Del Potro ci ha avvertiti, noi abbiamo finto di non credergli

Juan Martin ci aveva avvertiti: “Non ho la forza per fare un altro miracolo”, noi abbiamo finto di non credergli. Alla vigilia dell’Argentina Open Del Potro ha sorpreso tutti, annunciando più un addio che un ritorno, in barba a ciò che la wild card di Rio poteva far sperare. Il sogno comune era che il verdetto del campo potesse in qualche modo ribaltare tutto, perfino le convinzioni maturate dall’uomo che per eccellenza non ha mai mollato, quello che in piena pandemia garantì di non considerare il ritiro un’opzione. Quando si arriva al nono gioco del secondo set però diventa più chiaro, Del Potro è sotto 1-6 3-5 e serve per restare nel match. Potrebbe essere l’ultimo della sua carriera, anzi, è quasi subito chiaro che lo sarà. La torre di Tandil si sgretola in un pianto apparentemente infinito: la decisione è presa.

Il break illude in avvio il pubblico del Court Central Guillermo Vilas, ma è esclusivamente frutto della fretta di Delbonis, antagonista forzato della serata. Del Potro approccia con cautela, gioca lontano dalla riga – in risposta paga tante insicurezze, specialmente da sinistra, dove copre eccessivamente la sinistra lasciando sempre scoperta la “T” – e limita gli spostamenti. Giocare così a questi livelli è impossibile, e diventa presto chiaro. Delbonis prende confidenza, comanda la diagonale di sinistra, può permettersi di allungare gli scambi e per la prima ed ultima volta nella sua vita si concede il lusso di giocare in anticipo sul dritto di Del Potro. Non si poteva chiedere di più, ma non ci si aspettava un Delpo così in difficoltà anche con servizio e dritto, colpi sui quali idealmente potrebbe detenere un brevetto. Dopo il break iniziale ha ceduto sei giochi consecutivi, un peccato non aver conservato almeno un paio di turni di servizio, in modo da tenere in partita anche il pubblico. Nel secondo parziale la cosa gli riesce fino al 3-3, poi in un game rocambolesco, dopo cinque palle break annullate e quattro palle game non convertite, arriva la resa definitiva. 

L’ufficialità del ritiro arriva a caldo, le ultime parole di Delpo su un campo da tennis ci vengono tramandate dai presenti; la regia internazionale ha infatti staccato prematuramente il collegamento. Sono tranquillo perché l’ultimo incontro l’ho giocato su un campo da tennis e non in conferenza stampala grande vittoria dell’argentino, che in campo annuncia il ritiro, ma in conferenza stampa tiene aperto uno spiraglio minimo per Rio  -. Questa è l’ultima partita della mia vita, sono felice di averla giocata davanti a questo pubblico. Ho dato tutto fino all’ultimo punto, ma è molto difficile giocare con questi dolori. Voglio vivere in pace, ho tutta una vita davanti”. Si congeda così l’idolo di casa, che l’ultimo match ufficiale davanti alla sua gente lo aveva giocato nel 2012, contro Radek Stepanek in Coppa Davis, allora fu vittoria in tre set con il punteggio di 6-4 6-4 6-2. In tribuna c’erano tutti: mamma Patricia, sua sorella Julieta, colleghi come Diego Schwartzman e Benoit Paire, oltre alle leggende del tennis albiceleste Gabriela Sabatini e Guillermo Coria. La fine è idealmente giunta, Del Potro ha deciso, resta aperto giusto un ultimo spiraglio per rimandare l’ultimo quindici della carriera di una settimana: “Non so se andrò a Rio. Avevo l’illusione di poter giocare questi due tornei, in Brasile so di poter provare qualcosa di molto simile a ciò che ho avvertito qui a Buenos Aires. Dormirò e poi discuterò con il mio team, ma ad ogni modo anche se dovessi giocare Rio, il tennis poi passerebbe comunque in secondo piano per me, la gamba fa troppo male”.

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