(Alessio Di Mauro – Foto Nizegorodcew)

di Fabio Colangelo

Non c’è niente da fare…Quando durante un allenamento o una lezione di tennis (dal professionista, al socio) arriva il momento di servire, l’attenzione e soprattutto la voglia dell’allievo diminuisce drasticamente. E’ normale. Nella maggior parte dei casi questo avviene a fine ora, quando si è già stanchi fisicamente e psicologicamente. Inoltre, il servizio è proprio noioso!! Bisogna stare fermi, con un cesto di palle e ripetere lo stesso gesto decine e decine di volte. Niente movimento, niente interazione con altri giocatori…una gran rottura di scatole! Soprattutto per i più piccoli che vogliono divertirsi e trovano molto più facile e divertente superare la rete con un dritto o un rovescio che con un colpo da sopra la testa. Purtroppo inoltre, in alcuni casi (non sempre per fortuna) il momento del servizio, giungendo al termine dalla lezione, diventa l’occasione per il maestro di turno di prendersi una piccola pausa (legittimo), discutere coi colleghi di programmi di lavoro e organizzazione delle lezioni (diligente), oppure con i genitori che giustamente devono essere messi al corrente di quanto sta accadendo.

Ma perché avviene tutto questo? Chiunque si avvicini al nostro sport ha come primo scopo quello di imparare a mandare la palla dall’altra parte con il diritto e (poi) con il rovescio, che diventano di conseguenza i colpi sui quali si pone la maggior attenzione. E’ per questo motivo che ci si ritrova a servire quasi sempre alla fine. Prima mandare la palla di la (giusto) e poi tutto il resto. Tanto nella partitella con l’amico al mare, posso anche servire facendo un diritto. Il grosso problema è che questa pratica si è troppo standardizzata. E’ ovvio e corretto che chi non ha la minima velleità agonistica dedichi al servizio un tempo ridotto, poiché si tratta dell’esercizio più monotono e noioso. Ma per chi ama la competizione, questo colpo dovrebbe diventare quello più importante. (ebbene si, per la seconda volta in un mese ho scoperto di nuovo l’acqua calda!) E’ l’unico momento nel quale dipendiamo solo da noi stessi, e che si gioca da fermi, senza dover aspettare quello che fa il nostro avversario. L’Atp e l’Itf hanno rallentato campi e palle, abolito i tappeti, uniformato il più possibile le superfici per evitare di assistere a battaglie di ACE, ma i giocatori (e ora anche le giocatrici) cercano e costruiscono sempre più punti col servizio. Anche perché aiuta ad evitare corse e lunghi scambi che nell’economia di un match possono risultare fatali. Noi italiani in questo siamo tra i peggiori, motivo per il quale sulle superfici più rapide facciamo spesso fatica a tutti i livelli (escluso Seppi che era fuori livello, i recenti risultati dei challenger di Courmayeur e Bergamo ne sono una dimostrazione).

Il nostro Roberto Commentucci dirà che è colpa della nostra amata terra battuta, che rende il servizio meno importante, e quindi ci ha spinto negli anni a lavorare meno su questo aspetto, mentre in Croazia o Repubblica Ceca giocano solo sul veloce già da piccoli e quindi la mentalità è diversa. In parte è vero, ma non solo, perché anche sulla terra si potrebbe puntare al punto diretto col servizio, con risultati di tutto rispetto (penso a Soderling e Berdych a Parigi, ma anche a Golubev ad Amburgo o Querrey a Belgrado), e quindi avremmo potuto fare comunque qualcosa di più. I più grandi sono ovviamente consapevoli di questa lacuna e lavorano duro per migliorare, ma certe quantità di lavoro andavano fatte molto prima. Il problema non è di cosi facile risoluzione, poiché ci sono delle questioni comunque di non facile soluzione. E’ un colpo come detto noioso da allenare, e in certe età (anche se si è già agonisti di un certo livello) divertirsi è fondamentale, se no c’è il rischio di perdere entusiasmo. Occorre tanto tempo, che spesso non c’è, per poterlo lavorare adeguatamente, e chiaramente, più persone ci sono in campo, meno palline si servono. Purtroppo nell’insegnamento ci sono anche tante altre problematiche che non aiutano, ma l’impressione è che qualcosa si stia già muovendo verso la giusta direzione.

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49 Commenti to “Scofield’s Corner – Il Servizio Azzurro”

  • 1.

    Il servizio è un fondamentale determinante…Quando giocavo iniziavo l’allenamento con una serie di questi…Non avevo un maestro eccezionale,basti pensare che ci faceva giocare a minihockey

  • 2.

