Conchita, provaci tu!

Martinez

di Paolo Silvestri

Conchita Martínez è la nuova capitana della squadra di Coppa Davis che dovrà affrontare fra pochi giorni il delicato incontro con la Russia. Dopo le dimissioni di José Luis Escañuela, il nuovo presidente della Real Federación Española de Tenis, Fernando Fernández-Ladreda, ha incaricato l’ex campionessa di Wimbledon di sostituire Gala León, che aveva nei giorni scorsi presentato le sue dimissioni dopo una serie infinita di polemiche. Una scelta inattesa, forse fatta per dimostrare pubblicamente che la questione maschilismo/femminismo non è stato il fattore determinante nella crisi del tennis spagnolo. Julián Alonso, vice di Gala León, sembrava il candidato piu probabile, ma è stata invece soprendentemente scelta l’ex giocatrice aragonese.

È ben noto come l’elezione, a settembre dell’anno corso, di Gala León come capitana abbia suscitato una compatta reazione negativa da parte del tennis spagnolo, malcontento di cui si era fatto portavoce Toni Nadal che la criticò forse un po’ incautamente, piuttosto duramente, con un tono a metà strada fra il paternalistico ed il sarcastico, giustamente qualificato come maschilista e offese l’ex giocatrice spagnola. Una palla di neve che, come sappiamo, si sarebbe presto trasformata una valanga riversatasi violentemente su tutto il movimento tennistico spagnolo.

Ma, al di là della forma (senz’altro criticabile), quali erano stati gli argomenti di Toni Nadal, condivisi dalla maggior parte di giocatori e tecnici spagnoli? Secondo lo zio e coach di Rafa il palmarès e l’esperienza di Gala non erano così prestigiosi da meritare un riconoscimento di tale livello, non conosceva bene né il tennis maschile né i giocatori, con cui non esisteva alcuna comunicazione, e poi… beh… si sa che un capitano circola abitualmente negli spogliatoi, e lì che ci avrebbe fatto una donna? Indubbiamente i risultati raggiunti in carriera da Conchita non sono paragonabili a quelli di Gala, così come la sua lunga esperienza nella squadra nazionale. Ricordiamo la sua ormai decennale attività in Fed Cup, prima come giocatrice, in coppia con Arantxa Sánchez, e poi, dal 2013, come capitana, per quanto la Spagna non stia vivendo ultimamente le sue migliori stagioni. Una giocatrice quindi rispettatissima nell’ambiente, contro la quale nessuno oserebbe scagliarsi. Però sempre donna è. E come la mettiamo con la questione degli spogliatoi? Che cosa ha spinto la Federazione a fare nuovamente una scelta che si era dimostrata così polemica a suo tempo?

Si tratta a mio avviso di una scelta “politically correct”, nel senso che smonta in partenza eventuali congetture sul maschilismo del tennis spagnolo, e nel contempo non rappresenta una frattura con le scelte (almeno quelle “tecniche”) della gestione federativa anteriore, se consideriamo che Fernando Fernández-Ladreda ricopriva il ruolo di vicepresidente durante il mandato di Escañuela. Ma come reargirà a questo punto il mondo del tennis maschile iberico? Intanto i giocatori, che fino a questo momento (diciamo la verità) avevano avuto il pretesto perfetto per non sobbracarsi la trasferta in Russia prorpio in un momento in cui la Patria avrebbe avuto bisogno di loro, hanno già presentato la “giustificazione” (più o meno fondata) per non andare a Vladivostok. Sarà allora il momento dei giocatori di seconda fila (Andujar? Gimeno? Marrero? Menéndez? Cervantes?) che avranno la loro opportunità di vestire la maglia nazionale, e nessuno avrà davvero il diritto di criticarli.

In tutta questa storia le grandi dichiarazioni di principio spesso hanno lasciato intravvedere una difesa arroccata, eccessivamente acritica, degli interessi della maggior parte dei protagonisti. A cominciare dall’ex presidente a cui forse il polverone (ben prevedibile) alzatosi per l’elezione di Gala León come capitana potrebbe essere servito, anche se indirettamente, per deviare l’attenzione da altri problemi ben più gravi legati ai conti della Federazione, e al quale è risultato in fondo comodo parlare di un linciamento nei suoi confronti ordito da un mondo maschilista. Ma sono solo ipotesi non supportate da nessuna evidenza. Questa è politica, non tennis.

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