Quando la vittoria e la sconfitta non sono la priorità

di - 27 Ottobre 2014

Thomas Fabbiano

di Thomas Fabbiano

L’attitudine alla vittoria la considero più importante della vittoria stessa. Giocare il punto con l’idea di costruire gioco e fare la scelta giusta è più produttivo di vincere il punto con un atteggiamento sbagliato.

Questo modo di vedere il tennis l’ho vissuto e sperimentato con fatica e dolore negli ultimi mesi di tornei. Nel mio caso, per farmi capire meglio, una semifinale in un future mi ha trasmesso sensazioni più positive rispetto alla semifinale in un challenger. Mi spiego meglio: 1 mese fa ho fatto la trasferta post Us Open in Asia. Nel Challenger di Shanghai ho raggiunto la semifinale vincendo 3 partite contro una Wc locale, Thompson che era il finalista della settimana precedente e il numero 1 del torneo Go Soeda. Tutte in 2 set, tutte con discreta facilità. Tutto lasciava immaginare ad un proseguio del torneo in modo ordinato e concreto. In semi contro Nishioka, complice un po’ di problemi fisici, ho regalato l’impossibile mancando cosi l’accesso alla finale che era ampiamente alla mia portata in quella settimana.

Nel futures in Grecia appena concluso ho giocato ugualmente la semifinale vincendo 3 partite con giocatori molto più indietro di me in classifica per perdere poi in semifinale da un francese giovanissimo che ha tirato per quasi tutta la partita a tutto braccio con gli occhi bendati. In quest’ultimo futures il mio atteggiamento era decisamente migliore. La famosa “cattiveria agonistica” c’era tutta. Magari a tratti, con cali di concentrazione, ma c’era. Il mio livello di gioco era leggermente inferiore a quello espresso nel challenger di Shanghai. Ma qui in Grecia ricercavo punto dopo punto la vittoria. La desideravo e la ricercavo.

Due tornei, due semifinali che all’occhio del “divanista” possono sembrare simili con la differenza che la semi nel challenger è considerata di maggiore valore. Lo è certamente sotto il profilo dei punti, del livello tecnico e di importanza. Eppure le partite giocate con l’attitudine giusta in questo futures greco hanno lasciato dentro di me maggiore fiducia.
Cosi come ricordo con piacere altre partite perse durante l’anno, giocate però in modo costruttivo rispetto ad altrettante vittorie ottenute senza la ricerca costante del proprio gioco.

Qual è secondo voi la qualità essenziale per vincere le partite?

E perché la ricerca della vittoria e del proprio gioco lascia migliori sensazioni rispetto alla vittoria in generale?

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Un commento

  1. Michael Braga

    Salve Tomas, fa sempre piacere poter usufruire di esperienze dal campo come la sua, soprattutto per chi come me non ha la possibilità di essere parte del circuito.

    Sono d’accordo con lei, vincere senza ricevere le giuste sensazioni non è positivo, perchè non da futuro alla prestazione stessa. Un tennista può guadagnare punti e soldi in una determinata occasione anche senza attitudine e senza le caratteristiche da lei citate, ma rimarrà un episodio isolato, invece che la base per un miglioramente e una crescita.

    Spesso, purtroppo, per valutare i giocatori nei futures o nei challenger l’unico sistema rimane il freddo e fuorviante livescore. Il punteggio, soprattutto nel tennis, è la cosa più ingannevole che possa esistere. Basta una palla per vanificare una grande partita e può bastare un colpo di fortuna per vincere un incontro immeritatamente.Non ce ne voglia se alcuni appassionati si basano soltanto sullo score espresso dall’arbitro a fine gara.

    Le auguro i migliori successi per il proseguio di stagione e per il 2015!

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