Quando la classe (da sola) non paga

di - 3 Ottobre 2012

di Giacomo Bertolini

LA LISTA D’ATTESA “CAPITOLO TERZO: MARIA JOSE’ MARTINEZ SANCHEZ

QUANDO LA CLASSE (DA SOLA) NON PAGA

Passate sotto la lente d’ingrandimento Stati Uniti e Francia con Oudin e Cornet, tocca adesso ad un’altra grande potenza del tennis finire nella Lista d’attesa, la Spagna di Maria Josè Martinez Sanchez.
Carriera particolare quella della spagnola, atipica e difficile da interpretare proprio come quel suo gioco condizionato dalla presa mancina e da una propensione, così rara nel circuito femminile, al dimenticato serve and volley.
Classe 1982 da Murcia la Martinez Sanchez, a dispetto del suo benaugurante cognome (bizzarro incontro tra le regine Conchita Martinez e Arantxa Sanchez), non si è presentata al grande tennis come l’enfant prodige tanto attesa, non ha sfondato da juniores come moltissime altre, non ha ricevuto premature consacrazioni o scalato anzitempo il ranking.
Maria ha aspettato, un passo indietro. Ha assistito al boom di Nadal&Co. nel maschile e alla desolante crisi del movimento femminile che, orfano delle sopracitate maestre, ha finito per riporre tutte le residue speranze in qualche buona prova di Anabel Medina Garrigues.

La Spagna, dominatrice nel circuito Atp, ha fame di scommesse anche tra le donne, ma le varie Dominguez-Lino, Parra-Santonja e Llagostera-Vives finiscono per non dimostrarsi all’altezza.
E mentre la Spagna attende una risposta convincente, la carriera della Martinez prosegue la sua lenta ma costante ascesa, fatta di piccole gioie a livello Itf e di progressivi miglioramenti nel suo prezioso stile di gioco, la vera arma a sorpresa dell’ancora sconosciuta iberica.

Nell’era delle “bombardiere” inclini alla potenza Maria affina una tattica inusuale e incredibilmente raffinata, fatta di discese a rete dopo il servizio e volèe millimetriche nei pressi della rete. La talentuosa spagnola sa come irretire le sue avversarie, sa infastidirle con il suo servizio pesante e i suoi imprevedibili back, sa sorprenderle con perfette palle corte e spietati pallonetti, colpi di pura classe capaci di imbrigliare qualsiasi tennista priva di variazioni e pazienza in campo.
L’amata terra rossa dà fiducia alla Martinez, i primi veri risultati non si fanno attendere.

La parabola vincente della solida Maria parte solamente a 24 anni quando la Martinez comincia a fare man bassa nel circuito Itf in una stagione, quella del 2006, che assesterà le fondamenta per l’anno successivo, quel 2007 fatto di conferme e prime gratificazioni a livello di classifica.
Classifica che comincerà a segnare i primi paletti significativi la stagione seguente con una Martinez finalmente alle prese con il circuito Wta che, assieme ai continui (e scontati) successi Itf, le regalerà il best ranking al numero 76 e una dignitosa chiusura tra le prime 100 a fine anno.
Il circuito Wta accoglie così una nuova possibile outsider, una tennista spigolosa e scomoda da affrontare, in poche parole quel jolly che la Spagna, in evidente stato di stallo, aspettava da diverso tempo.
La consapevolezza che il 2009 possa essere l’anno della definitva esplosione comincia a serpeggiare insistentemente, la Martinez Sanchez adesso è pronta per mettere la freccia e stupire tutti.
La nuova stella del tennis iberico è sufficientemente matura per il primo colpo Wta che Maria assesta sulla terra colombiana di Bogotà, un torneo dominato ad occhi chiusi dalla spagnola, già in evidenza con il buon terzo turno raggiunto agli Australian Open.