    E le poche volte che abbiamo avuto un giocatore dal grande servizio, aveva purtroppo altre lacune.. come ad esempio Max Dell’Acqua.. a proposito una domanda per Fabio Colangelo. Chi ha insegnato il servizio a Dell’Acqua?? Credi sia soprattutto merito del primo maestro o del giocatore?

  • 3.

    Un altro problema a mio avviso è di ordine educativo, a causa del famoso dogma: “giocati il punto”. Quante volte ho sentito ripetere questa frase, sopratutto da under, giocati il punto, mettila dall’altra parte. E’ questo il problema.. Da under si è ovviamente bassi di statura, il rischio di doppi falli è alto, quindi si preferisce insegnare a metterla dall’altra parte pur di vincere partite e tornei, e qui si ritorna ad antichi discorsi. Se non vinco non mi notano, se non vinco non mi convocano etc. I maestri hanno necessità di avere piccoli allievi vincenti da subito per mostrare al mondo la bontà del loro lavoro, genitori che scalpitano per avere un figlio vincente, e allora il “giocati il punto”, butta uno straccio ma non fare doppio fallo, diventa l’urlo di battaglia di quasi tutte le scuole tennis italiane. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

  • 4.

    A proposito dell’insegnamento del servizio.
    E’ vero, è noioso, mettersi lì con un cesto di palle e ripetere sempre lo stesso gesto.
    Ma il punto è un altro e qui voglio essere sincero evitando giri di parole. In questo caso emerge la limitatezza del maestro, che letteralmente non sa insegnare.
    Ripetere lo stesso gesto con un cesto di palle non serve a niente, perchè l’attenzione del ragazzino dopo un po’ cala, al di là che si faccia a inizio o a fine allenamento, quando si è freschi o quando si è stanchi.
    Il servizio va insegnato dentro uno schema di partita, in un contesto competitivo, valorizzandolo magari ricorrendo ad artifici tipo attribuendogli più punti per chi fa un vincente con un servizio oppure interrompendo il gioco al terzo scambio.
    Quando il ragazzino sa che ha a disposizione solo due-tre scambi per vincere, si vedrà che l’atteggiamento in campo cambia e che l’attenzione sul servizio sarà ben diversa.
    ripeto: in questo caso la responsabilità del disastro educativo la attribuisco al 100% ai maestri, che non sanno insegnare e non hanno fantasia.
    Mi dispiace, la penso così.

  • 5.

    La costruzione/personalizzazione del servizio, credo ormai lo sappiano tutti, non va mai messa alla fine della seduta d’allenamento in campo.Per tanti motivi.Scusate la banalità.

  • 6.

    … se un giavellottista con un record di circa 65 metri nel lancio (non è molto) è capace di servire (mettendola dentro) a ben oltre le velocità fatte riscontrare dai più forti battitori di tennis, forse un motivo ci sarà e secondo me non è di natura tecnica tennistica…

  • 7.

    Per chi fosse interessato ad approfondire seguire il link http://www.salvatorebuzzelli.it/servizio.html

  • 8.

    Sottoscrivo per intero il commento di Mauro g&f.
    In più riporto l’attenzione sulla questione della terra rossa. E’ statisticamente provato che gran parte di coloro che nascono e crescono su questa superfice abbiano un servizio meno efficace di chi invece pratica principalmente i campi rapidi.
    Quindi formazione dei maestri e progetto campi veloci.

  • 9.

    Il servizio è certamente da migliorare…si potrebbe dare la mancia ai giocatori nel caso eseguano un buon servizio. Alle giocatrici, secondo lo spirito del tempo, si potrebbero regalare gioielli e Mini Cooper se il servizio è soddisfacente…

    Intanto Piatti sarà l’allenatore di Gasquet…

  • 10.

    non di rado capita anche di vedere giocatori con un servizio nettamente sovradimensionato rispetto alla velocità media degli altri fondamentali.
    Comunque, come si diceva, è l’ambiente che fa selezione, cioè la terra…. mai visto uno yankee con il servizio scarso??
    L’altro giorno mi è capitato di vedere un vecchio match tra Ivanisevic e Edberg….certo Goran era una macina da aces, ma nonostante allora fosse considerato un po’ un single shot player, sapeva fare molto di più di molti top di oggi che sono veramente dei fabbri.

  • 11.

    ottimo post nr. 4 di pulsatilla che quoto in pieno.

  • 12.

    Piatti-Gasquet,un ultim’ora che non fa bene al servizio dei nostri.. Ma neppure a dritto,rovescio,ecc..

  • 13.

