Accenni d’Océane

di - 20 Gennaio 2015

oceane dodin australian open

di Luca Brancher

Non credo sia necessario specificare in questa sede quanto sia dirompente la forza dell’acqua. E se di nome fai Oceano – nella sua variante femminile – è ridondante rimarcare quanto la potenza possa essere parte fondamentale del tuo gioco. Non si può partire che da qui per parlare di Océane Dodin, ragazza originaria della Martinica, balzata in queste ore, giustamente, agli onori della cronaca.

E’ tutta una questione di tempismo. Lo stesso che Océane mostra sul campo da tennis, quando va ad aggredire quella palla, soprattutto col suo colpo forte, il rovescio bimane, che in maniera particolare quando corre lungolinea raggiunge velocità piuttosto ragguardevoli. Non è facile, fare il giudice di linea quando gioca la francesina di Lille – che però vive a Cap d’Adge. L’ha capito Alison Riske, nel primo turno dell’Australian Open, che più di una volta si è trovata a dubitare lei stessa delle palle, cadute nei pressi della riga, che avrebbe voluto che i giudici chiamassero fuori. Niente da fare. E’ così di natura, lei stessa lo conferma “il mio è tennis bim-bum-bam, lo scambio ideale non deve superare i tre colpi.” Per farlo è doveroso avere un innato senso dell’anticipo, lo stesso che il padre Fred gli ha insegnato quando, dai due anni, ha preso in mano la prima racchetta, rinverdendo così il mito della tennista che alle spalle ha un padre factotum: in Francia, ma non solo, guardano con un occhio di riguardo a queste cose. Tempismo, si diceva, quello che nel giugno scorso ha anche permesso alla transalpina di, pur non uscendo dall’egida paterna, entrare nel rango federale, sotto la guida di George Goven. “Mai vista una ragazza con quella palla, mai.”

E’ anche grazie a questo se la classica wild card che spetta alla federazione francese per lo Slam di Melbourne è finita tra le sue mani, ma non solo. Lo si deve ad una seconda parte di 2014 sugli scudi, che in buona parte le ha permesso di fare quel salto in classifica di oltre 600 posizioni, sfondando la barriera delle prime duecento classificate al mondo, secondo la graduatoria WTA. A cominciare dai titoli nei 10.000$ fino all’escalation autunnale, col successo a Shrewsbury e Zawada (25.000$), la finale a Poitiers (100.000$) e la semifinale nel Wta 125k di Limoges. Tutte competizioni rigorosamente indoor, perché Oce, come è amichevolmente chiamata, è lì che riesce ad estrarre il meglio da sé, complice la già citata ricerca dell’anticipo e soprattutto un servizio con un lancio piuttosto alto, che inevitabilmente le crea dei problemi qualora venissero meno condizioni atmosferiche neutre.

Come tutte le giocatrici abituate a “giocarsi” la partita senza alcun margine, all’interno dei suoi incontri gli andamenti sinusoidali sono inevitabili: nel torneo di Limoges, nel secondo turno, contro la polacca Kasia Piter, Dodin ha infilato una serie di sedici punti consecutivi. Non facile, se ti ritrovi ad attaccare ogni palla. “Non ha senso avere paura, quando si scende in campo bisogna avere coraggio, nessun timore riverenziale contro alcuna giocatrice. Anche se giocassi con Serena Williams, non avrei alcuna paura. Farei il mio tennis, sempre e comunque.”

Con Alison Riske, la transalpina l’ha dimostrato appieno: nonostante abbia mal sfruttato un vantaggio di 5-1 nel primo set, non si è scoraggiata nel chiudere la frazione comunque in proprio favore, al tie-break per 7 punti a 5. Senza timore, nemmeno quando l’inerzia è sembrata passata di mano e le possibilità della sua avversaria erano aumentate a dismisura: c’è voluto tanto coraggio al servizio – che l’aveva abbandonata platealmente in più occasioni – ed anche un maggiore uso di quell’arma spesso sottovalutata: la pazienza. Nel non dare ritmo alla propria avversaria, Océane, è conscia di poter trarre un vantaggio qualora decidesse, in maniera del tutto spontanea, di passare ad una parziale attesa. Quando lo ha fatto, dando vita ad un inusitato scambio durato quasi venti colpi, ha sfruttato la terza palla break nel sesto gioco, essenziale per scavare quel gap portato fino in fondo, dove nemmeno lo 0-30 nel gioco di chiusura l’ha fatta spaventare. Un altro servizio, un altro dritto, un rovescio ed infine un servizio vincente, l’ennesima occasione in cui la statunitense non è stata in grado di trovare il giusto tempo sulla palla.

Un incubo, per lei, un sogno per il pubblico del campo 22, in maggioranza parteggiante per la più giovane delle due contendenti. Spesso molto riservata, anche in occasione delle esultanze di fronte al pubblico, non ha potuto trattenere un c’mon, nonostante il suo inglese non sia esattamente da manuale. Non c’è fretta, avrà tutto il tempo per affinarlo, così come il suo gioco, ed anche per crescere il tempo è dalla sua, soprattutto fisicamente, dove i 182 centimetri d’altezza sono controbilanciati da solo 62 chilogrammi: in Francia sta diventando un personaggio, vari quotidiani online, non soltanto sportivi, le stanno dedicando sempre più spazio, convinti di aver trovato, anche se lo dicono sottovoce, una nuova stella. Sarà verò?

Di sicuro quello che è successo in questi ultimi otto mesi è stato sensazionale, forse non sufficiente per permetterle di superare una giocatrice in forma come Karolina Pliskova, sua prossima avversaria, ma è un’altra occasione in cui potrà misurare i suoi progressi, le sue ambizioni, la sua forza. Che non le manca di certo, ma non di solo questo si compone una tennista: come nelle novelle del suo connazionale Perrault, in cui i protagonisti, spesso giovani, per superare le loro difficoltà devono evolversi rispetto alle solite abitudini, anche Océane dovrà garantirsi più alternative, come poi ha saputo fare contro la Riske. Ed allora sì che sarà divertimento, sì che sarà spettacolo.

Non sarà una vittoria o una sconfitta a cambiare lo stato delle cose, ma se saranno rose sarebbe una nuova goccia che andrebbe a bagnare un Oceano di buonissime premesse, oramai divenute realtà.

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