Firenze U18: Vincono Konjuh e Alcaraz

di - 10 Aprile 2012


(Ana Konjuh – Foto Piero Camel)

di Franco Marucci (inviato a Firenze)

In fondo non sono stato un cattivo profeta, perché sin dall’inizio avevo pronosticato Donati tra i favoriti, e perché non ero stato, a differenza di molti nostalgici, uno stakanovista, pardon uno stanekista. Stanek aveva già scricchiolato con Antonio Massara, uno dei “miei giocatori” (che ci posso fare, ho anch’io le mie preferenze, come per i vini, i musicisti e gli scrittori). Prima di Licciardi,  Massara è stato a un passo almeno dal portare Stanek al terzo e dal riaprire il match. Ho anzi la vaga sensazione che Franko Miocic, il sosia di Stanek, sia più forte e possa batterlo: magari annotatevi questo nome. Quanto al femminile non ci ho preso, avendo puntato su Valeria Prosperi che ha deluso contro una polacca che ha deluso. Ho però captato  e cooptato Ana Konjuh, prima per me un puro nome seppur ricoperto di fama, sin dal primo giorno quando si allenava sul campo n. 10 con l’amica Lekaj; e sin dal match vinto con Camilla Rosatello ho avuto il sospetto e poi la fondata certezza, andate a rileggere, che sarebbe andata avanti e che poteva vincere.

Nessuna delle due finali è stata propriamente entusiasmante  e di alto profilo tecnico, e comprensibilmente data la posta in palio e quindi la tensione. Nella femminile Konjuh ha ribadito di essere una categoria sopra a tutte le altre. La sola Stefkova è riuscita nel primo turno a rosicchiarle un set, ma incassando negli altri due solo due giochi. La giocatrice che si è difesa meglio, vincendo nove giochi contro tredici, è stata dopo tutto la nostra Camilla Rosatello, e questo aumenta il valore della sua prestazione e del suo torneo. Non c’è nulla da aggiungere sulla Konjuh rispetto a quanto già detto: rifiuta la scambio prolungato e chiude il punto quasi subito con un’accelerazione che può andare a segno (molto spesso) o fallire (meno spesso). Bim bum bam: il vecchio aforisma “tenere palla” con lei non vale. Se si accorcia, se la si lascia colpire da fermo, o se le si danno troppi angoli, non perdona. Indiscutibilmente ha esibito il miglior rovescio bimane del torneo: pensate che ove molti giocatori si spostano sul dritto, Konjuh si sposta invece sul rovescio quando e appena possibile! Se il punteggio dell’incontro è stato 6/4  6/1 è perché Konjuh, in vantaggio 3/0 nel primo, è poi caduta in una piccola trappola della Ferro, che ha capito che non poteva competere ad armi pari e ha intelligentemente cercato di dare all’avversaria incontrista delle palle morbide e lente e dei servizi flottanti che l’hanno un po’ disorientata. Ma una volta raggiunta sul 4/4 Konjuh non ha dato scampo di lì in avanti all’avversaria, e non c’è stata più storia.

Mi ero illuso che Matteo Donati potesse farcela, e invece ha perso 6/4 6/3 senza mai essere in partita, e mai avanti nel punteggio salvo che per 2/1 nel primo. Rispetto a ieri Alcaraz (nella foto a sinistra) è salito e Donati è sceso. Debbo peraltro aggiustare il mio giudizio eccessivamente limitativo sul conto di questo giocatore spagnolo, che a 17 anni è già 958 ATP, più avanti di Donati di circa 300 posti. Tradito dal servizio, oggi piuttosto spento e inefficace, Donati ha cercato dapprima di aggredire e di fare la partita, ma finendo sempre più spesso lungo o in corridoio; sapeva infatti bene che se attaccava in modo prevedibile lo spagnolo lo avrebbe passato, e altrettanto bene che nel palleggio da fondo era inferiore. La minore incisività di Donati trovava insomma un corrispettivo nella ottima mobilità dello spagnolo, che pur giocando molto dietro la riga riusciva a rinviare con parabole lente e alte che Donati non si sentiva di andare a schiaffeggiare in controtempo. Sempre più spesso un punto apparentemente chiuso si riapriva e veniva conquistato dallo spagnolo. Nel secondo set Donati è andato progressivamente alla deriva e fuori misura. Partita silenziosa ed estremamente corretta con scambi squisiti di fair play: i due giocatori paiono amici. Donati stesso ha preso la sconfitta con filosofia: teniamocelo comunque stretto e caro, potrebbe essere il giocatore italiano di punta dei medi e tardi anni 2010.

