Rafael Jodar è sulla bocca di tutti. Vuoi perché è il più giovane, dopo Djokovic nel 2007, a raggiungere i quarti di finale agli Internazionali d’Italia; vuoi perché è nei migliori otto di un Masters 1000 per la seconda volta consecutiva dopo Madrid; e vuoi soprattutto perché, tra appassionati e addetti ai lavori, si cerca ossessivamente chi possa essere il terzo incomodo a infilarsi nel duo Sinner-Alcaraz. E la domanda sorge spontanea: perché non lui?
Pronto a scendere in campo per una sfida che profuma di spettacolo contro Luciano Darderi, per un posto in semifinale, l’iberico — il cui nome fa affiorare non pochi ricordi, soprattutto se si dà uno sguardo anche alla bandiera di provenienza — ha concesso un’intervista alla Gazzetta dello Sport, raccontando di sé, del suo attuale exploit e di una (possibile) finale con Jannik.
Ora Darderi, poi (forse) Sinner
Senza sognare troppo in grande e guardando più al presente, l’avversario sulla sua strada ora è Luciano Darderi, che agli ottavi ha rimontato Alexander Zverev in una battaglia passionale e ha chiuso il terzo set addirittura con un bagel. “Affrontare un giocatore di casa non è mai facile e lui arriva da una grande partita — afferma Jodar —. Dovrò restare molto concentrato”.
Il pensiero di un possibile approdo in finale e una finale con Jannik non è neanche passato per la testa di Jodar: “Per carità, non facciamo questo tipo di previsioni. Non mi piace andare oltre con i pensieri. Affronto una partita alla volta e cerco di imparare da ogni incontro. Ho fatto due ottimi tornei e sto giocando a un livello molto alto, ma non mi monto la testa”.
Il paragone con Sinner è all’ordine del giorno. Per Jodar, però, l’idolo da bambino non poteva che essere Rafael Nadal: “Sinner è un punto di riferimento per tutto il circuito, per il suo impegno e la sua dedizione totale. Sono spagnolo: Nadal per me è il numero uno. Tutto quello che ha ottenuto ha un valore enorme e apprezzo molto anche il fatto che non abbia perso l’umiltà nonostante una carriera incredibile. Cerco di prendere esempio anche da questo”.
Papà Rafael
Da Rafael a Rafael. Nel box del giovane talento madrileno c’è anche papà Rafael, per l’appunto: coach e primo grande sostenitore del classe 2006 fin dagli inizi. “Lui è sempre con me, è il mio allenatore, ma soprattutto è mio padre. Un vero punto di riferimento. Quando siamo a casa cerchiamo di non parlare troppo di tennis e di mantenere un rapporto padre-figlio normale. Andiamo molto d’accordo. Ora che mi sta accompagnando, sono molto grato per lo sforzo che fa per essere qui, gestire tutto questo e aiutarmi in ogni cosa. Lui è anche il mio manager. Questo è il primo anno sul circuito, quindi per ora facciamo tutto ‘in casa’”.
Infine ha parlato della sua, seppur breve, esperienza al college: tappa fondamentale che ha contribuito a portarlo dove si trova ora. “È stato un anno di apprendimento. Non ho giocato molte partite, né all’inizio dell’anno con la squadra né poi nei tornei Challenger a fine stagione. Sono molto grato per il mio anno lì, per come mi hanno trattato i compagni e anche per la fiducia che gli allenatori hanno avuto in me. Vivere da solo per un anno ti aiuta molto a maturare, a capire quando e come fare le cose. Anche nel lavoro, perché nonostante ci sia mio padre devo cercare di essere il più possibile indipendente”.