Match of the day 9: Berdych b. Nadal

di - 27 Gennaio 2015

nadal berdych handshake

di Alessandro Mastroluca

Nessuno batte Berdych 18 volte di fila. Finisce, come scrive Dario Puppo di Eurosport, il giorno della marmotta del ceco. Aveva perso le ultime 17 partite contro Nadal, aveva vinto solo due degli ultimi 18 set giocati. Se avesse perso ancora, il maiorchino avrebbe firmato il nuovo record nell’era Open per numero di successi consecutivi contro lo stesso avversario.

E invece no. Invece Berdych gioca la partita perfetta, ha infilato un parziale di nove game di fila a cavallo tra primo e terzo set, ha rifilato un 60 al maiorchino per la terza volta in carriera. È anche il terzo giocatore a riuscirci in uno Slam: finora solo Roddick agli Us Open 2004 e Federer nella prima finale di Rafa a Wimbledon nel 2006 avevano sfornato un “bagel” a Rafa.

“Ero pronto” ha detto Berdych, in semifinale senza perdere un set. “Avevo un piano chiaro in testa e l’ho mantenuto per tutta la partita. Ho iniziato molto bene, ma stai affrontando Rafa e devi continuare a giocare così fino all’ultimo punto. È uno dei più grandi tennisti di sempre, devi aspettarti che tirerà fuori qualcosa”.

E invece no. Invece Berdych punteggia quella che rimane tra le sue migliori prestazioni in carriera con 10 ace, 46 vincenti e solo 21 errori in 2 ore e 13 di gioco. Serve benissimo, come dall’inizio del torneo, ha subito solo un break, da Melzer al secondo turno. Ma è la differenza nel modo di muoversi che fa la differenza. Berdych arriva prima sulla palla, toglie tempo e risorse a un Nadal che certo non è al meglio, e si vede. Non è certo una novità, né tantomeno una sorpresa. Perché si verifichi un evento e un punteggio del genere, serve il combinato disposto, perché il miglior Berdych non batte il miglior Nadal, soprattutto non così.

Il ceco, che per la prima volta arriva per la seconda in semifinale in uno stesso Slam, non batteva un top-3 dal quarto di finale contro Ferrer dell’anno scorso. E si prepara a affrontare Kyrgios o Murray, con l’atout di avere accanto Vallverdu, che per anni ha studiato gli avversari a beneficio dello scozzese e di certo conosce le sue strategie di gioco meglio di tutti. Contro Nadal, non ha mai perso l’iniziativa, non ha mai concesso a Nadal la possibilità di rientrare. Non gli ha nemmeno concesso di scambiare troppo, di correre, di trovare ritmo. Ha sempre cercato di accorciare, di chiudere al secondo, al terzo colpo al massimo. E Nadal non gli ha fatto male sulla sua diagonale forte, quella sinistra, se non quando ha tirato fuori l’orgoglio del campione ferito nel terzo set.

Berdych ha aumentato il carico di dubbi e pensieri pesanti di Nadal, che non affrontava un top-10 dalla finale del Roland Garros dell’anno scorso. Dubbi che qui in Australia si fanno sempre più forti, è l’unico Slam in cui ha un bilancio negativo contro i primi 10 del mondo (5-7). Dubbi che quest’anno si sono estesi, intensificati. A Nadal manca la profondità di palla, manca l’intensità. E quando di fronte non hai uno Smyczek che gioca comunque a bassi regimi, ma un Berdych centrato, un colpitore che libera potenza quando la palla in entrata non gli crea problemi e l’avversario non lo costringe a pensare troppo, il risultato è scritto nella sostanza.

La forma è ancora più eloquente. Berdych squaderna due cross strettissimi per chiudere il primo set e firma un 6-0 in 25 minuti, scandito da 12 punti su 13 con la prima, il primo per Nadal dal Masters di Londra del 2011 contro Federer.

Quando il gioco si fa duro, però, Nadal in qualche modo comincia a giocare. Nel terzo, i colpi che faticavano a superare il rettangolo di servizio baciano la riga di fondo. La Rod Laver Arena si rianima, la lezione, l’esibizione lascia spazio alla partita. Nadal estrae 14 dei suoi 24 vincenti, salva con un ace la palla break che avrebbe mandato Berdych a servire per il match sul 5-3, e si rianima.

È l’unico momento in cui qualche ombra di tensione, qualche nuvola di dubbi oscura l’orizzonte di Berdych, e la seconda che serve sulla palla break del possibile sorpasso Nadal traduce quel carico di pensieri pesanti. Ma è una nuvola passeggera, che svanisce insieme alla risposta di dritto che il maiorchino stecca e all’ace che un paio di punti più in là tengono il ceco avanti.

Nadal si rifiuta di cedere, salva match point sul 5-6 e recupera da 1-5 nel tiebreak, ma Berdych cancella ogni speranza dello spagnolo. Alla prima occasione in cui può gestire un match point con la battuta a disposizione, stampa il servizio vincente all’incrocio delle righe.

“A volte” ha detto Nadal, “anzi quasi sempre, il tennis è semplice: chi gioca meglio, chi mantiene il ritmo più alto, la concentrazione più alta, chi sbaglia meno, alla fine vince. Oggi è stato Tomas”.

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