Elias Ymer, impressioni dal Roland Garros

di - 24 Maggio 2015

Elias Ymer

di Marco Mazzoni (@marcomazz)

Il primo giorno a Roland Garros è sempre una festa. Nonostante la levataccia e la fatica del viaggio, camminare in una Parigi sonnolenta alla domenica mattina ed uscire dalla metro Port d’Auteil non ha prezzo. Ancor più se un discreto sole e non una folla oceanica ti accoglie tra il verde del viale che porta all’impianto. Piccola burocrazia, due parole con amici e colleghi, e via sui campi. Il centrale offre la Halep, ci sarà modo di rivederla. Meglio tuffarsi sul 3 dove voglio scoprire Elias Ymer, ed ottima posizione per la Giorgi, che arriverà dopo poco sull’attiguo 2. Inoltre mi aspetta anche Ale, superdirettore di Spazio Tennis, e vedere le partite insieme è sempre un grande piacere, piccolo rito che aspetto ogni anno con impazienza. Entro nel secondo set, Ymer è sotto 6-2, ma adesso c’è lotta. La Hradecka incita con strana veemenza il connazionale Lucas (qua gatta ci cova?), con un gruppetto di ceki già piuttosto arzilli nonostante sia appena mezzogiorno… Replicano un paio di svedesi, o forse francesi amanti di quell’ondata vikinga che negli 80s aveva del miracoloso, e che in tanti (io compreso) rimpiango.

Che sia Ymer il profeta della rinascita del tennis scandinavo? Difficile a dirsi, ancor più dopo un match per lui molto nuovo come uno Slam. La prima sensazione – è questo che vado a descrivere – è stata di un giocatore “grezzo”. Rozzo nel senso pieno del termine, non dispregiativo. E’ un materiale da plasmare, con ottimo potenziale e tanti difetti tecnici. Il fatto che stia salendo piuttosto velocemente e riesca già a fare partita con tennisti esperti è un segnale incoraggiante. Se cercate tennis champagne passate altrove… Ymer ha le basi del tennista roccioso, consistente, uno che può picchiare discretamente duro e reggere battaglie, imponendosi con la propria fisicità, più che con la tecnica o magie balistiche. Infatti di Ymer mi ha colpito immediatamente il fisico, statuario nel senso pieno del termine. Non è altissimo, ma la definizione della sua muscolatura è notevole. I suoi piedi sono veloci, agili, scaricano a terra tanta forza e trazione. E’ un atleta naturalmente esplosivo e dinamico. Uno che sarebbe potuto diventare buon cestista o eccellere in chissà in quanti altri sport. Possedere una base simile è un eccellente punto di partenza per costruire un buon sportivo, anche un buon tennista. A livello tecnico però c’è tanto lavoro da fare.

Su tutto, il servizio l’esecuzione che più mi è piaciuta. Movimento compatto, senza fronzoli, efficiente. Raggiunge buone velocità senza particolare sforzo, caricando bene il peso del corpo ed esplodendolo verso la palla. Difetta nella continuità di rendimento, e sulla seconda forse tira ancora troppo il freno a mano, ma si può lavorare molto bene per affinare il colpo. Il rovescio è un movimento corto, sembra piuttosto naturale, e dopo pochi minuti ne tirar uno cross in avanzamento maestoso, preciso e imprendibile. Buon segno. Peccato che però abbia la tendenza “suicida” di spostarsi troppo sul lato destro, dove il suo drive invece non mi convince affatto. Il movimento è ampio, spezzato in più parti, meccanico, poco fluido ed efficiente. Il tutto aggravato dal fatto che entra poco nella palla. La chiusura è eccessiva, ideale continuazione di un gesto che termina in una spazzolata notevole senza un controllo adeguato, e senza conferire la massa del suo corpo sulla palla. Non solo colpi poco pesanti, ma anche poco costanti. In un set lottato il suo dritto ha consegnato palle discrete alternate a troppe molto corte, altre troppo lunghe, spesso troppo alte. Si vede che sta lavorando al colpo, varia spesso apertura e posizione del polso, ma la stabilità non c’è e forse anche un filo di confusione tattica su come usarlo. Attaccare o difendere? Contrattaccare o prendere l’iniziativa? Col dritto spesso ho avuto la sensazione che improvvisasse molto, senza un piano tattico preciso. Vero che dall’altra parte c’era Rosol, uno che non ti da ritmo, ma Ymer ha molto lavoro da fare sul lato dentro. La scuola vikinga era maestra nel creare drive lavorati e potenti, qua siamo un po’ indietro, sia nella tecnica che nella tattica. Altro difetto importante la posizione, estremamente arretrata, e nonostante la forza delle gambe fa fatica a difendere tutto il campo partendo così dietro (è quasi inciampato con un giudice di riga, per darvi una idea!). Rivedibile anche il rovescio in back, lacunoso nell’esecuzione in toto, e con palla bassa è sempre andato in difficoltà. E’ comunque restato aggrappato alla partita, correndo, attaccando qualche volta, contrattaccando spesso. Ha giocato pure benino un tiebreak in cui Rosol ha fatto “di tutto per aiutarlo”, ma il giovane svedese ha sciupato un set point forse per tensione, non ha preso l’iniziativa ed il set (ed il match) gli è scappato via. Ripeto, sono le prime impressioni, di una ragazzo al primo Slam, contro un rivale ostico e che tende a far giocare male, quindi anche le varie critiche negative vanno prese con le molle. Ho letto che è un ragazzo molto disposto al lavoro, uno che apprende in fretta ed ha voglia di arrivare. Per come si è evoluto il tennis di vertice, sempre più sulla costanza di rendimento e sullo scambio di potenza, Ymer potrebbe avere armi importanti per stare vicino ai grandi. Quanto vicino è presto per dirlo, ma sarà interessante continuare a seguirlo.

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