Se posso dire la mia…

di - 29 Giugno 2013

di Marta Polidori

Se posso dire la mia ne sento veramente troppe di ipotesi su sua maestà, allora perché non lasciarne volare un’altra nel vento?

Non si può pronosticare una fine ogni volta che perde, è come dire che un uomo muore ogni volta che si addormenta.

Sono livelli in cui anche solo un filo d’erba in più o in meno fa la differenza tra la vittoria e la sconfitta e Re Roger non ci lascerà mai, al massimo digevolverà in qualcosa di ancor più carico.

Pare ai più che il suo perché sia solo “fisico”. Ragazzi! Re Roger non ha per nulla bisogno dei piedi, delle gambe, del busto, delle braccia: gli basta la mano. Con quella mano non impugna una racchetta e gioca una partita, tiene un pennello e dipinge sogni. Non vi dovrebbe importare che il fisico, nell’eventualità, non lo assista più, perché a lui non serve.

Può distruggere un uomo anche solo da fermo, perché lui sa giocare. Non è solo un atleta, come oggi giorno ne vediamo tanti e se è possibile anche troppi, è un tennista; questo gioco lo conosce e sa che tale è.

Al momento la mia ipotesi è che dopo aver vinto tutto il vincibile si stia godendo quello che amo chiamare periodo-ludico. È un po’ come una sua fase artistica distintiva.

Il periodo pop-out, quello in cui è uscito allo scoperto, ha fatto capolino dall’ombra e ne abbiano intravisto dapprima solo una ciocca del capello lungo e poi l’intera figura, è finito all’incirca nel 2010, quando riperse la prima posizione mondiale.

In quel momento il fenomeno capì che il tennis non poteva essere solo un numero, l’uno per la precisione, ma che forse c’era altro. Tanto che lui sia attualmente al primo posto o al tre milionesimo rimarrà sempre un Re.

Quindi cosa gliene frega di svenarsi, bersi l’anima per allenamenti sempre più estenuanti – visto e considerato che la vecchiaia avanza inesorabilmente – … insomma, perché mai morire d’amore quando è corrisposto?

Amen, il periodo pop-out è finito ed è cominciata la fase sperimentale seconda della sua arte: l’arte dell’inerzia  e del dimostrare al mondo quanto non serva a un cavolo sputare sangue, visto che lui banchetta con Mirka, prolifera ed intanto resta il re indiscusso dello sport.

Et-voilà: così The King of this Sport approda al già citato periodo ludico, fatto principalmente di emozioni libere, sincerità, fedeltà al fisico e alla mente e zero lacrime in caso di sconfitta. Con contorno di moglie, figli, viaggi, buon cibo, eventi mondani, Pony arcobaleno e nuvole di zucchero filato.

Coraggio King, io ti capisco, fossi in te avrei fatto uguale. Ora che puoi vivere fallo, anche per noi.

Il mondo di Federer non è prevedibile. Non possiamo arrovellarci in congetture sull’infinito: quando e dove finisca l’universo lo sanno solo Dio e forse gli alieni.

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17 commenti

  1. Maurizio

    In effetti Marta tratta dell’eterno dilemma del campione sportivo diviso fra la scelta di lasciare da vincente o godersi il lento declino giocando senza troppa pressione e godersi ludicamente le partite come dice Marta.
    Anch’io propendo per la sua tesi, a parte pochissime eccezioni, chi si è ritirato da vincente, si è poi pentito proponendo improbabili e spesso poco dignitosi rientri.
    Questo per Federer invece potrebbe essere il periodo migliore della sua vita sportiva, non fatta ovviamente di tanti successi che comunque verranno, ma consapevolezza e divertimento che rendono spesso la vita qualitativamente migliore.

  2. Stefano

    Capirai che divertimento perdere da Stak nel torneo dove ti sei palesato campione ed hai successivamente scritto la storia di questo sport. Si sarà fatto delle grasse risate insieme a Mirka e prole, con tanto di tarallucci e vino (o quello che si beve in Svizzera).

