Attila Balasz ed i suoi fratelli: il tennis ungherese aspetta il suo rilancio

di - 21 Novembre 2016
Attila Balasz - Foto RoEd

Domenica 13 novembre 2016, i presenti all’ITF Capanno Tennis Academy di Latina ($10.000), accorsi numerosi soprattutto per assistere alle prestazioni degli azzurri Viola, Basso e Baldi (tutti impegnati nelle semifinali) non hanno potuto fare a meno di notare i colpi che uscivano dalla racchetta di un ragazzo ungherese non più giovanissimo (classe 1989), Attila Balazs. Devastante nella semifinale con Andrea Basso (6-3 6-4), il magiaro sembrava poter avere la meglio anche dell’ex top 200 Matteo Viola, prima di accusare un po’ di “braccino” e sciogliersi definitamente nel terzo set (0-6 7-5 6-2) lasciando il trofeo al veneto.

E’ strana la storia di “Ati”, mago del drop shot. Nasce a Budapest il 27 settembre 1989, da mamma Ildiko e papà George. All’età di sei anni colpisce già le prime palline contro il muro del garage di casa, poi l’accademia e il passaggio al professionismo, tutto nel mito contemporaneo di Sua Maestà Roger Federer e del fratello maggiore Gyorgy (in campo per le gare di Coppa Davis dell’Ungheria nel 2010 e nel 2011). Si allena molto duramente e ben presto si accorge di come la terra battuta sia la sua superficie preferita. Ed è li che arrivano, a partire dal 2008, i risultati migliori. Attila si aggiudica dieci tornei Futures in poco più di due anni (fra i quali il più importante resta quello dell’agosto 2009, in Romania, con la vittoria per 3-6 7-5 6-3 ai danni del padrone di casa, Marius Copil), raggiungendo velocemente la posizione numero 350, quella che spesso separa i  giocatori “da ITF” da quelli “da Challenger”.

Iniziano ad esserci i prodromi per qualcosa di importante, che arriva a Palermo, domenica 10 ottobre 2010, primo e unico titolo Challenger della travagliata carriera di Balazs. In Sicilia, “Ati”, si presenta da numero 207 della classifica e trova la settimana della vita: fuori Schukin, Pashanski, Brizzi e Gensse, prima della straordinaria finale con l’austriaco Martin Fischer. L’ultimo atto vive di fasi concitate soprattutto nel primo set, equilibratissimo (7-6 a favore dell’ungherese). Nel secondo si assiste ad un ritorno prepotente di Fischer che però crolla nel terzo sotto i colpi martellanti del talento magiaro (tanti, tantissimi rovesci lungolinea), che dopo questo successo sarà numero 153 del mondo (suo best ranking). Una sentenza (un “flagello”, verrebbe da dire) nei tornei ITF , Balazs non è mai riuscito a trovare altrove la stessa continuità. Ancora un sussulto, uno squillo di tromba al torneo ATP 250 di Bucarest, nel 2012, dove Balazs (allora numero 454 ATP) è riuscito a centrare la semifinale partendo dalle qualificazioni e mettendo in fila grandi giocatori come Lacko, Starace e Malisse, prima di arrendersi al nostro Fabio Fognini. Poi l’infortunio, il ritiro e il ritorno alla luce nel 2016. Già quattro titoli ITF (tre in casa ed uno in Italia) e una finale, quella di Latina della scorsa settimana.

Per molti aspetti la storia di Attila Balazs cammina parallelamente a quella di una giovane tennista magiara, altrettanto talentuosa e sfortunata, Agnes Szavay, uniti dalla città di Palermo (dove anche la Szavay vinse il primo titolo nel 2007) e dal prematuro ritiro (definitivo, per un problema alla schiena, quello dell’ex numero 13 del mondo). Attila e Agnes aggiungono i loro nomi alla lunga tradizione del tennis ungherese, certamente non una delle più nobili ma solida e duratura nel tempo. Una tradizione che inizia nel 1986, ai Giochi Olimpici di Atene, con il bronzo di Momcsillo Tapavicza, prosegue con Jozsef Asboth e Zsuzsa Kormoczy, primo uomo e prima donna ungherese ad aggiudicarsi un torneo del Grande Slam (entrambi gli Internazionali di Francia) e culmina con la grande Monica Seles, cui venne conferita anche la cittadinanza ungherese perché tale era l’origine della sua famiglia.

Negli ultimi anni il tennis sulle rive del Danubio è entrato in una fase di quiescenza. In campo femminile gli occhi sono tutti puntati su Timea Babos (classe 1993), attuale numero 26 del ranking WTA e straordinaria doppista (nel 2014, a Wimbledon, ha raggiunto la semifinale in coppia con la francese Kristina Mladenovic). Ma attenzione anche a Dalma Galfi (allenata proprio dal padre di Timea Babos), ora numero 272 e già vincitrice degli Us Open Junior nel 2015. Meno rosee le prospettive per quel che riguarda gli uomini. Sì, perché il popolo magiaro aspetta ancora l’esplosione definitiva di Marton Fucsovics, che dopo la vittoria nel torneo di Wimbledon Juniores nel 2010 si è dovuto accontentare, fino ad ora, di due titoli a livello Challenger (Anning ed Andria).

In Federazione si lavora notte e giorno per cercare di preparare al meglio i campioni di domani. La voglia di fare non manca di certo. Ora, però, ci si aspettano risposte convincenti dal campo.

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