da Perugia, Tommaso Giuliani
Sveglia alle 9. Oggi è un giorno di festa e ho la fortuna di avere con me i miei genitori, che non lavorano e possono accompagnarmi a una nuova giornata di tennis a Perugia. Dopo le nuvole e l’incertezza di questo periodo, il meteo finalmente concede una tregua. Fa più caldo rispetto a ieri, posso vestirmi leggero e affrontare con serenità l’oretta di macchina che mi separa dal Tennis Club.
Rocha contro Dalla Valle: il tennis visto da vicino
Arrivo giusto in tempo per uno dei match che aspettavo di più: Henrique Rocha contro Enrico Dalla Valle. Due ottimi giocatori, ma soprattutto due persone che ho imparato ad apprezzare anche fuori dal campo. Ho la fortuna di seguire la partita praticamente a bordo campo e, ancora una volta, mi rendo conto di quanto il tennis dal vivo sia diverso da quello che vediamo in televisione.
La fisicità, i movimenti, il lavoro di piedi, le continue micro-correzioni prima di ogni colpo: dettagli che lo schermo non restituisce mai completamente. In tornei come quello di Perugia, invece, puoi quasi percepire ogni passo, ogni accelerazione, ogni cambio di equilibrio. È un privilegio che rende queste settimane speciali.
La partita vive di continui saliscendi emotivi. Sono seduto vicino ai box e posso osservare da vicino le reazioni di tutti: giocatori, allenatori, accompagnatori. È affascinante e allo stesso tempo difficile vedere quanto un risultato possa incidere sull’umore di chi scende in campo.
Dal Roland Garros al centrale di Perugia
Non c’è però tempo per fermarsi troppo. Cambio campo e mi sposto sul Grandstand per seguire Valentin Royer. Era impegnato a Parigi, in uno degli scenari più prestigiosi del tennis mondiale, e oggi si ritrova sul centrale di Perugia. È una delle cose che più mi colpiscono di questo sport: il tennis corre veloce e non aspetta nessuno.
Ogni settimana racconta una storia diversa, ogni torneo rappresenta un nuovo capitolo. Royer lo dimostra perfettamente, adattandosi subito al contesto e conquistando una vittoria di grande qualità. Terminata anche questa partita, arriva il momento del pranzo. O meglio, del classico pranzo al sacco.
Quando sono ai tornei non riesco quasi mai a fermarmi davvero: ho sempre la sensazione che qualcosa stia accadendo da qualche parte e che valga la pena andare a vederlo.
Basile e Vasamì: il futuro che avanza
Nel pomeriggio divido la mia attenzione tra Basile e Vasamì. Per me non è una scelta semplice. Sono ragazzi della mia generazione, ai quali sono particolarmente affezionato, e seguire la loro crescita è uno degli aspetti più belli di queste settimane nei challenger italiani.
Fortunatamente arrivano due vittorie. Quella di Basile assume un sapore particolare perché dall’altra parte della rete c’è Stefano Travaglia, in un derby generazionale che racconta bene il futuro del tennis azzurro. Anche a lui mi lega una sincera stima e vederli affrontarsi suscita emozioni contrastanti.
Carboni contro Carballes Baena
L’ultimo giovane che seguo in giornata è Lorenzo Carboni, opposto a Roberto Carballés Baena. È una sfida interessante, quasi un passaggio di testimone tra generazioni diverse. Carboni possiede qualità evidenti e un potenziale che lascia intravedere prospettive importanti.
Dall’altra parte, però, c’è un giocatore che nel momento migliore della sua carriera ha saputo mettere in difficoltà anche alcuni dei migliori tennisti del mondo. Per lunghi tratti il confronto è equilibrato e ricco di spunti. Alla distanza, però, emergono l’esperienza e soprattutto la solidità fisica dello spagnolo, che riesce a portare a casa la vittoria.
Il ritorno
Prima di lasciare il circolo faccio ancora in tempo a vedere gli ultimi punti di Francesco Forti. Poi arriva il momento di rimettersi in viaggio. Risalgo in macchina con mio padre, mentre mia madre ci aspetta per il ritorno. La giornata è stata lunga, piena di partite, incontri e storie diverse. Ma nel tennis non ci si ferma mai troppo a lungo.