Davis: opinioni spaccate sul tiebreak al quinto

di - 28 Settembre 2015

insalatiera

Articolo di Giulio Gasparin

Interviste a cura di Paolo Angella, Stefano Berlincioni, Michele Galoppini, Giulio Gasparin, Federico Mariani e Giulia Rossi

Se il mondo dei fan si è visto spaccato dal fulmine a ciel sereno che era stata, non più tardi di venerdì scorso, la notizia dell’introduzione del tiebreak a conclusione del quinto set in Coppa Davis, il mondo del tennis non è stato da meno. In molti si sono detto abbastanza indifferenti alla scelta, poiché sono pochi i match che si protraggono oltre il dodicesimo game dell’ultimo set, mentre per altri si tratta di una decisione che giunge fin troppo tardi, per l’evoluzione che il gioco del tennis ha subito nell’ultimo decennio, altri ancora la vedono come una perdita di tradizione e peculiarità del più importante evento per nazionali.

Una delle opinioni più equilibrate è quella di Renzo Furlan. Il veneto, che ha vestito la maglia azzurra ben 11 volte, si è così espresso: “È stata una decisione per certi versi inaspettata, ma secondo me è un’evoluzione del gioco del tennis che prima o poi arriverà in tutte le partite. Detto questo però mi dispiace molto, perché la possibilità di avere questi match che non finivano mai era una peculiarità della Davis. Secondo me la competizione perde qualcosa, però purtroppo credo non si potesse fare a meno della modifica, è una evoluzione naturale e se non succedeva il prossimo anno, sarebbe stato quello successivo. Nel tennis moderno ci sono esigenze commerciali e televisive che impongono ai match di non durare troppo. Non credo che sia uno stimolo a far partecipare chi ha qualche ritrosia, il tennista si adatta al regolamento, chi non vuole giocare la Davis non lo farà ora sapendo che ci sarà il tiebreak anche al quinto, più che altro credo sia solamente una questione televisiva.”

Flavio Cipolla e Filippo Volandri sono stati tra i più aperti sostenitori di questo nuovo cambiamento, con il livornese addirittura orientato verso un accorciamento dei match, assimilando la Coppa Davis alla realtà del tour ATP. “Io credo che sia giusto accorciare i match di Davis,” ha detto l’ex numero 25 del mondo. “O farli 2 su 3 come i match ATP… Giocare 3 su 5, due volte in tre giorni, ti massacra anche per la settimana successiva.”

“Non so bene cosa rispondere,” ha detto invece il tennista romano. “Non mi sembra una cosa di grande rilevanza; comunque, ripensandoci bene, non penso sia male avere il tiebreak al quinto set: dopotutto, giocare 3 su 5 direi che è già abbastanza lunga!

Anche una delle voci storiche del giornalismo tennistico italiano, Rino Tommasi, si è detto favorevole alla nuova regola, perché accetta il fatto che comunque dopo un certo punteggio, tutto si gioca su poche palle, e quindi un tiebreak non fa che accelerare lo stesso processo. “Io penso che comunque sia stata una decisione innanzitutto prevedibile e che secondo me arriva troppo tardi, perché ad un certo punto, tutte le volte che questi quinti set sono andati all’infinito, 20-18 o cose nel genere, non hanno fatto del bene al tennis e non risolvono un problema: è chiaro che sono partite che si vincono per un colpo fortunato, piuttosto che per un errore, però è anche la natura del gioco che vuole questo. Alla fine quando due giocatori arrivano 10-10 al quinto, non c’è un atto di ingiustizia perché vinca uno o vinca l’altro, anche se si gioca su un punto o due, quindi il tiebreak non cambierebbe gli equilibri.

Di opinione del tutto opposta Davide Sanguinetti, protagonista con i compagni di squadra, di una splendida finale in Davis nel 1998, quando furono fermati dalla Svezia. “Sinceramente (l’introduzione in Coppa Davis del tiebreak nel quinto set) toglie un po’ di fascino alla Davis,” ha affermato in un collegamento dalla Cina. “Io non sono d’accordo su questo cambiamento, forse perché sono un po’ tradizionalista. Sicuramente è una scelta dettata da necessità commerciali e televisive. Un match che sarebbe cambiato, forse a nostro favore, con la nuova regola sarebbe stato Gaudenzi – Norman nella finale di Milano.”Davide Sanguinetti

Lo stesso Andrea Gaudenzi si è espresso su questo cambiamento, ma con un’opinione meno interessata, seppur confermando quanto detto dal compagno di squadra riguardo a quella finale di 17 anni fa: “Non mi sembra un cambiamento epocale, la percentuale di match di Davis andati oltre il 6-6 del quinto immagino sia molto ridotta quindi l’impatto ‘reale’ alla fine è marginale. È un cambiamento che capisco in quanto spesso in Davis sono gli stessi giocatori a giocare nei tre giorni e match troppi lunghi possono portare ad un dispendio fisico notevole. A me sarebbe servito contro la Svezia: con la spalla rotta (sul 6-5 del quinto nella finale disputatasi al Forum di Assago nel 1998) sicuramente non avrei potuto resistere ad oltranza ma in un tiebreak secco avrei cercato di portare a casa in qualche modo il punto per l’Italia.

