Cronache dal Foro Italico – Volume 11 – “Il Lavoro Paga”

di - 26 Aprile 2010

Paolo Lorenzi
(Paolo Lorenzi – Foto Nizegorodcew)

di Roberto Commentucci

C’è una sola ricetta dietro l’exploit di Paolino Lorenzi, classe ’81, n. 96 Atp, man of the day agli Internazionali BNL d’Italia dove ha sorprendentemente superato, dopo una cruenta pugna da terra rossa, il solido specialista spagnolo Albert Montanes, n. 29 del mondo.

Avevamo visto per la prima volta all’opera Paolino tre anni fa, al torneo Challenger del Garden, e il primo giudizio era stato impietoso: volenteroso, ma muscolare. Un buon diritto solido e continuo, ottime gambe, gran grinta e solidità mentale. Ma anche un servizio debole, funestato da un lancio di palla basso e da una insufficiente rotazione del busto, e un rovescio bimane approssimativo e poco sicuro. Volèe sconosciuta, tocco inesistente, schemi ripetitivi e prevedibili. Insomma, data anche un’occhiata alla carta d’identità (andava per i 26) lo bocciammo senza appello, ritenendolo poco futuribile.

Ma mai dire mai, dice il proverbio. L’uomo del destino per Paolo Lorenzi, nato a Roma da agiata famiglia senese, si chiama Galoppini, ed è il tecnico capace di trasformare il brutto anatroccolo in un cigno.

Il Lorenzi di oggi è un tennista completamente nuovo. Il gesto di servizio è stato completamente rifondato: il lancio di palla è più alto, la sincronia fra la spinta delle gambe e l’azione della spalla è finalmente ottimale, e la battuta del senese fa il lavoro che deve fare, ovvero portare punti gratis e consegnare l’iniziativa dello scambio.

Sensazionali i progressi dal lato del rovescio: l’apertura è stata accorciata, e il punto di impatto è ora più avanzato di una decina di centimetri, consentendo un maggiore trasferimento di peso sulla palla, maggiore sicurezza sulla diagonale e una notevole disinvoltura nella traiettoria lungolinea. In più, il colpo si è arricchito di una solida variante in back (con cui l’azzurro prende spesso la rete) e di una temibile palla corta, usata in modo a volte spregiudicato, ma sempre tatticamente impeccabile.

Ma soprattutto quel che davvero ha garantito a Paolino il salto di qualità è l’incredibile miglioramento compiuto nel gioco al volo. Galoppini infatti, molto intelligentemente, ha persuaso il toscano che un tennista come lui, mancando di un colpo autenticamente definitivo, doveva assolutamente imparare a verticalizzare il gioco, a seguire a rete le accelerazioni, per dare pressione agli avversari e rendere il suo tennis più incisivo e competitivo a livello di circuito maggiore.

Ed era beello, oggi, sul campo n. 5, vedere il toscano, trascinato da un pubblico entusiasta, mettere in mostra tutto il suo repertorio. Cosciente che in una gara di corsa da fondo campo non avrebbe mai potuto impensierire un tipo solidissimo come Montanes, il nostro ha fatto davvero i numeri, alternando scambi solidi da dietro, fatti di grande sofferenza (era sempre costretto a perdere campo) ad un campionario sorprendente di variazioni: serve and volley improvvisi, tantissime smorzate, (seguite a rete con i tempi giusti), e persino, nei momenti più caldi di un palpitante terzo set un paio di slice di roovescio seguiti a rete con grande coraggio, e finiti con voleè efficaci e persino eleganti.

E allora era bello, oggi, assistere all’ovazione che il pubblico ha tributato al nostro. Una storia che incute rispetto, e che conferma il vecchio detto della nonna, che forse qualcuno dei nostri giovani tende a dimenticare: il tempo è galantuomo il lavoro prima o poi paga, e paga sempre.

© riproduzione riservata

3 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *