(Claudio Pistolesi, Takao Suzuki, Simone Bolelli, Davide Sanguinetti)
Claudio Pistolesi, appena rientrato dalla trasferta asiatica, ci ha raccontato la sua opinione su alcuni temi caldi del momento, senza tralasciare ovviamente quanto ha potuto vedere in Asia, compresa la passione per questo sport da parte del popolo giappponese..
Intervista di Alessandro Nizegorodcew
Partiamo dall’argomento riguardante gli italiani ed il solo Fognini che si è programmato in maniera “professionale”.. Negli anni scorsi sia Seppi che Bolelli (per tuo merito il secondo) che Flavio (che quest’anno però è giustificato dai vari infortuni) avevano fatto programmazioni più ambiziose. E’ un’annata particolare o c’è un’involuzione?
“Da come la leggo io bisogna diversificare da caso a caso, fermo restando che Fabio Fognini non solo ha fatto di certo la scelta piu’ di alto profilo per un giocatore che punta molto in alto ma si e’ qualificato in tutti e due i grandissimi tornei cinesi e al momento in cui scrivo e’ ancora in gara a Shangai. Quindi tanto di cappello. A Genova, col senno del poi, forse avrebbe meritato di fare almeno un match a risultato non acquisito..
Su Andreas Seppi ho la mia teoria: che lui soffra la coppa Davis tantissimo e non abbia ancora repuperato dallo stress nervoso che la partita di Genova gli ha provocato come si e’ visto in campo. Supporto questa teoria con l’osservazione, e da cio’ che mi dice lui, di come vive Andreas i match di Davis. Ero vicinissimo a lui nel match contro Israele due anni fa e in Croazia l’anno scorso. Quando durante le sue partite si siede al cambio campo e si trova Barazzutti davanti e’ molto a disagio (per usare un eufemismo), non gli piace l’atteggiamento di alcuni dirigenti, come Sodano ad esempio, e non riesce a capire perche’ Pietrangeli si possa permettere, nonostante sia Pietrangeli, di tranciare giudizi definitivi negativi con una terminologia molto distante da lui. Ma il colpo definitivo alla sua fiducia nel suo gioco che subisce in Davis, che si riflette poi tantissimo nelle settimane precedentie successive, da cui secondo me deriva la scelta di non andare in Asia, l’ha dato binaghi nell’intervista del post Davis di Cagliari sei mesi fa. Le parole di binaghi di accusa personale ad Andreas gli rimarranno per lungo tempo dentro, forse per tutta la vita. Ma mettiamoci nei panni di Andreas: e’ numero 1 d’Italia, non si sente di giocare per un dolore certificato pure dal medico. Pur sapendo che giustamente muove delle lamentele per le tante, troppe cose che non vanno nella squadra italiana da dieci anni a questa parte , ma sempre, come e’ nel suo stile, in maniera educata e soprattutto motivata, si e’ sentito dire che si e’ AMMUTINATO, CHE FA PARTE DI UN PIANO CRIMINALE NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE oppure che E’ IN CONFUSIONE MENTALE PERCHE’ NON VINCE e che HA CERCATO DI INFLUENZARE GLI ALTRI NEL NON GIOCARE, e che COMUNQUE HA CHIESTO SCUSA ALLA FEDERAZIONE e’ un’umiliazione che va ben aldila’ della fase sportiva ed e’ una mazzata terrificante alla sua immagine e alla sua autostima.
Li’ Andres ha sbagliato, almeno secondo me. Avrebbe dovuto fare tre cose: innanzitutto restituire la tessera fit e prendere le distanze da binaghi il piu’ possibile (giocare la Davis per l’Italia e non per la FIT). Interpellare i suoi legali per la tutela della sua immagine e dimostrare piu’ personalita’ nelle interviste ribadendo la sua integrita’ di tennista ma soprattutto di uomo, com’era atato capace di fare molto bene durante lo US open 2008 in una intervista in cui denunciava con grande dignita’ le ” anomalie ” nelle spese per le olimpiadi di Pechino da parte della fit. Non ha fatto nessuna delle tre cose e Max Sartori mi diceva… ” e’ meglio non fare casino… poi la stampa ti si ritorce contro … ” e cose del genere. Voglio bene a Max e ho passato gli ultimi anni tantissimo tempo con lui e la sua splendida famiglia, ma proprio per questo lo invito a riflettere se non fosse stato meglio reagire diversamente al rozzo attacco di binaghi che bissava quello di sei mesi prima su Simone Bolelli.
