Arnaldi, Maestrelli, Travaglia: This is Bucarest

Gianluca Dova
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Stefano Travaglia - Foto Yuri Serafini

Era da tanto che non scrivevo un diario di bordo da Bucarest, un bel po’ di anni, è inutile pensare a quanti, perché rischi di pensare a quanto sei (sono) invecchiato. Vi dico solo che mentre guardavo il primo turno di quali di Stefano Travaglia, vicino a me Bautista Agut mi chiede se fossi il padre… la tentazione è stata di andarsene. Lasciando da parte questi dettagli per me tristi, il motivo per cui ho ripreso a scrivere del torneo è stato il classico richiamo della foresta, in realtà di un lupo, “Wolf” Motti che seguendo da allenatore Steto Travaglia e non potendo venire per impegni organizzativi con il Challeger di Napoli, mi ha chiesto di “sostituirlo”. Lo posso solo ringraziare, Alessandro “Wolf” Motti, per chi non lo conosce, oltre ad essere un bravo allenatore, è l’amico, simpatico, gentile, molto sveglio che tutti vorrebbero. Un po’ Fonzie, un po’ Dan Peterson.

Accredito Gianluca Dova
Accredito Gianluca Dova

Uno a cui non si può dire di no.

Non lo faccio e mi “imbarco” in un’avventura breve ma intensa, il “mi imbarco” si riferisce anche al fatto che beccherò un bel po’ d’acqua visto che dal sabato pioverà senza sosta per tutto il weekend. Più che in Romania mi sono sentito a Wimbledon, ma senza erba, anzi con tanta terra rossa, gonfia d’acqua, lenta e faticosa. Domenica non si gioca, se ne riparlerà lunedi.

Steto gentilissimo con me, sta cercando a 34 anni un recupero in classifica, oggi 140 al mondo, ai livelli che gli infortuni degli ultimi anni gli hanno tolto, quando era nei primi 60. Non è purtroppo nella sua migliore giornata, perde una partita che poteva e doveva vincere con il bulgaro Kuzmanov, colpa mia probabilmente che non sono riuscito a sostituire degnamente Wolf. Ci sta anche se mi dispiace.

La partita è quella tra un giocatore più forte cioè con più tennis, appunto Steto, ed un onesto solido pallettaro ma il campo pesante, la tensione e la mancanza di pazienza, non hanno aiutato Stefano. Ci sta anche questo nel tennis. Sarà per la prossima, la rincorsa di Stetto non può fermarsi qua.

Ritorno al torneo oggi per vedere l’esordio di Francesco Maestrelli, che non aveva pescato bene nel sorteggio avendo subito trovato l’olandese Botic Van De Zandschulp , giocatore esperto e solido. Francesco è toscano, simpatico e vivace, dal servizio potente, fisico alto ma potente ed agile, come giocatore è in crescita ed ha potenziale ma ha poca esperienza a questi livelli. A tratti gioca anche bene, ma paga la disabitudine a giocare a livello ATP. Perde 6-3 6-2, punteggio duro soprattutto perché non sfrutta le occasioni che ha avuto e l’olandese non è tra quelli che aiuta. Ti fa sempre giocare, regala poco e sulle palle break mette sempre la prima. Al di là di qualche bel punto di Francesco, mi sono rimaste impresse due cose. Il commento prepartita della sua ragazza Eleonora che non essendo appassionata

Francesco Maestrelli a Bucarest
Francesco Maestrelli a Bucarest

di tennis, ma solo del suo ragazzo, mi dice “le partite di tennis sono sempre una sofferenza, non è mai bello guardarle, c’è l’ansia, il freddo, il caldo”, non l’avevo mai vista così. In una giornata così ci sta anche questo. La seconda cosa è il commento in toscano di Francesco durante la partita: “sono l’unico giocatore al mondo che fa certi arrosti”. Non essendo toscano, ho pensato a Master Chef o a qualcosa del genere, da Siena in su l’avranno capita, a me ha fatto sorridere.

Mi ha fatto sorridere anche pensare al motto del torneo che capeggia un po’ da per tutto “This is Bucharest”, che si rifà al più famoso “This is Sparta” di Trecento, viste le condizioni, pioggia, freddo e campi pesanti, direi che è azzeccato.

Mi resta l’ultimo match che si gioca di sera, Matteo Arnaldi contro Molcan. Lo slovacco è un mancino combattivo, uno che non regala nulla, magari non appariscente ma solido e fastidioso. Veniva da un paio di partite in ‘quali’ lottate e si pensava sarebbe potuto essere stanco, ma purtroppo non lo scopriremo mai. La partita dura solo 30/40 minuti, in realtà, i primi 5 games, in cui Arnaldi in maniera alterna riesce a stare in partita con qualche vincente, qualche buon servizio e diversi errori, ma almeno c’era. Poi non ci sarà più, letteralmente non metterà più una palla in campo o quasi, dritti in risposta fuori di un metro, rovesci sempre in rete e volée facili in cui rischia di prendersi un piede. Un film dell’orrore/errore, a cui Matteo cerca di dare prima un interpretazione comica, ”Faccio ridere, alle volte faccio ridere”, poi metafisica, “Non sono presente, non sono presente qua”. In sostanza il ligure è in crisi di fiducia assoluta, non so se ha risolto i problemi fisici al piede, nell’ultimo game l’ha guardato, anche se gli spostamenti non sembravano il problema principale, ma il giocatore solido e combattivo degli ultimi anni sembra non esserci più. “This is Bucharest” e non ha fatto sconti nemmeno a lui.

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