniamina di casa Sam Stosur avanza tra mille patemi d’animo battendo al tie-break del terzo sia Brengle che Mladenovic, ma poi va in riserva e racimola appena cinque games contro la Zakopalova. In vista dello Slam non è certo la migliore delle premesse.

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