    ….e finalmente ci si è arrivati al colpo più decisivo nel tennis moderno….
    la mobilità articolare dell’articolazione scapolo-omerale, il ritmo di movimento e il tempo sulla palla…
    io quando lo insegno non faccio stare i miei allievi vicino al cesto a ripetere sempre la solita cosa…cerco di proporre la battuta nei movi più svariari…partendo in ginocchio, alzarsi e colpire…colpire in movimento al salto tipo battuta nella pallavolo…lancio la palla io e loro devono colpire abbassandosi in ginocchio…di spalle alla rete lanciano la palla, si girano e colpiscono…
    tutte esercitazioni che pongono l accento su aspetti fondamentali del fondamentale ” battuta”, quali il lancio di palla, il ritmo muscolare nelle fasi di spinta, l accelerazione dell’attrezzo e l orientamento spazio-temporale…
    e la questione tattica, l importanza che riveste questo fondamentale nel tennis moderno va spiegata fin da bambini e dandogli enorme importanza facendolo esercitare sempre all’inizio di ogni allenamento…
    SEMPRE FORZA ROMA

  • 14.

    napalmdeath,

    questo che dici è molto interessante.
    Purtroppo il livello di insegnamento circolante è ben diverso: cesto di palle e via serie di battute, dove già dalla 4°-5° il ragazzino perde concentrazione e finisce per rifare sempre quella, anche se tecnicamente è scorretta.

  • 15.

    @pulsatilla
    D’accordo col discorso del servizio che va contestualizzato all’interno dell’allenamento, affinché possa esser meglio recepito..
    Ma vieni alla clinic di Puci e Pistolesi?

  • 16.

    Mi piacerebbe molto venire alla clinic, ma non faccio il maestro, sono solo un genitore un po’ …scoraggiato. Non vedo entusiasmo, non vedo fantasia nei maestri e dire che ne ho conosciuti un bel po’.

    Tornando al discorso del servizio, mi piacerebbe tanto fare una domanda a qualche maestro di buona volontà: se viene appreso con un difetto di tecnica che si perpetua negli anni, quanto tempo ci vuole per correggerlo da adulti?
    E soprattutto: se è un fondamentale, perchè non gli viene data la stessa importanza del dritto e rovescio?
    Forse perchè spesso non lo sanno fare nemmeno i maestri?

  • 17.

    @pulsatilla
    Penso che Colangelo ti risponderò quando rientrerà dai campi stasera..
    ps comunque la clinic è aperta assolutamente a tutti, anche e soprattutto genitori di giovani agonisti.. ;)

  • 18.

    innanzitutto vorrei chiarire che, come ho anche scritto, fortunatamente tantissimi maestri sono consapevoli dell’importanza di questo fondamentale e lo propongono nel modo più stimolante possibile e soprattutto non a fine lezione (aspetto a mio modesto parere fondamentale). Il mio era un discorso generale(non si può naturalmente analizzare ogni singolo caso), orientato più che altro a parlare di questo problema.
    Aldo purtroppo non so chi ha insegnato il servizio a Max. Sicuramente è stato molto bravo. Da canto suo Max ha sempre avuto molto feeling con quel colpo (ognuno di noi ce l’ha con un colpo in particolare).
    Pulsatilla, per correggere un movimento errato da adulti ci vuole tanto tempo e non è affatto facile (te lo dico per esperienza personale!!!) Quando un gesto è memorizzato e viene ripetuto per anni è difficile da modificare. non c’è un tempo standard, dipende da diversi fattori. Qualcuno ci metterà di più, qualcuno di meno, altri non ce la faranno neanche! Per quello è fondamentale intervenire da piccoli! Djokovic direi che è l’esempio più lampante. Lo scorso anno provarono a modificargli il movimento (senza riuscirci) e lui stesso ha dichiarato che solo ultimamente si sente di nuovo sicuro al 100% col vecchio movimento. Riguardo all’ultima tua domanda non saprei cosa risponderti, ma sicuramente non perchè i maestri non lo sanno fare…

  • 19.

    x Fabio Colangelo:

    Vedevo Schiavone-Kuznetsova e mi chiedevo:

    Le due tenniste fanno entrambe un piccolo saltello dopo il caricamento per raggiungere la palla/trovare il tempo sulla palla. Mi sembra che sia un aggiustamento magari necessario al loro ormai consolidato automatismo ma controproducente in termini di trasferimento del peso sulla palla, in quanto credo che una buona parte se ne vada nel terreno. Mi sbaglio?

  • 20.

    Ma a Raonic chi l’ha insegnato il servizio? :P

  • 21.