La Martinez Sanchez prosegue la sua irrefrenabile scalata e anche se i Play Off di Fed Cup con la Serbia la vedono tradire le aspettative, i quarti a Roma e un nuovo terzo turno Slam a Parigi la rimettono nuovamente sulla giusta carreggiata.
La terra rossa ha una nuova interprete di primo livello e la prosecuzione del 2009 non lascia spazio a dubbi: Caroline Wozniacki e con lei il torneo svedese di Bastad cade sotto i pregevoli colpi della Martinez che, con il secondo titolo Wta in bacheca e i sedicesimi di finale raggiunti a New York, può festeggiare l’entrata a fine anno tra le prime 30 giocatrici a mondo, un traguardo destinato a lievitare in una stagione, quella del 2010, senza eguali nella carriera della mancina nata a Yecla.
L’iberica parte in sordina sul duro australiano a americano, si fa vedere sulla terra casalinga di Marbella, prima di firmare l’impresa della vita sui campi romani degli Internazionali d’Italia dove un’emozionata Maria Josè torna a far risuonari i vecchi echi di Conchita Martinez coronando un sogno difficilmente ipotizzabile da organizzatori e addetti ai lavori.
Dopo un esordio stentato con la Kudryatseva la Martinez Sanchez non si ferma più: fuori in due rapidi set Schiavone e Wozniacki, stessa sorte per Safarova e Ivanovic prima del miracolo in finale con Jelena Jankovic che, in aria di storico tris, è costretta ad alzare bandiera bianca per 76 75.

Roma ha una nuova regina, la Spagna gongola e Maria Josè, che trova ben poche rivali anche nei tornei di doppio in coppia con la Llagostera, sfonda il muro delle 20 issandosi a best ranking alla piazza numero 19.
Poco da dire sul proseguo della stagione con una Martinez che, ancora “ubriaca” dopo i fasti di Roma, chiude con risultati intermittenti una stagione da lode per lei e per il movimento femminile spagnolo, decisamente risollevato dopo le prodezze della nuova numero uno di Spagna.

La Martinez Sanchez è adesso una campionessa a tutti gli effetti, straordinaria interprete del rosso ed elegante presenza in campo, eccellente doppista e rivelazione (ma neanche più di tanto) della stagione 2010.
E come tutte le grandi rivelazioni capaci di eroiche imprese ecco arrivare il momento di fare i conti con le prime pesanti conferme, conferme che la Martinez è chiamata a gestire nella stagione chiave 2011.
Annata che, come di consueto, vede partire la spagnola col freno a mano tirato, un avvio lento pericolosa spia di imminente crisi di risultati: Maria Josè infatti tarda a trovare i giusti affondi, si perde sulla terra di Stoccarda e Madrid, rimedia da detentrice del titolo una pesante figuraccia nel primo turno di Roma; persino l’erba inglese, teoricamente perfetta per i suoi schemi offensivi, continua a rivelarsi indigesta.

La Martinez sembra improvvisamente l’ombra della grande combattente delle stagioni passate ma, da tennista imprevedibile e sorrpendente quale è sempre stata, la spagnola torna a ruggire appena in tempo vincendo il torneo austriaco di Bad Gastein e quello sudcoreano di Seoul, salvando, con la doppietta Wta di fine anno, una stagione che tuttavia ha cominciato inesorabilmente a palesare evidenti regressi nello spumeggiante atteggiamento in campo della tennista di Murcia.
La stagione 2011 può dirsi rimessa in piedi, il ranking tiene, le avvisaglie segnalate nel corso di tanti tornei però non tardano a rivelarsi fatali.

Il 2012 della talentuosa Martinez si rivela un fiasco su tutti i fronti, i numerosi passaggi a vuoto si ripercuotono ormai su tutte le superfici. L’ex regina del serve and volley non fa più male, crolla nel ranking, sfigura negli Slam e nei tornei in cui gareggia da campionessa in carica.
Ad oggi dell’atipica parabola tennistica della Martinez Sanchez non rimane altro che un punto interrogativo, un critico incrocio.

A 30 anni Maria Josè, che non sembra arrestare il suo prolungato digiuno di risultati, è abbondantemente fuori dalle prime 100 (numero 137 Wta); la Spagna nel frattempo si esalta per i primi colpacci delle baby promessa Arruabarrena, Sorribes, Muguruza e Torro Flor, quattro assi nella manica pronte a rubarle la scena.
Difficile, nello stato odieno, ipotizzare nuovi sussulti e colpi di reni vincenti da parte della Martinez Sanchez, impegnata adesso ad allontanare lo spettro dei tornei di categoria Itf.

La classe, da sola, non basta a far rivivere i grandi risultati passati, l’augurio è che possa però risultare sufficiente per una conclusione di carriera degna delle sue cristalline doti e dell’impegnativo cognome che porta, spietato mesaggero di un’eredità decisamente troppo impegnativa da portare avanti.

Le basi da cui ripartire ci sono tutte, il tempo, forse, un pò meno…

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