Tommy Paul su Sinner-Alcaraz: “Prendono il sopravvento e impongono il loro gioco”

Giacomo Nicotera
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Tommy Paul - Foto CHINE NOUVELLE/SIPA

Dopo un 2025 concluso ai box, con l’ultima apparizione in agosto a Flushing Meadows, Tommy Paul è tornato ufficialmente nel tour e sta scaldando i motori in vista dell’Australian Open, al via il 18 gennaio.

Fuori ai sedicesimi di finale all’ATP 250 di Brisbane contro Giovanni Mpetshi Perricard e ancora in lotta per il titolo ad Adelaide (semifinale in programma il 16 gennaio contro Tomas Machac), lo statunitense è in cerca di ritrovare la confidenza con il campo e la sensibilità con la racchetta dopo quasi quattro mesi di stop.

Il 2025 è stato un vero e proprio roller-coaster di emozioni: best ranking raggiunto a giugno, con l’ingresso in Top 10, per un calvario finale che lo ha visto scivolare fino alla posizione numero 21. A Wimbledon avevo già fastidi al piede, poi durante il torneo mi sono lesionato il tendine – afferma l’ex numero 8 del mondo in un’intervista sul canale YouTube di Gill Gross –. In realtà era iniziato tutto con una distorsione alla caviglia mai guarita del tutto. A Londra è arrivato il colpo definitivo. Può sembrare strano, ma subito dopo mi sono sentito quasi sollevato”.

L’infortunio e i mesi di recupero

Il riposo, seppur forzato, ha permesso a Tommy di recuperare le energie necessarie per affrontare l’ultima parte di stagione, che però non è andata come previsto: Dopo un paio di settimane stavo già meglio. A Parigi e a Flushing Meadows ho iniziato ad avvertire altri problemi agli adduttori e un’ernia nella zona addominale. Ciò mi ha costretto a fermarmi definitivamente dopo New York”.

L’assenza nei mesi conclusivi del tour ha pesato sulla classifica del ventottenne di Voorhees che, nonostante lo stop, ha trovato il modo di vedere il bicchiere mezzo pieno: “In tanti mi chiedevano se avessi paura di scivolare così in basso nel ranking, stando fermo così a lungo. La verità è che quei tre mesi a casa non erano poi così male. Se avessi la possibilità di scegliere, mi fermerei sempre dopo lo US Open. Avrei preferito stare in salute, certo, ma ho avuto tempo per riposare, schiarirmi le idee e prepararmi per il nuovo anno”.

Il pensiero su Sinner-Alcaraz

Si è espresso poi su quanto sia complicato giocare contro Sinner e Alcaraz, sottolineando la loro incredibile capacità di sapersi adattare e prendere le misure in modi diversi durante la stessa partita: Ho giocato tanti buoni primi set contro quei due. La verità è che, al contrario di come pensano le persone, questi ragazzi non ti lasciano giocare nella stessa maniera anche nel secondo set. Si sanno adattare e leggono perfettamente la gara.

Tante volte ho avuto contro di loro l’impressione di comandare lo scambio e dettare i ritmi. Ma nel secondo parziale, sia Sinner che Alcaraz prendono il sopravvento, cambiano marcia e impongono il loro gioco. È difficile impedirgli di fare ciò. La grande differenza sta nel cambio di mentalità durante la partita: essere capaci di dimenticare il primo set e ripartire da zero. Sto ancora cercando di capire come fare…”.

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