    Purtroppo come spesso accade in questo paese e nel mondo del tennis italiano ci sono solo professori , nessuno ha un allievo in grado di fare la differenza con il servizio , ma tutti spiegano come si fa.
    Buzzelli ci fa credere che ci sono giavellottisti di livello provinciale che servono a 250 km ora e che preferiscono andare a lavorare a 800 euro al mese ed essere delle pippe nel loro sport piuttosto che quadagnare un minimo di 2000 euro al mese ( 2.3 che gioca in italia) sino a milioni di euro .Poi c’è Colangelo , che da giocatore internazionale di basso livello si trasforma in un battibaleno in Coach-giornalista senza aver mai allenato nessuno , senza aver studiato , senza esperienza e spiega quello che accade nelle scuole tennis che non frequenta da 20 anni . Infine tutti gli altri che credono che basti trovare il guru giusto per trasformare una super pippa in un campione . Siamo un paese di ciarlatani e saltimbanchi questa è la verità .

  • 22.

    Pagliaccio, ti fa onore il fatto che ti sei unito al gruppo dicendo siamo e non siete un paese di ciarlatani.
    Io non amo queste generalizzazioni, penso anzi che ci siano nel nostro paese la maggior parte di persone di alto livello rispetto a quelle di scarso profilo. Il problema sta nel creare un sistema virtuoso che permetta alla prima categoria di esprimersi. Questa è la vera difficoltà perchè spesso il gruppo, qualsiasi gruppo, si allinea verso il basso e non verso l’alto.
    Il discorso di Buzzelli invece, era abbastanza chiaro, conosco un ragazzo ex pallavolista di buon livello che per motivi fisici ha lasciato il suo sport e si dedica per passatempo al tennis, nei colpi a rimbalzo è quasi ridicolo, il servizio è degno di un buon seconda categoria, frutto del suo sport precedente.
    Concludendo comunque tutte le critiche sono lecite, diventano anche utili se seguite da proposte atte a migliorare le situazioni, perchè noi siamo anche il paese del tutto è sbagliato è tutto da rifare, l’importante però è che lo rifacciano gli altri.

  • 23.

    non si mischi il sacro col profano…e soprattutto non c’entrano soldi: ci sono giavellottisti di livello provinciale che servono a 250 km ora e oltre a cui non interessa fare il tennista e infatti fanno i giavellottisti e sono felici così, ma al tennista potrebbe e dovrebbe interessare come fare a servire a 250 all’ora…

  • 24.

    c’è anche da considerare il fatto però che i giavellottisti prendono un bel po’ di rincorsa e sono anche molto pericolosi sul campo da tennis perché lanciano un po’ di tutto insieme alla pallina, ossia racchetta, polsino e a volte anche il braccio.

  • 25.

    Caro Buzzelli , ma Lei non si occupa anche di tennisti?
    Dovrebbe sapere che servire regolarmente in campo a 250 km orari
    è sinonimo di punto conquistato quindi, mi aspetto al più presto che i suoi allievi tennisti/giavellottisti scalino le classifiche mondiali come hanno fatto Raonic , Roddick , Karlovic ecc .
    Non scherziamo è Lei che considera incompetenti tutti i preparatori fisici che seguono i tennisti Italiani e non il contrario .
    Infine la smetta di dire che è pieno di Giavellottisti che servono a 250 all’ora in campo . Primo perchè in tutta Italia i G. saranno al massimo 300 , secondo perchè il tennis è più divertente del giavellotto e i ragazzi lasciti liberi di scegliere opterebbero al 99% per lo sport della racchetta .

  • 26.

    Salvatore Buzzelli,
    quando lei mi scrisse che progettava caminetti non mi scandalizzaidella cosa, da architetto iscritto all’albo: molti grandissimi progettisti non erano laureati. Lei non è stato altrettanto elastico, sminuendo i miei contributi tecnici con la teoria che chi non è professionalmente impegnato nella p.a. non dovrebbe parlare… E tale atteggiamento m’è parso doppiamente sbagliato.
    Il suo vero problema sono questi signori che vengono profumatamente pagati in quanto amici dei tennisti pro, ed utili per viaggiare e per le serate in discoteca. Chiaro che difficilmente avranno le motivazioni per studiare e fare ricerca applicata. Cosa che viceversa faccio io, che in quattro anni ho selezionato del materiale ottimo ed aggiornato (come fa lei nel sito, non è certo tutta farina del suo sacco) ed uso e consumo gratuito del mio prossimo. Ma prima avevo alle spalle molto altro. Tra l’altro ho tutte le vaste competenze intellettuali che servono per capire le complesse cose che lei teorizza… :-)
    Insomma, ci provi lei, che dovrebbe essere il GURU della biomeccanica, della potenza balistica, della mobilità scapolo-omerale, della fosfocreatina, delle FTII, dell’ipertrofia ed iperplasia, delle guaine mieliniche, dei Fusi e del Golgi!!!, della stiffness, del collagene e dell’elastina e dei periodi ontogenetici … ci provi lei, che è tanto bravo, a farsi ascoltare QUI!!! :-)

    p.s. Ed infatti cosa le hanno detto? Se è tanto geniale, dove sono i risultati?! :-)

  • 27.

