Quel piccolo vuoto nella bacheca di Federer

di - 10 Settembre 2014

Coppa Davis

di Andrea Martina

Come da tradizione, non si fa in tempo a celebrare il campione degli US Open che subito arriva un altro appuntamento di cartello per il circuito maschile: le semifinali e gli spareggi del World Group della Coppa Davis.

In questo settembre, già memorabile di suo per l’inedita finale Cilic-Nishikori appena smaltita, ci ritroviamo delle semifinali che un po’ per interessi campanilistici e un po’ per ragioni storiche potrebbero infiammare una competizione che continua a mostrare qualche acciacco.

Gli occhi sono puntati, ovviamente, sulla Svizzera e ancor di più su Roger Federer. Nella sua personalissima sfida con la storia, l’elvetico deve ancora fare i conti con l’insalatiera della Coppa Davis che non è mai riuscito ad alzare. Eppure sembra molto strano se si considera che il suo compagno è un signore che si chiama Stanislas Wawrinka: uno è il numero 3 e l’altro il numero 4 del mondo, in doppio sono anche stati medaglia d’oro alle olimpiadi, ma la Davis ancora non arriva.

L’unico modo per dare motivazioni ad un signore che ha vinto più Slam di tutti ed è stato per più tempo al numero 1 del mondo potrebbe essere proprio quello di far notare un piccolo vuoto in una bacheca di trofei che riempirebbe un teatro, una piccola imperfezione che risalta proprio per la sua singolarità rispetto al resto.

Eppure quest’anno per potersi guadagnare la semifinale la Svizzera ha sofferto, segno che la pressione che mette questa competizione ai tennisti non è affatto una leggenda. Nel loro primo turno hanno avuto la fortuna di trovare una Serbia versione “Extra-light” senza il condottiero Djokovic, mentre nei quarti di finale con il Kazhakistan erano arrivati a giocare di Domenica sotto 2 a 1. Ora tocca alla nazionale italiana spegnere i sogni del Re e del suo figlioccio Wawrinka, missione che sulla carta farebbe desistere qualsiasi scommettitore visto l’esito scontato.

Barazzutti punterà tutto su Fognini, protagonista del capolavoro napoletano contro Murray e compagni, che sarà accompagnato da Seppi, Bolelli e Lorenzi. Si giocherà sul veloce indoor di Ginevra e molto dipenderà da come gli svizzeri avranno smaltito le fatiche degli US Open. Se stanno bene sarà molto probabile vedere domenica mattina un Chiudinelli-Lorenzi al meglio dei tre set.

Il però, citato qualche riga più su, sta nella sofferenza con cui la Svizzera ha affrontato questi appuntamenti negli ultimi anni. Federer non dava mai garanzie di partecipazione, nonostante il coach della nazionale sia sempre presente nel suo “box” per tutta la stagione, e Wawrinka ha raramente dimostrato la solidità che aveva in altri appuntamenti. Spesso i suoi match erano tirati anche con avversari di un livello inferiore (vedi le vittorie in quattro set con Haase, Lajovic e Kukushkin) e alcune volte finivano con la sua sconfitta. La più fresca è stata quella contro Golubev nel turno precedente, qualche anno prima a batterlo furono Tomic e Kukushkin, senza dimenticare quando sulla terra rossa perse 9/7 al quinto dall’americano Murdy Fish.

Al netto di questi dettagli sembra un match senza speranza per l’Italia e la vera vittoria è sicuramente la presenza tra le prime 4 nazionali del mondo, segno che il movimento maschile (con i suoi tempi) dimostra incoraggianti segnali di crescita.

Dall’altra parte del tabellone i due volte campioni in carica della Repubblica Ceca affronteranno la Francia sui campi del Roland Garros. Il coach francese Clement proverà sicuramente a sfruttare un Monfils caldissimo che è andato ad un passo dalla semifinale agli US Open. Gli altri convocati sono Tsonga (in ripresa nell’ultimo mese), Gasquet e Benneteau.

Berdych e Stepanek, accompagnati dall’attore non protagonista Rosol, arriveranno a Parigi con 10 vittorie consecutive in doppio (score di 15-1 con l’ultima sconfitta che risale al 2009 contro il doppio spagnolo) e la voglia di conquistare la terza Davis consecutiva, cosa che non succede da 44 anni. Troveranno un ambiente caldissimo dato che in Francia, pur riuscendo a sfornare tennisti di gran livello, la coppa manca dal lontano 2001.

Per completare l’introduzione di questo ricco week-end occorre fare una panoramica sui play-offs del World Group che andranno a completare l’elenco delle nazionali per il 2015.