Provo a tracciare un bilancio consuntivo del Torneo in forma di rubrica. È il caso che io avverta che i riferimenti a fatti e persone sono puramente immaginari?

  1. Paesi non partecipanti. Delle grandi scuole, nessun giocatore hanno mandato USA e Australia, e nessuno il Sudamerica, cioè Argentina soprattutto e poi Brasile o Cile, dove i talenti spuntano nottetempo senza innaffiarli. Poco anche dall’estremo Oriente, Cina, Giappone e Corea.
  2. Rivelazioni italiane. Plauso agli organizzatori o a chi per loro (Federazione) per aver segnalato alla comunità dei guardoni di tennis Stefanini e Turati, e magari anche Torelli. Epperò mi aspettavo che venisse offerta una possibilità a qualche altro giovanissimo e giovanissima, anche classe 1998. Questi giocatori 1997-1998 andavano stuzzicati, stanati e precettati, vincendo la ritrosia se ve ne era. Ma è anche vero che quelle annate nostrane non sono ancora competitive nell’under 18, e che le slave, per dire, maturano fisicamente prima. D’altra parte se non ci si confronta non si impara e non si fanno le ossa. E qualche volta il risultato, magicamente, viene.
  3. Le assenze. Nel maschile si è detto chi mancava; nel femminile c’era invece il gotha del 1996. Dell’anno 1995 di nomi noti erano assenti, per dirne solo tre, Icardi, Matteucci e Tona. Le 1994 sono ormai grandicelle e sono giustificate. Di Icardi non ho più sentito parlare da tempo, non vorrei fosse in crisi di voglia. Qualcuno ne ha notizie? Matteucci, che mai ho visto all’opera, gioca pochissimo in Italia, come la Giorgi, e chissà perché, ma qualche buon risultato di recente lo ha ottenuto.
  4. Il caso Ferro.  Ci possiamo solo relativamente consolare con il fatto che una coetanea italiana di Fiona Ferro, un’altoatesina per la precisione, Verena Hofer, l’ha battuta mesi fa (settembre 2011, Campionati italiani under 14, Parma), come mi è stato fatto notare. Ho ipotizzato… un mal di pancia: il padre di Fiona mi assicura invece, onesto, che l’incontro si svolse ad armi pari: la Hofer è ancora più regolarista, mi ha detto, di Fiona, e non sbaglia mai. Sono andato a ricercarmi il tabellone di quel torneo, e il risultato è abbastanza probante: Hofer ha prima regolato nei quarti con un 6/3 6/4 appunto la Ferro e poi vinto il torneo, con lo stesso punteggio, sulla Jessica Pieri, a sua volta una delle migliori italiane del 1997. Con una proporzione matematica che evidentemente non  regge, Ferro e Pieri si equivarrebbero, e Hofer sarebbe (stata!) più forte di entrambe. In realtà, sempre consultando i siti, sembra che questi due acuti della Hofer siano abbastanza isolati: in un buon numero di tornei giovanili recenti di categoria non è poi andata molto avanti. Chi ha informazioni più precise e oculari su questa giocatrice le condivida. Aggiungo che anche Giulia Pairone, non so più dove e quando, ha battuto Ferro. Ergo, in sei mesi Ferro ha fatto più progressi e scavalcato varie giocatrici che l’avevano battuta.
  5. Il più bel match. Non li ho visti naturalmente tutti. Per i colori italiani senz’altro Chiesa-Mekovec. Rimane questo, che io sappia, lo scalpo più prestigioso della trentina fino ad oggi. Anche bellissima la prima ora e mezza di Licciardi-Stanek.