    Buzzelli, parafrasando totò, mi faccia il piacere………
    Siamo seri i più forti tennisti del mondo arrivano di media a 210/215 ….
    Facciamo così la vengo a trovare e facciamo un test regolare, un centinaio di servizi filmati con fotocellula etc se i dati sono quelli che dice lei, le chiederò pubblicamente scusa su questo sito, in caso contrario ammettera’ di aver detto un sacco di cazzate pubblicamente sempre su questo sito….
    Accetta…..?

  • 28.

    per archipedro

    Fare i Professori , sparandole grossissime , sostenendo di fare ricerca

    applicata ( elenchi le pubblicazioni ) non ha nessun valore . La ricerca serve a migliorare le prestazioni , se è fine a se stessa è inutile . Sostenere che allenare un giavellottista scarso, quando questi può diventare un tennista forte è una scelta individuale è una grande idiozia . Oppure sono grandi balllllleeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!

  • 29.

    Un altro dei problemi insiti nei giavellottisti-tennisti da 250 Km/h consiste nella prima di servizio che, 3 volte su 4, finisce non solo oltre la recinzione del campo ma anche direttamente al di fuori del circolo e, nel caso di impianto limitrofo ad altro comune, financo fuori dai confini comunali. Da qui una sequela di contenziosi tra comuni e circolo con conseguente isolamento dei giavellottisti-tennisti in campi con apposito orientamento verso spazi privi di abitazioni e/o strade ad elevato scorrimento veicolare. La necessità di una abbondante rincorsa spinge inoltre i giavellottisti-tennisti a prediligere i campi con entrata dal lato corto affinchè sia possibile tenere la porta aperta durante la rincorsa. Il giavellottista-tennista è particolarmente fastidioso nel caso in cui la porta di entrata nel campo sia posta da un solo lato, cosa che lo porterà a inventare le scuse più subdole per evitare di cambiare campo secondo le canoniche regole al fine di beneficiare della rincorsa offerta dalla porta.

    Tutte queste complicanze stanno purtroppo portando all’estinzione del giavellottista-tennista.

  • 30.

    Tutto giusto andrew; ma se in Italia avessimo più campi coperti gran parte del problema sarebbe risolto..
    Comunque se quei giavellottisti di provincia servono come si dice,io sono Robin Soderling con tanto di “angolo o box di Soderling”.

  • 31.

    grande Nicola Pistolesi!!!

    Adesso partirà il Progetto Campi Coperti by Commentucci…

    ciao Andrew Pistolesi

  • 32.

    Andrew for president….!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • 33.

    Io invece sto dalla parte di Buzzelli, nonostante dal mio commento non si sia capito, perché per lo meno lui s’impegna per coltivare il talento. Il discorso del giavellottista, per chi lo POSSA capire (…) è evidentemente serio, al punto che nel mondo dell’atletica (ma anche in quello della pallavolo, del basket, del calcio…) il giocatore di tennis non è mai stato considerato, a ragione, un atleta.
    Quello che vi può proporre un preparatore serio è appunto l’idea che raddrizziate le gambe, la schiena e le braccia ai vostri figli prima di metterli in campo e chiamarli campioni… ma proprio non ci riuscite. :-)
    Ed allora inutile sottoporre dei filmati (imbarazzanti) a qualcuno che sa distinguere un giovane ben preparato ed un brocco pallettaro all’italiana… Magari è costretto a dire ciò che non i suoi occhi ma un cronometro ed una cordella fotografano benissimo… :-)

  • 34.

    Massì, Archipedro….si scherza un pochino su questa mitica figura del giavellottista-tennista da 250 km/h. Voglio solo ricordare che la velocità, la decontrazione, la potenza vanno benissimo, ma poi bisogna che la palla stia dentro il rettangolo del servizio.

    A me personalmente poi, l’esecuzione del servizio pare più una questione di ritmo interno del giocatore.

    Guarda ad esempio Dolgopolov e Almagro, due normodotati che tirano aces con gesti molto personali. Dolgopolov si divincola come tarantolato e colpisce con lancio di palla basso, Almagro fa un gesto ultra essenziale e tira forte.

    Ma di altri esempi ce ne sono.

  • 35.

    Certo caro mio! :-)

    Però il problema non è SAPERLO fare ma POTERLO fare.
    Io come Buzzelli penso che i tennisti pro italiani di cui si parla qui tanto semplicemente non possano più fare certe cose. Mai più. Neppure allenandosi. Ci sono qualità neuromuscolari che si perdono per sempre. Poi ovviamente ti prendi un ragazzino di scienze motori, lo chiami preparatore, e lo porti a figa in giro per il mondo… ma questa è un’altra storia.
    Tu, caro mio, che sei un intellettuale (…) dovresti capire che scherzare sempre, e dissacrare sempre, non è sicuramente meglio dell’essere tecnocrati seriosi ed impegnati.

