Ben Shelton si presenta allo US Open con fiducia dopo il titolo conquistato a Montreal, ma senza lasciarsi condizionare dalle assenze e dal tabellone. L’americano, reduce da un torneo vinto senza perdere un set, è stato interrogato anche sull’assenza di Jannik Sinner e sulla possibilità di un’importante occasione per il tennis statunitense.
Shelton, però, preferisce non guardare troppo avanti. “Come dico sempre, sono concentrato sul primo turno, sulla mia prima partita. Non penso troppo oltre”, ha spiegato. L’americano ha sottolineato la qualità del tabellone, ricordando la presenza di giocatori come Alexander Zverev, Novak Djokovic, Arthur Fils e Rafael Jodar, oltre agli stessi tennisti statunitensi.
“Penso sarebbe irrispettoso pensare: ‘Non c’è Sinner, è una grande opportunità’, quando ci sono giocatori che hanno vinto Slam e grandi titoli e sono in ottima forma”, ha aggiunto Shelton, ribadendo di voler affrontare il torneo una partita alla volta.
Shelton e le statistiche sul servizio: “Mi fa arrabbiare”
Il numero americano ha poi commentato le nuove statistiche introdotte per valutare la qualità del servizio, mostrando il proprio disappunto nei confronti dei parametri utilizzati. “Mi fa arrabbiare, perché magari tiro un servizio a 87 miglia orarie, ma la palla salta sopra la testa dell’avversario e loro dicono: Quel servizio ha una qualità di 7,5 su 10. E io penso: No, non è così”, ha raccontato Shelton.
L’americano ritiene infatti che la velocità non sia sufficiente per valutare l’efficacia di una battuta. “Ci sono tantissimi aspetti, oltre alla velocità, che contano quando si parla di servizio”. Shelton ha poi raccontato di aver chiuso il torneo di Montreal con una valutazione della qualità del servizio inferiore di 0,6 rispetto alla sua media, nonostante fosse convinto di aver servito molto bene.
La governance degli Slam: “Ci stiamo muovendo nella giusta direzione”
Shelton ha parlato anche del rapporto tra i giocatori e gli organizzatori degli Slam, con particolare riferimento alla governance e alla creazione di un consiglio dei giocatori.
“Penso che ci stiamo muovendo al 100% nella giusta direzione”, ha dichiarato l’americano, riferendosi agli aumenti del montepremi e alla disponibilità dei tornei ad avere un player council e a dare ai giocatori una voce nelle decisioni future.
Per Shelton, il punto centrale è poter incidere su aspetti che riguardano direttamente i tennisti: “Quali giorni giochiamo, quanti giorni giochiamo, cosa succede nelle settimane precedenti e tante altre decisioni legate agli Slam sulle quali prima non avevamo voce”.
Secondo l’americano, il player council può rappresentare un passo importante, anche se “c’è sempre altro lavoro da fare da entrambe le parti”. L’obiettivo, ha spiegato, deve essere quello di rendere il prodotto il migliore possibile per i tifosi.
Shelton arriva a New York dopo una settimana particolarmente positiva a Montreal, dove ha conquistato il titolo per la seconda volta in maniera super convincente. L’americano ha sottolineato soprattutto la continuità mostrata durante il torneo e la capacità di esprimere un livello di tennis elevato per dieci giorni consecutivi. Ora lo attende la sfida dello US Open, dove sarà necessario mantenere quella continuità anche al meglio dei cinque set.