Quando fece semifinale ad Amburgo vedevo un Andreas piu’ sereno e focalizzato sulla sua crescita. A Genova la natura ha fatto semplicemente il suo corso, sempre da come la leggo io, e la parte nervosa di Andreas ha indebolito molto quella tecnica e non ha praticamente giocato il fondamentale match contro Wawrinka, decisivo ai fini dell’esito della tre giorni.
Su Simone ho parlato gia’ tantissimo nelle scorse settimane. In linea di principio sono piu’ che altro sorpreso dalla scelta di giocare Mons e non i tornei in Asia perche’ il mio insegnamento a Simone e’ stato sempre quello di giocare i tornei piu’ alti possibili come livello, quali o tabellone non fa differenza e infatti con me, come giustamente ricordavi tu, e’ stato sempre cosi’. Il paradosso e’ che questa mentalita’ l’ho acquisita molto da Riccardo Piatti, che e’ stato il mio coach e spesso mio ispiratore come coach soprattutto sulla mentalita’ da trasmettere ai giovani con grande potenziale. Dico solo che se Simone avesse giocato Mons e fosse stato ancora con me, si sarebbe scatenato l’inferno contro di me, questo e’ certo.
Ma per un giudizio preciso bisogna essere dentro le situazioni e di certo c’è una spiegazione plausibile e so che Riccardo Piatti, se qualcuno glielo domanda, ce la dara’. Anche per Simone la Davis ha avuto un suo peso. E’ una competizione che porta via ai nostri tennisti molte piu’ energie che agli stranieri, perche’ e’ appesantita da polemiche velenose ogni volta. Anche a Genova so di una sacrosanta arrabbiatura di Poto Starace con Massimo Verdina, segretario generale della fit, per la persecuzione grave della fit contro il presidente del suo circolo Roberto Russo. La Serie A e’ l’ennesimo problema di cattiva gestione del tennis nel nostro paese. Il processo Russo ha risvolti inquietanti e destabilizzanti sui modi utilizzati dalla giustizia sportiva tennistica e da come e’ costituita. Ricordo che c’è anche una interrogazione parlamentare in corso su questo argomento.
Su Poto Starace, che stimo tantissimo personalmente e che a Genova e’ apparso il piu’ in forma tra quelli scesi in campo a risultato non acquisito, dobbiamo dire che e’ un vero signore. Avrebbe piu’ di tutti, insieme a Volandri, negli ultimi 6 anni, le ragioni per prendere le distanze dalla fit, della quale in diverse occasioni si e’ caricato le sue magagne pesanti sulle sue spalle e dal campo l’ha tirata fuori dai guai (contro la Polonia a Livorno, contro la Lettonia a Montecatini, contro la Slovacchia a Cagliari) ma piu’ per amore dell’Italia, di questo ne sono certo, che per stima verso i nostri mediocri dirigenti dilettanti fit.
Se qualcuno, tra cui Potito e Fabio Fognini, di cui ho detto prima, e’ stato sfiorato dal sospetto che per mettere una toppa alle due interviste micidiali che binaghi ha rilasciato dopo gli incontri con la Lettonia e con la Slovacchia (che hanno di certo creato danni enormi alla squadra italiana e tutta l’immagine del nostro tennis) per far vedere insomma, che adesso e’ ” tutto sotto controllo ” sono scesi in campo come titolari a Genova guarda caso proprio i destinatari delle offese di binaghi, Seppi e Bolelli, forse e’ legittimato nel sospetto. Se fosse cosi’ il presidente del Coni Petrucci, seduto vicino a binaghi a Genova, sappia che non solo i giocatori ma anche il presidente fit deve fare il massimo per vincere le partite e non per proteggere la sua, scarsa, immagine. E prenda, nel caso fosse cosi’, adeguati provvedimenti. Quindi, per concludere e rispondere alla tua domanda, questa e’ sia un annata particolare per i veleni che si sono inaspriti intorno ai problemi cronici della fit con i giocatori del maschile e poi, a conseguenza di cio’, in media c’è stata, si purtroppo, un’involuzione nell’energia messa dai giocatori italiani di vertice per cercare di dare a piu’ forza e presenza ai piani alti della classifica mondiale dove negli ultimi tre anni eravamo messi molto meglio. Se il numero 8 di Francia, a 37 anni che sta pure per smettere di giocare, Fabrice Santoro, sarebbe da noi il numero uno (tra l’altro ha origini italiane evidentemente) qualche riflessione bisogna pur farla.”
Sei stato a Tokyo. Prima cosa volevo sapere, come è vissuto il tennis in Giappone?