    Lasciamo dunque che siano i risultati a parlare… :-)

  • 36.

    Euillàààààààà!!!!! appena digito la parola giavell… si scatena sempre un putiferio. Vede Archipedro,anche questo è già successo circa un lustro fa, ma lei non ci frequentava ancora!!!!! Cmq la mia intenzione non è quella di farmi ascoltare per forza, sono già soddisfatto di avere quelli che mi seguono, e credono in quello che propongo.

    Archipedro, non mi sono mai permesso di sminuirla, ma solo di farle presente che tante cose giuste che lei ha detto son già state dette e ridette da decenni. Il più è farle applicare, e per questo bisogna stare sul campo, essere credibili e farle accettare. Vedo che ha già cominciato; continui ….

    @ simplypete, quando parlo di dati tecnico-scientifici, io sono sempre serio: non le resta che venirmi a trovare….

    p.s. non ho mai pensato che i prep. atl. fossero incompetenti, è che non gli si dà spazio, tant’è che tra le righe, in quel che scrivevo, suggerivo di affidare la costruzione del sevizio dal punto di vista strutturale (da leggersi come “struttura fisica e tecnica generale”) proprio a questa figura professionale, che potesse applicare la metodologia propria dei lanciatori di giav…….
    Infine, non mi risulta che chi faccia atletica sia obbligato a farla e non sappia che esiste anche lo sport con la racchetta da non poterlo scegliere in libertà!

  • 37.

    ciao a tutti,

    non sò (e personalmente non penso che i giavellottisti servano a 250 km ) ma se prendete un qualunque libro di bimeccanica di atletica leggera è impressionante la somiglianza delle spinte delle catene cinetiche con le spinte del servizio nel tennis per quanto riguarda lo “swing” con la racchetta.

  • 38.

    Buzzelli, lei salta un passaggio.

    Circa venticinque anni fa, tra le superiori e l’università, ho es. tradotto alcuni articoli per la rivista della mia società d’atletica, che allora (tra gli addetti ai lavori) era quasi più famosa della società stessa. In effetti i nomi dei vari preparatori dell’Est erano noti, e le teorie di cui parliamo prendevano corpo in quegli anni. Eppure da noi a tali conoscenze non sono corrisposti i risultati, al punto che siamo riusciti a “rovinare” es. tre generazioni di saltatori in alto, nessuno dei quali, pur con potenzialità notevoli, ha vinto nulla d’importante a livello mondiale.
    E quindi, ciò che lei dimentica, è che tra l’aver letto o studiato ed il far applicare agli altri c’è prima il “capire molto bene”. Ed il tradurre la teoria asettica in proposte metodologiche a misura d’atleta.
    Infatti molti grandi tecnici blasonati, o allenatori da campo, non hanno più atleti per il semplice fatto che sono vecchi, noiosi, incapaci di comunicare e motivare. Obsoleti. Superati dalla storia e dai fatti. E questo, proprio a partire dall’atletica leggera, è il pietoso scenario dei nostri giorni… Dove la base, l’avviamento serio, non esiste più, e si tenta di “far cassa” con gli adolescenti.

    Il risultato di tale deriva è che il primo risibile nickname trinariciuto qui la schernisce, e che in questa situazione kafkiana è proprio lei, alla fine, a non sembrare molto credibile. Nel senso che il suo ennesimo messaggio estemporaneo (giavellottista da 250 km/h…) è inadeguato al contesto… Di quei genitori ne può fare a meno? Io campo d’altro, e posso permettermi di allenare gratis solo chi lo merita… Ma per lei le parole sono importanti.

    p.s. Quella che lei definisce la “metodologia dei lanciatori”, quasi vi fosse una teoria univoca, in realtà non esiste. Ed infatti, proprio in questo ventennio, si sono viste molte fasi di transizione, con preparazioni diversificate, prima nel peso (ed almeno due scuole antitetiche) e poi nel giavellotto quanto pure nel martello. Solo nel disco, forse, siamo su tecniche consolidate abbastanza tradizionali ed univoche. Giusto per essere precisi… ci sono molte idee diverse al mondo, ed il VERBO tra le persone competenti non esiste… :-)

  • 39.

    Salve a tutti, scrivo poco :) sta di fatto, che vi seguo, vi credo e ho comprato 5 vortex made in china da 5 euro e 80 che ho portato al mio prepaparatore. Nessun mugugno sulla utilità o inutilità dell’attrezzo non tanto per i post qui di Buzzelli, Archipedro e non ultimo di Caperchi ma perchè vi era un articolo che personalmente non ho letto su Tennis Italiano a favore. Purtroppo sapete come funziona la scienza della comunicazione, se una tesi è portata avanti da tal archipedro, qualcuno si domanda ma chi ……è questo Archipedro? Se invece viene scritta su una rivista specializzata cone Tennis Italiano oppure da un coach di fama come Leo Caperchi tutti si, è giusto benissimo, va bene, facciamo. Grazie anciora Archipedro e Buona settimana a tutti.