INDIA-SERBIA: per i serbi sembrano lontani i tempi delle vittorie e di quella nazionale, tra squalifiche e infortuni, è rimasto il solo doppista Zimonjic a far da papà ai giovani Lajovic e Krajinovic. Manca “Nole”, ma l’impegno è tutt’altro che proibitivo.

CANADA-COLOMBIA: Raonic e Pospisil confermano la convocazione e sarà durissima per Falla e Giraldo affrontarli sul cemento. Il Canada è una di quelle nazionali in forte odore di vittoria nei prossimi anni vista la crescita di Raonic e l’attitudine di Pospisil ad essere competitivo sia in singolo che in doppio, dove trova anche l’ottimo compagno Nestor. La Colombia rappresenta un piccolo ostacolo da superare per un 2015 da protagonisti.

USA-SLOVACCHIA: nonostante il tennis a stelle e strisce si trovi in una crisi nera, la qualificazione in serie A non dovrebbe essere un problema. Si gioca sul veloce e al coperto contro un avversario che appare troppo morbido per le bordate di Isner e Querrey. Non credo sia necessario specificare che il match inizia automaticamente dall’1-0 per gli Stati Uniti dato che in doppio ci sono i Bryan.

AUSTRALIA-UZBEKISTAN: i canguri, come per il caso canadese, possono mettere le basi per successi futuri. Qui, però, il discorso è un po’ più complicato dato che solo Kyrgios sembra essere effettivamente pronto per il grande tennis (aspettando il ritorno di Tomic e la crescita di alcuni tennisti interessanti). Per il momento Hewitt e Guccione guideranno il debuttante Groth e la giovane stella australiana verso i piani alti della Davis dato che dall’altra parte, oltre ad Istomin, c’è il deserto.

OLANDA-CROAZIA: Martedì mattina Cilic si sarà svegliato ubriaco nella camera d’albergo con un centinaio di telefonate da amici, manager e sponsor che si congratulavano con la sua vittoria agli US Open. Ci sarà il fuso orario da smaltire, il cambio di superficie (terra) e giusto un giorno a disposizione per potersi allenare. Ad opporre resistenza troverà Haase, Sijsling e De Bakker. Molto difficile che per gli olandesi possa bastare, soprattutto perché l’altra minaccia sarà il giovanissimo Coric, classe 1996 e già vittorioso in cinque set contro Janowicz ad Aprile.

BRASILE-SPAGNA: si narra che Moya sia andato nei circoli di periferia per chiedere a qualche volontario di giocare in Coppa Davis. Con Nadal e Almagro in infermeria, l’epidemia delle rinunce ha visto susseguirsi Ferrer, Verdasco, Feliciano Lopez e Robredo. Quest’ultimo in evidente periodo polemico: “i giocatori hanno sempre meno voglia di partecipare alla Davis… è impossibile concentrarsi sul singolare e su quest’altra competizione”, qualche settimana fa dal suo profilo Twitter, invece, faceva sapere di trovare inaccettabili tre esami del sangue in un mese. I convocati alla fine sono Bautista-Agut, Granollers al 70% (con Ramos che farà la riserva) e i doppisti Marrero e Marc Lopez. Le uniche carte a disposizione dei brasiliani sono proprio il doppio, Melo/Soares, e Bellucci. Sembra poco, ma c’è chi avrebbe voluto vedere volentieri Moya in pantaloncini e canotta.

Questo turno, inoltre, è stato anche teatro di tensioni tra l’ITF e alcune federazioni che hanno la sfortuna di trovarsi in luoghi tristi alle cronache recenti. All’Ucraina, ad esempio, è stato imposto di individuare una sede oltre confini (Tallin, Estonia) con la vibrante protesta di Stakhovsky: “quello che avete fatto all’Ucraina vi perseguiterà per molto tempo”. Più tranquilla, invece, è stata la decisione di Israele di giocare a Sunrise, negli States.

UCRAINA – BELGIO: le punte di queste nazionali sono Stakhovsky e Goffin, vista la rinuncia di Dolgopolov. Il livello sembra essere piuttosto equilibrato e a fare la differenza potrebbe essere l’esperienza di Darcis e Rochus.

ISRAELE – ARGENTINA: qui l’esito può sembrare apparentemente scontato e, oltre alla scelta della superficie (cemento) e Dudi Sela, Israele non ha tantissimi mezzi per contrastare una nazionale orfana di Del Potro e del miglior Monaco, ma che può schierare Mayer, Zeballos, Delbonis e Schwank.

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