“E’ la terza nazione al mondo con piu’ praticanti e non hanno neanche bisogno di gonfiare il numero dei tesserati reclutando i giocatori di carte; c’è una realta’ di tennis nazionale stupenda con una passione per il nostro sport che difficilmente si riscontra negli altri continenti. La squadra di Davis, di cui ho l’onore di far parte come coach, e’ un gruppo unitissimo le cui famiglie si frequentano tutto l’anno e anche nei tornei c’è armonia e collaborazione tra tutti. Un vero piacere e soddisfazione professionale far parte di un ” sistema ” basato sui rapporti umani e non sulla paura di ritorsioni da parte del ” potere” tennnistico.”
La vittoria è andata a Tsonga. Che impressione ti ha fatto?
“Tsonga per me puo’ far parte di quelli che possono pensare un giorno di essere al numero 1. Gioca con scioltezza e potenza al tempo stesso che impressionano e affascinano chi lo guarda.”
Quali altri giocatori ti hanno destato buone impressioni?
“Gulbis ha di nuovo ” l’occhio acceso ” in campo. Ha dei mezzi di accelerazione su tutti i colpi che fanno paura. E’ giovanissimo ed’ e’ anche lui una speranza di vedere un campione in futuro in possesso di un gioco spettacolare. Anche Melzer sta crescendo benissimo ed e’ ancora lontano dal suo massimo livello. Roger Vasselin, infine, non solo perche’ ha battuto Del Potro, ma ha fatto vedere delle ottime prospettive di crescita… un altro francese che ci ritroveremo nei primi 20 o 30…”
Parlaci dei tuoi ragazzi giapponesi che in doppio hanno fatto grandi cose..
“Per parlarvi del rapporto sportivo e umano con Takao Suzuki mi servirebbero cento interviste. Lo alleno dal 96 e abbiamo persino vinto un torneo di doppio insieme una volta. Chi mi conosce sa che lo considero ne’ piu’ ne’ meno di un fratello. Oggi, a 33 anni, quando gioca a Tokyo fa ancora male a molti. L’anno scorso a Tokyo mi e’ successa una delle tante cose incredibili e bizzarre della mia vita di globetrotter. In piena bufera fit dopo la squalifica di fatto con l’abuso di binaghi di cui sopra, contro chi gioca Simone al primo turno? Contro Suzuki !
Match incredibile ! per pochi intimi perche’ per la pioggia si e’ giocato al centro tecnico nazionale di Tokyo ( la loro Tirrenia, solo che se in giappone vedono le strutture di Tirrenia tempo una settimana la radono al suolo e ci fanno un parcheggio ) un gioiello di tecnologia e funzionalita’, creato per il bene degli atleti e basta. Vince Takao 76 al terzo con 17 aces a testa. Io ovviamente non ho potuto far altro che restare neutrale .
Tornando al torneo di quest’anno ti diro’ che con Iwabuchi/Takao costituirebbe una delle migliori 8 coppie al mondo se avessero l’adattabilita’, che non hanno, per viaggiare tutto l’anno. Vincere a freddo contro Damm Lindstedt e Tsonga Wawrinka e sfiorare la finale contro Knowle Melzer in un ATP 500 beh … la dice lunga. Inoltre e’ stato purtroppo l’ultimo torneo atp di Satoshi Iwabuchi, una persona eccezionale, amico e compagno di doppio di Takao in 15 anni di battaglie … Hanno anche vinto il Japan open nel 2006 .”
Ultima domanda su Berrer.. Quale la sua programmazione di fine stagione?
“Quali a Stoccolma Vienna e Basilea, poi vediamo come va. Con una classifica 120 prima bisogna entrare anche in quali per poter scegliere. Per ora e’ cosi’. Aggiungo che sta per uscire una bella sorpresa su Match Point da parte mia in versione ” giornalista “. Vi invito a seguirmi perche’ sono fiero del lavoro che ho fatto per la prima volta in una nuova veste…“
6 Commenti to “Claudio Pistolesi: “Una stagione di veleni e di involuzione””
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anto says:
Bravo Alessandro, bella intervista ad un personaggio scomodo.
Freddo says:
Si ottima intervista, mi e’ piaciuta molto.
