Il Metodo Spagnolo a Roma

di - 20 Maggio 2011

di Alessandro Nizegorodcew

Non è stata una domenica come le altre al Grand Slam di Roma. Il Pia Lazio 1, nella persona del coordinatore Alberto Antonucci, e il maestro Enzo Centola, hanno infatti ospitato una interessantissima tennis clinic dedicata al Metodo Spagnolo, durante l’arco di tutta la giornata. Lo stage è stato guidato da Fabrizio Caldarone (presidente Tennis Consulting) e Gianluca Carbone (Maestro Nazionale e grande studioso di tennis iberico), che hanno avvicinato al metodo spagnolo agonisti, amatori e appassionati di tutte le età.

E’ la prima volta che il metodo spagnolo viene portato nel Lazio” – ci ha raccontato il maestro Enzo Centola “e siamo molto contenti di come è andata. Fabrizio Caldarone e Gianluca Carbone sono persone molte preparate e la clinic è stata dunque di ottimo livello.”

“Intanto ci tengo a dire che l’accoglienza dei maestri romani è stata fantastica” – ha dichiarato Fabrizio Caldarone“La clinic è andato molto bene. Abbiamo lavorato su tutti i punti cardine del metodo spagnolo, dagli appoggi alla tattica, sino alla mentalità.”

Proprio sulla mentalità iberica, Gianluca Carbone ci ha raccontato quando e come è iniziata la sua avventura sul metodo spagnolo: “La mia curiosità verso questo tipo di insegnamento è nata alcuni anni fa, analizzando i numeri del tennis iberico. Negli ultimi 10 anni la Spagna ha portato i suoi giocatori a vincere 130 tornei Atp con 90 finali, oltre a 4 Coppe Davis. Inoltre 3 tennisti iberici sono arrivati al numero uno del mondo; stiamo parlando di Carlos Moya, Juan Carlos Ferrero e ovviamente Rafael Nadal. Non poteva essere un caso. Ho deciso quindi di studiare nel dettaglio la loro scuola, visitando insieme a Fabrizio le migliore accademia, come quelle di Ferrero, dei Sanchez o di Luis Bruguera, vero e proprio fondatore di questo metodo.”

Carbone, nel corso degli anni, ha approfondito il metodo spagnolo, invitando anche Luis Bruguera a Treviso nel 2010. “Un corso veramente interessante” – ha proseguito Gianluca – “durato tre giorni e durante il quale Luis ha parlato di tecnica, tattica, didattica in generale e mentalità spagnola. Erano presenti anche neurologi (per l’apprendimento motorio), psicologi e ortopedici (per la prevenzione). Tornando però alla questione originaria: la mentalità: In una recente intervista, Sergi Bruguera, alla domanda sul perché nessun francese avesse vinto negli ultimi anni Parigi, ha risposto senza batter ciglio: E’ solo questione di mentalità. Bisogna essere umili, sempre.”

Il corso si è svolto durante tutto l’arco di una giornata. Si è partiti con una introduzione, sino ovviamente al lavoro in campo su tecnica e tattica, comprensiva di un grande lavoro sugli appoggi. La seconda parte, invece, più teorica, si è basata sul rapporto con i genitori e sulla programmazione: “Il genitore è fondamentale nel metodo spagnolo. E’ parte integrante del progetto, sempre. Per quanto riguarda la programmazione, in Spagna si pensa in maniera diversa. I ragazzi devono sempre confrontarsi con i più forti, senza mai cercare le vittorie facili. Si deve crescere sempre con i piedi per terra Tutto è molto diverso dall’Italia. Non è, in tutti i sensi, un metodo semplice da esportare.”

La prossima clinic si svolgerà la prossima settimana, durante il challenger di Alessandria.

