Sebastian Korda è tornato a vincere un torneo ATP dopo quasi due anni, e l’ha fatto nella sua Florida. Quattrocento chilometri separano Bradenton, sua città natale, da Delray Beach, dove, domenica 22 febbraio, lo statunitense si è aggiudicato il derby con il connazionale Tommy Paul, conquistando il suo terzo titolo nel circuito, il secondo 250 dopo Parma nel 2021. Un 6-4 6-3 ai danni del numero 22 del mondo, in meno di un’ora e mezza, che riflette e racconta perfettamente non solo la partita – quasi a senso unico – ma l’intero cammino nel torneo, con solamente un set concesso a Casper Ruud nei quarti di finale.
Con il recente trofeo in tasca, Korda è intervenuto su Tennis Channel, raccontando la chiave per la vittoria finale a Delray Beach: “Qualcosa che ho fatto molto bene prima della finale è stato controllare le condizioni meteorologiche del giorno prima. Sapevo che ci sarebbe stato un po’ di vento; anche se non ci si aspettava tanto vento, è finita per essere la giornata più ventosa in cui abbia mai giocato. Sapevo anche che poteva piovere, ma non è successo. Fondamentalmente, ho accettato che avrei giocato in modo ‘brutto’: mettere la palla dentro, giocare più in mezzo al campo e adattarmi il prima possibile alle condizioni. È stata una questione di accettare la situazione così com’era; quindi sono felice così”.
Il salto di qualità
Un risultato portato a termine, frutto di un lavoro continuo e in esponenziale miglioramento che va avanti da tempo: “Penso che da ottobre stia funzionando tutto molto bene; l’unica cosa che mi mancava era avere successo nei tornei. Sentivo che mi stavo allenando bene, che facevo le cose giuste, anche se non è stata una buona tournée australiana. Poi ho iniziato a giocare meglio a Dallas: è stata una combinazione di cose. Sono riuscito a rimanere competitivo, ad accettare situazioni di pressione e a sentirmi a mio agio anche nell’incertezza”.
E il grande salto di qualità è arrivato soprattutto grazie alla nuova fiducia nel proprio servizio: “Abbiamo lavorato molto sul servizio: questa è stata la chiave. Avevo un infortunio al gomito e sono stato quasi un anno senza poter servire come volevo, ma durante questo periodo lavoravo molto con il mio allenatore, Ryan Harrison. Abbiamo regolato il ritmo e mi sono concentrato sull’aumentare la percentuale di prime. Prima avevo molti servizi non restituiti, ma la mia percentuale era del 50-60%, quindi perdevo anche punti facili. Ora ho una percentuale più alta di prime, quindi i giochi diventano più semplici e posso mettere più pressione sul secondo colpo”.
Obiettivi futuri
Indian Wells è alle porte e, con la preparazione per il primo Masters 1000 della stagione che va avanti, Korda si è lasciato andare raccontando la passione innata per il tennis e le sue prossime ambizioni per il futuro: “Fin da piccolo ho sognato questo, mi sono innamorato del tennis. Ho avuto alcuni momenti bui, con infortuni e ansie per essere lontano dalla competizione, ma nelle ultime settimane mi sono calmato, ho ricordato perché gioco. Sono ancora ossessionato dal tennis, mi piace guardarlo e mi piace giocarlo. Voglio essere migliore di prima, superare il mio miglior ranking. Mi piace la sensazione di migliorare: sento di essere un giocatore migliore rispetto a uno o due anni fa, ed è la cosa più soddisfacente”.