Sulla falsariga anche le parole di Giorgio Galimberti: “Non avevo ancora letto della notizia. Penso che alla fine dei conti sia una decisione che interesserà pochissimi match, perché se si va a vedere storicamente quante volte un match si è protratto oltre il 6-6 del quinto, il numero è basso. A me è capitato di giocarne uno in Davis, in doppio con Bracciali contro Nadal e Lopez, e vincemmo 9-7 al quinto, ma è stata l’unica rara volta. Di conseguenza non credo sia un reale cambiamento. Sicuramente aiuterà a livello televisivo, perché seppur sempre difficilissimo fare palinsesti rigidi con il tennis, quantomeno verranno evitate vere ed imprevedibili maratone, comunque ci sarà un ragionevole limite e si aiuteranno a risolvere alcune difficoltà di palinsesto. Inoltre questo aiuta certamente i giocatori a stare più tranquilli. Capita di dover giocare nel weekend di Davis entrambi i singolari e pure il doppio, per magari affrontare un importante ATP la settimana successiva. Il calendario è fittissimo e se almeno possono evitarsi queste lunghe maratone i giocatori stanno più tranquilli e gli si va incontro. Da ex giocatore comunque non vedo tutti questi giovamenti in termini di competizione. Quel che conta è portarsi a casa l’ultimo punto del match ed una volta che sei in campo giocare tre, quattro o cinque ore non cambia poi tantissimo.”

Come Sanguinetti, anche Vincenzo Santopadre, che due volte ha rappresentato l’Italia in Coppa Davis, vede nella perdita di aspetti di tradizione per la Coppa Davis come un calo di unicità della competizione. “Sicuramente toglie un po’ di fascino,” ci ha dichiarato. “Potrebbe forse aumentare il pathos perché in una partita in cui arrivi 6-6 al quinto set poi nel tiebreak ti giochi tutto… è un po’ quello che avviene col killer point in doppio. Però io sono sul conservatore – tradizionalista: il rischio è perderne il fascino perché la Coppa Davis significa tradizione, è una competizione giocata per tanti anni con le stesse regole e già il fatto che si possa cambiare qualcosa suona davvero strano. Detto questo ci può anche stare perché credo che qualsiasi cosa che viene cambiata sia fatta per portare delle migliorie al pubblico e prima di tutto ai giocatori. Anche l’Atp ha fatto delle modifiche nel corso degli anni, per esempio alcune finali dei Master venivano giocati ai tre su cinque, quando invece tutto il torneo si giocava ai due su tre: all’inizio poteva sembrare strano il cambiamento però a mio avviso quella fu una scelta azzeccata. Tu giocatore inizi il torneo in un determinato modo e poi ti cambiano la regola in corsa, ti fa un po’ strano!”Vincenzo Santopadre

“Le motivazioni non le so, ma già una partita che finisce al quinto è lunga quindi televisivamente parlando è un tantino pesante, ricordiamoci che il bello del tennis, ed è anche il brutto a livello televisivo, è che non c’è l’orologio, sai quando comincia ma non quando finisce. Come idea ripeto ci può stare perché una partita al quinto che arriva 22-20 è estenuante sia per lo spettatore che per il giocatore. Credo che l’idea sia quella probabilmente di uniformare un po’ tutte le competizioni Itf, Slam e Davis, dal mio punto di vista tutte dovrebbero avere il tiebreak al quinto set perché, mettendomi nei panni dei giocatori, vorrei trovare le stesse regole ovunque.”

Chiudiamo, infine, questa carrellata di opinioni, con quella del nostro editore: Alessandro Nizegorodcew. “Se da una parte dispiace ‘rompere’ una così radicata tradizione come il sacro quinto set, che tanto appassiona gli amanti della Davis, dall’altra si deve concepire che andare al passo con i tempi è fontamentale anche per una manifestazione storica. Il futuro vedrà solo tiebreak al quinto anche negli slam, è solo una questione di tempo. La mia opinione? Dispiaciuto ma non potrei dire di essere totalmente in disaccordo. A livello televisivo può essere un grande vantaggio. Non bisogna avere paura di cambiare.

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