  • 40.

    Come ogni tanto accade… si prende una battuta provocatoria per oro colato….

    Non mi addentro in questioni tecniche, che fra l’altro sono poco utili ai piu’, ma l’esempio del giavellottista vuol forse solo spiegare che quel particolare gesto necessita di molto piu’ cura di come normalmente viene propinato in molte (quasi tutte?) le scuole tennis…
    In effetti nella maggior parte dei casi tutto si riduce a fare cesto alla fine dell’ora con centinai di palline scagliate al di là della rete…e al massimo ti spiegano come e dove la devi prendere…e il ragazzino dopo dieci palle..pensa già ad altro… magari coinvolgendolo con esercizi diversi come il lancio del giavellotto..piuttosto che del vortex…lo si aiuta a metabolizzare il gesto, a rendere tutto meno monotono e ripetitivo riuscendo anche a divertirsi…e a capirlo soprattutto.

    La carica, l’esperienza e la capacità di motivare i propri atleti del prof…. credetemi è ancora all’ennesima potenza.. con o senza l’uso del suo strumento diabolico….

    Certo, nessuno ha la bacchetta magica, alla fin fine è sempre l’atleta che deve voler tirar fuori il meglio di se… ma il Buzz ricordiamolo che è stato anche un discreto decatleta…ne avrebbe di esperienza… anche troppa rispetto alla monotemia del tennista…
    Il punto è chiedersi come mai uno come lui ( e come sicuramente altri PA)…non viene coinvolto di piu’ dal sistema… come mai dopo che si ripete da anni quanto importante sia la PA… ancora tutto è lasciato al 99% esclusivamente nelle mani dei maestri…

    Come dice Panajotti in altro articolo… servono meno orticelli e piu’ collaborazione… la FIT ci sta provando in tutti i modi a far cambiare mentalità… ma la linea Maginot dei circoli è dura da sradicare…

    Servirebbe una scintilla per smuovere l’ambiente…qualcuno di voi ha un accendino ?

  • 41.

    Bogar67,
    accidenti a te!!! Dove i vortex a 5 euro?!! :-)
    Solito cretino, i miei li ho regalati tutti tranne uno…

    Sulla rivista di cui sopra… spiegavano i protocolli d’allenamento ambidestro con il vortex (li scoprono oggi?) e sopratutto come allenare con lo stesso le cuffie dei rotatori alla potenza balistica, plasmando legamenti e tendini?! Se per caso NO, sappi che io sto lavorando su queste cose, e proprio con bambini piccoli. E continua così, con la mente sgombera ma aperta…

    A qualcosa questo blog può servire, no?! :-)

  • 42.

    Archipedro, ho sempre scritto che se mia figlia diventa uan forte Junior e magari riesce a sfondare nel tennis che conta è gran merito di tutti voi che in questi anni avete cominciato a scrivere da Ubaldo e poi qui. Anche se a volte quando i post sono lunghi non arrivo alla fine ho sempre colto le cose utili. Non faccio nomi per non dimenticare qualcuno. Mia figlia tennisticamente, senza nulla togliere al bravo maestro che la sta seguendo è una produzione spazio tennis.com
    I vortex il mio maestro li ha trovati di marca a 30 euro, io di imitazione ma a norma di legge a 5 euo e 80 in un outlet come mi hai consigliato tu.

  • 43.

