L’attuale allenatore di Hamad Medjedovic, Jorge Aguirre, ha rilasciato un’intervista a Puntodebreak.com parlando, oltre che del suo giocatore, della crescita richiesta ai giovani per affermarsi nell’élite del tennis e del rapporto tra allenatore e tennista.
Qualche anno fa Medjedovic era considerato un potenziale campione, ma dopo la vittoria delle Next Gen Finals del 2023 ha faticato ad emergere. A tal proposito, Aguirre ha detto: “Quando vinci un titolo così importante le aspettative crescono molto rapidamente e ti trovi a dover dimostrare di valere quel risultato”. Il coach spagnolo è apparso sicuro delle possibilità di Medjedovic: “Credo che Hamad abbia un enorme potenziale di crescita, ma non era e non è pronto per stare dove hanno provato a collocarlo troppo presto”.
“I giovani devono maturare gradualmente”
Dal caso particolare del suo giocatore, Aguirre ha allargato il discorso a tutti i giovani tennisti che si affacciano al tennis che conta: “Quando sei giovane e ci sono tante aspettative su di te è come se dovessi sempre dimostrare qualcosa, reggere questo tipo di pressione non è affatto semplice, bisogna maturare gradualmente”. In particolare, l’allenatore ha individuato alcuni aspetti su cui il serbo deve ancora lavorare: “C’è tanto spazio per migliorare fisicamente, Hamad però ha bisogno di libertà mentale e un percorso chiaro da seguire. A volte dubita un po’ di sé stesso e le prestazioni ne risentono, ma gradualmente emergerà un grande Medjedovic”.
“Il livello di oggi è altissimo”
Successivamente, l’ex coach di Fokina ha parlato del tennis odierno, sottolineandone l’altissimo livello: “Il tennis moderno è super professionale e il nostro esempio lo dimostra bene. Un giocatore 90esimo in classifica a Melbourne ha vinto un set contro un Top 5 (De Minaur, ndr) e ora ha battuto un Top 40 (Bergs, ndr)”. In un contesto così livellato, secondo Aguirre ogni settimana riserva delle chances: “Si tratta di essere pronti per la settimana in cui le circostanze si allineano e cogli l’opportunità di consolidare tutti i progressi fatti”.
“Non c’è più tolleranza verso i coach”
Infine, lo spagnolo ha detto la sua sul rapporto tra allenatore e tennista. Secondo lui è fondamentale conoscersi bene prima di cominciare una relazione di lavoro: “C’è poca tolleranza, per questo non inizio mai una relazione lavorativa se non dopo aver vissuto con il giocatore, aver trascorso del tempo e pranzato assieme, aver parlato di vita e di futuro – ha detto l’allenatore-. È l’unico modo che conosco per avere una relazione basata sulla fiducia e che possa durare”.