Centrale del Foro Italico, 12 maggio 2019, primo turno del tabellone principale. Non c’è ancora il tutto esaurito delle grandi occasioni ma l’aria che si respira tra i presenti è quella di chi ha potuto assistere alla “prima di tante” di un certo Jannik Sinner. Appena diciassettenne, dopo un primo set perso nettamente con una vecchia volpe del circuito come Steve Johnson, la nuova speranza del tennis azzurro ricambia il 6-1 nel secondo parziale, annulla un match point e porta a casa il match per 7-5 al terzo. Apoteosi, è la prima vittoria in un Masters 1000 e già all’epoca si poteva mettere la mano sul fuoco che non sarebbe stata l’ultima.
Nel giorno del suo ‘anniversario‘ nella Città Eterna quel ragazzo è già tra i più grandi di sempre grazie al successo nel derby su Pellegrino. Altro che crisi del settimo anno, Jannik a Roma va per scrivere l’ennesimo record nei Masters 1000, diventato il suo terreno di caccia preferito. In striscia aperta da Parigi dello scorso novembre, Sinner ha sbaragliato la concorrenza prima sul cemento americano di Indian Wells e Miami, poi sulla terra battuta di Montecarlo e Madrid. Con i quarti di finale raggiunti agli Internazionali ha già eguagliato la striscia più lunga della storia di successi consecutivi in tornei di questa categoria (escludendo le Finals di Torino senza perdere un set, bazzecole), i 31 di Novak Djokovic nel 2011, ma non è finita qui, anzi. Se una vittoria con Rublev gli permetterebbe di non dover condividere questo primato, un trionfo nel torneo italiano gli consentirebbe di completare la collezione di ‘1000’ già da quest’anno, un’impresa riuscita solamente al solito Djokovic.
Non lo avrebbe pronosticato sicuramente Johnson. “Non potevo accettare la vergogna di perdere contro Sinner. Ho detto al mio agente che ero stato sconfitto da un ragazzino di 17 anni che faceva schifo, era terribile”, ha raccontato qualche anno fa l’americano al podcast ‘Nothing Major’. Eppure, ai più attenti già nel 2019 il nome di Sinner non suonava così estraneo. A Roma non si presentò da perfetto sconosciuto, avendo già stupito con il successo nel Challenger di Bergamo, seguito dalle vittorie a Trento e Pula. Nel mezzo anche il primo storico incrocio a Vilena contro Carlos Alcaraz, poi al Foro Italico un nuovo blockbuster con la sfida nelle Prequali contro un altro giovane di belle speranze, dal tennis raffinatissimo: un tale Lorenzo Musetti. Sono passati sette anni e Jannik Sinner a Roma non va per chiudere un cerchio, ma per allargare una traiettoria verso l’infinito.