TONY 71 says:
ce un punto molto importante dove dice sartori meglio non fare casino. ecco forse è proprio lui il limite di seppi il coach
Avec Double Cordage says:
Bravo Alessandro, hai fatto bene (pare normale ma sappiamo che non lo è poi proprio fino in fondo) a pubblicare le parole di Pistolesi, almeno si sente anche l’altra campana, e Pistolesi è una delle poche che suonano ancora. Forse l’unica cosa buona uscita dal polverone di Montecatini è che adesso con Pistolesi c’è uno che parla senza nessun pelo sulla lingua, poi tocca al lettore farsi un’opinione. Mi sarebbe interessato sapere di più sulla situazione giapponese, i mezzi ci sono l’interesse pure ma i successi sono anche più scarsi dei nostri, quali sono le cause di fondo… ci sono parallele con la problematica circoli/country club vs. assenza di campi pubblici come da noi? Ma loro hanno un ottima chance ora con Nishikori, le nostre speranze sono come sempre speranze anche se io almeno in una ci spero davvero da quando l’ho vista dal vivo… ma per Gigi tocca aspettare minimo altri 5 o 6 anni
andrea says:
intervista molto interessante. le parole di pistolesi devono far riflettere, non soltanto dal punto di vista sportivo. troppi veleni contaminano il tennis italiano, non sarebbe ora di creare una struttura alternativa alla federazione, con persone veramente valide e staccate da ogni faccenda politica?
Avec Double Cordage says:
@andrea, esattamente! è un pezzo che vado dicendo che bisognerebbe lasciare tranquillamente alla federcircoli i circoli e la coppa davis (la coppa davis almeno fin che non decidano di mollarla loro, presumibilmente mai, ma questa è un altra storia), che i dirigenti dilettanti si occupino solo di quello. Invece un gruppo di professionisti dovrebbe concentrarsi sul tennis agonistico, strutturato in socità sportive distanti dai circoli, società sporitve che utilizzano come base i campi pubblici, comunali e le palestre scolastiche. Un associazione con al vertice alcuni dirigenti professionisti con mandato limitato ad un numero ragioneveole di anni che si preccupa solo di creare le basi per avere dei professionisti seri, occupandosi di popolarizzare il tennis tra i ragazzi nelle scuole, costruire campi pubblici in cemento con pareti palleggio, di allargare la base ai ceti medi e i figli di immigrati che hanno voglia di dare il massimo nello sport e anche di fare i coach a fine carriera. Per trovare un campione che possa fare da traino bisogna prima creare una base vasta dalla quale estrarre un “uomo del popolo”… Il tutto pare più utopico di quanto lo sia in realtà (e alla fine è un po’ simile a quello che avviene per il calcio la pallavolo e il nuoto), intanto i campi pubblici in cemento o sintetico ci sono già in buon numero, solo che sono campi di basket/pallavolo/calcetto quasi sempre vuoti, basterebbe pennellarci sopra le linie del tennis (una fune e una rete poi ciascun ragazzino la può comprare da se con 10 euro in qualsiasi centro giardinaggio), anche una parete per i palleggi non è impossibile, non per forza deve essere fatta in muratura anche una struttura in legno coperta con un tappeto di erba sintetica può andra bene all’occorrenza. Si potrebbe poi organizzare un campionato nazionale tra associazioni sportive che non vada oltre i ragazzi di 15 anni, i migliori dei quali poi si darebbero all’professionismo dei futures e challenger subito dopo. Oltre agli incontri a squadre le associazioni sportive potrebbero organizzare tornei giovanili il finesettimana utilizzando le strutture comunali e le palestre scolastiche. Facendo partecipare anche i juniors stranieri al campionato a squadre se si riuscisse a coinvolgere una manciata di ragazzi che a 17 o 18 anni poi si fanno un nome nel tour professionistico il campionato a squadre delle associazioni sportive sicuramente scuoterebbe interesse tra gli appassionati del tennis, per via della possibilità di vedere i migliori talenti mondiali all’opera da molto vicino, specialmente se ogni squadra avesse al suo interno anche un giocatore (anche se a fine carriera) che fosse riuscito ad entrare una volta nei top 20, sto parlando quindi di una via di mezzo tra un torneo come la coppa davis, l’orange bowl ed un esibizione di Leconte/Korda. Se poi si aprofitta pure delle attrattive turistiche e paesaggistiche che l’tialia può offrire (settore dove siamo al top) coinvolgendo anche il mangiare e il bere tipico allora la cosa risultrebbe interessante anche agli appassionati del tennis di tutta l’europa. Comesi vede per partire più che di una montagna di soldi ci vuole un bel gruppo di persone che più che ad una posizione in bella mostra all’interno di un circolo o della federcircoli siano interessate a popolarizzare il tennis e a creare i presupposti per la nascità di campioni per amore verso questo sport. basterebbe organizzarsi insomma e con internet oggigiorno si potrebbe fare, se ci fossero le persone.