Venus Williams: “Non mi arrenderò perché qualcuno pensa che dovrei ritirarmi”

Matteo Cubadda
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Venus Williams - Foto Mutua Madrid Open

Sedici sconfitte consecutive in singolare, ma nessuna intenzione di lasciare che siano i risultati a decidere il suo futuro. Venus Williams ha spiegato le ragioni per cui continua a giocare a tennis nonostante le difficoltà, ricordando i problemi di salute che per anni hanno condizionato la sua carriera.

La statunitense, sette volte campionessa Slam in singolare ed ex numero uno del mondo, ha rivendicato il diritto di scegliere autonomamente quando sarà arrivato il momento di ritirarsi.

“Ovviamente, uno 0-16 non è l’ideale. Sono una competitiva, lo sono stata per tutta la vita, e a nessuno piace perdere, certamente non a me. Ma credo che a volte le persone guardino i risultati e dimentichino che esiste un quadro molto più ampio”. Un quadro segnato soprattutto dai problemi di salute, che per anni hanno limitato le possibilità della campionessa statunitense, costringendola a fare i conti con un corpo che non sempre le permetteva di allenarsi e competere come avrebbe voluto.

“Per anni ho dovuto affrontare problemi di salute, tra cui la sindrome di Sjögren e i fibromi uterini, e ci sono stati lunghi periodi in cui non ho potuto giocare a tennis alle mie condizioni. Era il mio corpo a prendere le decisioni al posto mio. La malattia determinava ciò che potevo fare, quando potevo allenarmi, quando potevo competere e, a volte, persino se fossi in grado di scendere in campo”. Adesso, però, la possibilità di tornare a giocare con meno dolore ha assunto un significato diverso, al di là dei risultati ottenuti sul campo. “Oggi posso giocare relativamente senza dolore, viaggiare, allenarmi, competere e godermi la possibilità di essere in campo. È qualcosa che non do per scontato. Forse gli altri non lo capiscono, ma io sì”.

Il palmares e il significato delle vittorie

Williams non dimentica ciò che ha conquistato nel corso della sua carriera. Sette titoli Slam in singolare, il numero uno del mondo e le medaglie d’oro olimpiche rappresentano un patrimonio che non ha bisogno di ulteriori conferme, nemmeno in una fase complicata come quella attuale. “So cosa significa vincere. Ho conquistato sette titoli del Grande Slam in singolare, sono stata numero uno del mondo e ho vinto medaglie d’oro olimpiche. Ho vissuto esperienze in questo sport che da bambina avrei potuto soltanto sognare. Non ho bisogno di un’altra vittoria per dare valore a tutto questo”. La voglia di vincere, tuttavia, non è venuta meno. Sono cambiate, piuttosto, le motivazioni che la spingono a continuare a competere, come ha spiegato la stessa statunitense. “Naturalmente mi piacerebbe vincere le partite. Naturalmente lavoro per riuscirci. Ma la mia felicità e le ragioni per cui gioco a tennis oggi non sono necessariamente le stesse che avevo quando avevo vent’anni. Ed è giusto così. La vita cambia, le priorità cambiano”.

L’eventuale ritiro arriverà quando sarà lei a sentire che è giunto il momento, senza pressioni esterne e senza la necessità di dimostrare qualcosa agli altri. “Quando arriverà il giorno in cui non mi divertirò più o non sentirò di poter dare ciò che voglio dare, sarò la prima a saperlo. E me ne andrò alle mie condizioni, con il sorriso sulle labbra”.

“Ho il diritto di prendere questa decisione da sola”

È proprio la libertà di decidere autonomamente il proprio futuro il punto centrale del messaggio di Williams. Dopo tutto ciò che ha affrontato, la campionessa ritiene di essersi guadagnata il diritto di stabilire da sola quando concludere la carriera. “Dopo tutto ciò che ho dato al tennis nel corso della mia carriera, tutto quello che ho ottenuto e tutto ciò che ho dovuto superare, mi sono guadagnata il diritto di prendere questa decisione da sola. Non penso di doverlo giustificare a nessuno”. La statunitense è tornata quindi sugli anni in cui la malattia ha limitato le sue possibilità, sottolineando quanto sia importante poter finalmente scegliere senza che siano le condizioni fisiche a dettare ogni decisione. “Per molto tempo la malattia ha controllato il mio corpo. Ha controllato i miei impegni, le mie opportunità e, in una certa misura, i miei sogni. Ci sono stati momenti in cui mi è stata tolta la possibilità di scegliere di giocare a tennis. Adesso ho di nuovo questa possibilità”.

La conclusione è una rivendicazione della propria autonomia, anche di fronte a chi ritiene che sia arrivato il momento di appendere la racchetta al chiodo. “E non ho intenzione di rinunciarvi soltanto perché qualcuno pensa che dovrei ritirarmi o perché un numero accanto al mio nome non sembra particolarmente positivo”.

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