    Io sto ai fatti!!!!
    Per esempio sono 5 anni che in veste di tecnico regionale di P.A. vedo e valuto ragazzi dai 9 ai 15-16 anni della mia regione (naturalmente solo i selezionati che dovrebbero essere i migliori), che presentano delle mobilità scapolo-omerali da imbarazzo, non hanno la benchè minima idea di come si lancia una palla medica, eppure questi nel prosieguo della loro attività probabilmente arriveranno ad avere anche un servizio di una certa caratura.
    Per me questo vuol dire che se in questi stessi ragazzi venisse applicato tutto quello che dovrebbe applicarsi già a partire dalla giovane età, tutta quella parte metodologica tale per la quale il cingolo scapolo-omerale risultasse mobile, elastico, forte ed esplosivo, la colonna fosse flessibile, le catene cinetiche delle spinte venissero esercitate esattamente come avviene per coloro che fanno i lanciatori di g. forse allora avremmo tennisti più incisivi col servizio.
    Per quanto mi riguarda, purtroppo, mi trovo ad intervenire a cose già fatte, lavorando soprattutto con tennisti che già sono strutturati.
    Ma vi garantisco che gli interventi tecnici che ho avuto modo di fare su atleti anche di una certa classifica ATP , che hanno riguardato l’aspetto “servizio” hanno prodotto incrementi notevoli anche su servizi già di una certa rilevanza.
    Ecco quindi la conclusione: si lavora poco e male (da quello che vedo e sento in giro) al fine di produrre tennisti col servizio realmente incisivo, che era poi l’interrogativo di questo articolo. Per me non è un fattore di tecnica tennistica ma soprattutto di preparazione fisica. Ecco quindi il riferimento al giavellottista che con una racchetta in mano, ha imparato immediatamente a servire (come sicuramente può fare un pallavolista, un pallanuotista ecc…) e quando la tecnica si è affinata, ha avuto le armi per servire ad altissimo livello.
    Non credo di aver scoperto chissà che, sono 35 anni che lo ripeto, ma mi rendo conto che ancora si continua (almeno in Italia) a seguire percorsi che non portano all’obiettivo.
    Per quel che posso, a quelli che mi chiedono consigli, suggerisco la strada frutto del mio pensiero metodologico, tant’è che ho messo sul mio sito, ad uso e consumo di tutti, un piccolo protocollo di esercitazioni fisiche specifiche per il servizio.

  • 44.

    Sig.Buzzelli apprezzo molto il post. 43 molto equilibrato e che condvido pienamente, ma come può constatare i toni usati, in quest ultimo post hanno meno i toni trionfalistici del post “provocazione” precedente.
    Cmq mi ha convinto verrò appena potrò a trovarla e se mi dedicherà (retribuito naturalmente) uno stage ecnico-pratico sui principi suddetti e soprattutto sulla metodologia pratica per portarla a compimento le sarò grato.

    Archipedro io non metto in ridicolo nessuno, ne è mia intenzione calcare la mano, ma se un professionista del settore scrive cose del tipo: un giavelottista serve a 250 km in campo, penso che quanto meno l’ho debba dimostrare….
    Io sinceramente apprezzo molto la tua “mission” ma penso che la tua credibilità, dovrebbe essere misurata su risultati agonistici riscontrabili, non pensi?
    Altrimenti stiamo a parlare di teorie e basta….

  • 45.

    @ Salvatore Buzzelli
    Il mio continua a fare mobilità articolare con il bastoncino tutte le mattine. Con il maestro fa servizi per mezz’ora per tre volte la setimana prima dell’allenamento.
    Quanto a motivazione… quando diventa dura chiede “ma è il programma di Buzzelli?”, “sì”. Si mette tranquillo e tira.

  • 46.

    Concordo ccn Atti al 100%. Mi chiedo altresì se non si debba smettere con le critiche personali senza che queste abbiano uno sbocco costruttivo. Critiche fate poi ad uno dei maggiori esperti di Pa applicata al tennis come il Prof.Buzzelli

  • 47.

    Mauro scusa allora tutto ciò che dice Buzzelli è oro colato….
    Atti che ti avvali della collaborazione del Prof. a quanto tirano la prima palla le tue pargole se è dato sapersi?

  • 48.

    Non credo che “acculturare” (che brutto termine !) le masse di genitori sulle nozioni di base della PA possa portare frutti…anzi si puo’ rischiare di fare peggio….
    E viceversa, in questo ambiente, è fantascienza anche solo pensare di utilizzare un bravo PA in sinergia con 3-4 circoli….meglio averne 4 sui generis…piuttosto.
    Cioè la soluzione semplice non è mai presa in considerazione….ecco perché il genitore si deve affannare quando vede situazioni Kafkiane.

    Simply… come ben sai… la strada è lungaaaaaa…. i piccoli traguardi intermedi, anche se fossero ben auguranti, contano relativamente… palla lunga e..pedalare !
    Sul Buzz… come già detto…non è la competenza che manca !

  • 49.

    Salve a tutti
    ho 18 anni sono 2.7 negli ultimi tre anni ho girato il mondo x allenarmi.Dallo scorso novembre mi alleno nel centro tecnico del prof Buzzelli dove soprattutto ho curato la mia preparazione atletica. Quando sono arrivato a Bologna e servivo ad un ottima velocità, dopo la preparazione grazie al lavoro incentrato sulle metodologie indicatemi dal prof in cui ho imparato anche a lanciare il giavellotto ( all’inizio non superavo i 20 metri e soprattutto non ero coordinato sciolto e mobile come lo sono adesso), attualmente da fermo supero i 45 metri e contestualmente il servizio è incrementato notevolmente in velocità e potenza. Signor Pagliaccio lei saprebbe spiegarmi perchè avviene questo?

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