  6. Future fuoriclasse? Tathiana Garbin, intervistata dall’emittente fiorentina Canale 10, si è detta ottimista riguardo alle italiane qui presenti, soprattutto classe 1996, come rimpiazzi a breve delle nostre veterane al tramonto. È bene però esser coscienti che, pur avviandosi probabilmente le cinque “reginette” (nell’ordine mio personale Pairone, Chiesa, Lombardo, Brescia [quella che tira più forte] e Gariglio) a una dignitosa carriera pro, non abbiamo e non avremo da questa mandata la fuoriclasse. Manca anzitutto il tipo atletico e la taglia giusta: non c’è fra loro né la piccola robusta ed esplosiva, né la maggiorata spilungona dai lunghi arti. E neppure abbiamo una giocatrice dai colpi e dal gioco anomali come, che so, la Vinci (back di rovescio a una mano, gioco di volo). Credo che dovremo rassegnarci a un altro decennio di vacche semimagre, perché anche dietro non stiamo bene. Certo, si sentono rimbalzare molti  nomi, con giudizi altisonanti e impegnativi, dai conoscitori delle generazioni del 1999 e del 2000, ma è troppo, troppo presto per esprimersi. Dunque il materiale umano è quello che è, senza offesa a nessuno, e verrebbe voglia di chiedere soccorso, come certe volte ho detto per scherzo, ad altri sport come la pallavolo e il nuoto, per ricevere atlete formate e fisici adatti su cui lavorare.
  7. Gli Oscar del rovescio. Si sarà capito che ho un debole per il rovescio coperto a una mano; lo gioco anch’io così, e, non faccio per vantarmi, quando lo posso tirare da fermo fa anche male! Se poi il rovescio è mancino può diventare una piccola opera d’arte. Uno dei più bei rovesci a una mano visti qui è quello di Licciardi; non giuro però di averli visti tutti. Un altro è quello di Chessari, che speriamo possa diventare presto più potente e soprattutto più preciso. Tra le femmine l’ho visto alla nostra Turati, e alla mediocre russa Tarasova, brutto e da non imitare.
  8. Dietro le quinte. Frequente vedere ad intervalli regolari una piccola carovana  in migrazione: l’allenatore seguito da due figure che a passi lenti e tardi, e un po’ curvate, portano come cammelli il borsone delle racchette, dirette ai campi di allenamento: qualche volta pare di notarle un po’ sofferenti. Nella hall del circolo durante la pioggia un quartetto di croate giocava una rumorosa partita a briscola. Le inglesi Horn e Dart, forse iscritte alla prima liceo, facevano invece i compiti di storia. Giorgia Marchetti leggeva un romanzo di Ammanniti. Con un velo di malinconia il simpatico Federico Teodori mi diceva che va a scuola a un liceo privato romano e che gli basta mezz’ora al giorno per fare i compiti!
  9. Il bello del Torneo. La gara è tra Alcaraz, bellezza un po’ anonima, spagnolo di pelle chiara e chioma bionda, di proporzioni fisiche perfette, e Calvin Hemery, un colored altissimo, monfilsiano, e quindi  con un pizzico di esotico. Le ragazze gli si avvicinavano, ma lui voleva parlare solo di tennis.
  10. Battutacce fiorentine colte fra il pubblico. “La Masini ha mangiato troppi biscotti”. Su Jana Fett: “sa di averle e le mette in mostra”: non sono le sue bambole, indovinate che cosa. “Questo torneo lo vince Stepanek”. “Gli è andato in ciampanelle questo che qui”.
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