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12 commenti

  1. Alessandro Nizegorodcew
    Autore

    @Cavani
    Bella domanda.. Me lo chiedo da tempo anche io.. Anche in Argentina è lo stesso discorso (anzi ora, a parte Del Potro, anche i maschi non è che vadano benissimo).. Se Gianluca Carbone e Fabrizio Caldarone ci leggono, credo metteranno sicuramente il loro parere

  2. chiètatiana

    uno dei principali motivi credo sia il fatto che le donne non giocasno rotazioni estreme.
    perche la forza è minore.

  3. La risposta riguarda vari punti . uno di questi è il seguente .E’più semplice l’applicazione del metodo spagnolo negli uomini perchè è necessario possedere una elevata capacità di resistenza alla fatica. Infatti la strategia adottata viene definita da Luis Bruguera di “difesa aggressiva”. Comporta la costruzione del punto giocando palle cariche di top-spin in attesa della più opportuna situazione per la chiusura dello scambio o per l’attacco.
    Nelle donne la velocità ridotta del gioco già in situazioni come la risposta al servizio, tranne in casi particolari, permette una diversità di scelte tattiche. E’ più facile quindi a basse velocità costruire situazioni di gioco aggressivo.Giocare una difesa aggressiva nel tennis femminile potrebbe essere dispendioso e poco proficuo nella gestione del rapporto tra punti vinti ed errori dell’avversario.E’ uno dei motivi per cui un giocatore maschio livello per es 2.1 vince senza alcuna fatica con la n. 100 del mondo.

  4. zorromancino

    @carbone in che giorno del Challenger Alessandrino ci sara’ la clinic??? grazie e buon lavoro

  5. carlo branciamore

    Complimenti a Gianluca Carbone e Fabrizio Calderone giornata molto interessante, grazie anche ai maestri Antonucci, Centola e La Rocca.
    Vi assicuro che alcuni partecipanti al corso hanno già applicato la vostra metodologia con ottimi risultati. Vi Aspettiamo per la seconda puntata…..appuntamento anticipato i cornetti alla crema vi aspettano……paga Centola!!!!!!!

  6. king of swing

    ottimo ragazzi…eccovi spiegato perchè tanta differenza di risultati tra femminile e maschile anche in italia…i nostri giocatori dovrebbero lavorare molto fin da ragazzi per ottenere questa “difesa aggressiva”…un grande lavoro sugli appoggi è di fondamentale importanza…

    vorrei fare una domanda…questo lavoro per sviluppare la difesa aggressiva…che parte molto presto immagino…non è meglio farlo sulla terra rossa?…cioè in spagna preferiscono la terra rossa per fare un lavoro del genere o sbaglio?…

    bruguera tra l’altro ha pure spiegato perchè meglio il metodo spagnolo che quello francese…

  7. pulsatilla

    domanda: per attuare il principio della “difesa aggressiva” è valida qualsiasi impugnatura?
    ad occhio e croce a me sembra che con quella di Federer non si possa fare.

  8. lo stage ad alessandria si terrà il 28 maggio e se ci sono molti iscritti anche il 29.
    mi fa piacere che stiate già avendo dei risultati al grande slam ..bellissima giornata!
    riguardo al metodo in Spagna iniziano assolutamente sulla terra rossa solo dopo i 12 anni cominciano ad alternare 1 settimana sul duro e 1 sulla terra. si può giocare con qualsiasi impugnatura dalla eastern alla western però quanto più si estremizza la presa tanto più si è costretti a compensare in alcune situazioni con altre parti del corpo . Ideale saper giocare un po’ con tutte le impugnature ma usare,per questioni biomeccaniche, una eastern o semiwestern .
    Gli appoggi sono la base..

  9. king of swing

    ti ringrazio davvero della disponibilità…in pratica i ragazzini spagnoli iniziano a giocare sulla terra rossa fin dai 6-7 anni…e vedono i primi campi in cemento solo dopo i 12 anni…

    ti è stato spiegato il perchè di questa cosa?…perchè solo dopo i 12 anni si va a giocare sul cemento?

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