  3. Marta Polidori

    Stefano,
    come avrai ben notato anche tu, Federer non si sta applicando più di tanto. Gioca al risparmio, perché ormai per lui il gusto è un altro e non più la competizione (che è ovvio in ogni caso se giochi un torneo c’è, è presente).
    A parte che vincere non è tutto nello sport, personalmente ritengo che le sensazioni possano essere anche altre e sarebbe da deficienti pensare di poter competere per sempre con gente anche più fresca di te, Federer non mi sembra così scemo.
    Immagina di essere un attore. Dopo una vita dannata di sacrifici oltre che di notorietà e di arte, arrivato ad una certa età decidi di prendere parte ad uno spettacolo ad un film una volta ogni tanto, giusto per godertela. Rimarrai per sempre un grande attore, la storia ti ricorderà, ma non avrai più voglia di svenarti, magari utilizzerai i soldi di quel film per fare la bella vita, ti sarai sposato, avrai avuto dei figli e principalmente ti dedicherai a quel lato della vita.
    Pensaci bene. Roger le sue soddisfazioni se le è prese (eccome!), ora ha una moglie, dei figli ed è pieno zeppo di soldi. Andare ad un torneo non significa solo giocarlo, ma anche vivere tutto il contorno: gli eventi, i luoghi,le culture ecc… Per me è questo di cui Roger si occupa ora, gioca. Che poi sarebbe il sogno di tutti, premesso che il tennis è un gioco, poterlo viverlo come tale 🙂

  4. Marta Polidori

    E’ un po’ come andare a giocare una partita la domenica, solo che invece di farlo al circolo con un campo di patate e contro un vecchietto con gli acciacchi che ti arrota tutto lo fai contro i primi dieci al mondo sull’erba di Wimbledon 🙂

  5. Alessandro Nizegorodcew

    Sul fatto che il competere non gli interessi non sono per nulla d’accordo però Marta…

  6. Nikolik

    Temo che questi giocatori, dall’agonismo esasperato, facciano un’esperienza ludica solo se vincono.

    Dovrebbero leggersi il magnifico articolo sulla sconfitta di Baricco, che ho letto su Repubblica proprio stamani.

  7. Maurizio

    Spesso si confonde il mezzo con il fine. Il fine di chi ha vinto tutto o quasi, non è vincere, è stare bene, godersi la famiglia, gli amici e perché no, giocare a tennis con poca pressione.
    Se Federer è intelligente come penso, non sta confondendo il fine con il mezzo, non in questa fase della sua vita.
    Quindi la lettura fatta da Marta per me è corretta.

  8. Marta Polidori

    Io non ho detto che competere non gli interessa, altrimenti non starebbe lì. Dico solo che non gli brucia come poteva bruciargli prima, altrimenti non starebbe lì…

  9. Giorgio il mitico

    I contratti pubblicitari DEVONO essere rispettati, i soldi in ballo sono un oceano !

  10. Stefano

    Un qualsiasi sportivo che arriva al top odia perdere anche la partita di briscola con gli amici al bar. Non si raggiungono certi traguardi senza una competitività esasperata. Ancor più chi ama il suo sport come Federer.

    Sul fatto che non gli bruci come poteva bruciargli prima è un discorso che potrà valere quando gioca contro Nadal o i primi della classe, che si rende conto di non poter più battere negli slam. Ma pensi veramente che dopo la sconfitta con Stak nel suo giardino di casa sia tornato in albergo fischiettando?

  11. Marta Polidori

    Stefano,
    ripeto: io non ho detto che competere non gli interessa, altrimenti non starebbe lì. Dico solo che non gli brucia come poteva bruciargli prima, altrimenti non starebbe lì… E’ anche ovvio, se mi brucia oltre una certa misura e non riesco a superarlo smetto.

  12. Andare a giocare a tennis in un contesto supercompetitivo, senza il giusto allenamento e preparazione è come aver posseduto la bomba atomica prima ma non avendola più a disposizione, vai a combattere con il fucile. Il gioco evolve come pure i materiali ed i sistemi di allenamento per cui le nuove leve ed i nuovi livelli di prestazione sono comunque più performanti rispetto a quelli passati. Comunque sia, svegliarsi la mattina ed andare ad allenarti quando il tuo fisico con i tuoi acciacchi (schiena) ti consiglierebbero il contrario, tanto divertente non è.

  13. alex farol

    Su questo argomento che risponde lo stesso Roger? C’è una intervista che non sia di quelle politically correct pro sponsor, che ci lasci capire qualcosa? Io da sportivo sono convinto che se non ci sono nulla osta fisici Federer ha solo perso una battaglia, non sarà nemmeno l’ultima, ma è ancora lì a guerreggiare per essere il migliore non solo nelle opinioni di molti ma anche per quel che dichiara il “computer”. Magari mi sbaglio ma lka vedo così 🙂

  14. Stefano

    …Eppure Tom Tebbutt, l’amico e collega canadese che dopo anni e anni da inviato di Globe&Mail è passato da pensionato a lavorare per la federtennis del suo Paese nei confronti della quale era stato molto spesso iper-critico – mai dire mai… – mi aveva messo in guardia l’altro giorno: “Non dare per scontata la vittoria di Serena Williams in questo torneo, è curioso ma quando si superano i 30 anni la tensione nei giocatori, soprattutto se campioni, invece di calare aumenta. Ti ricordi Martina Navratilova? (Eccome se ricordo come giocò contro Conchita Martinez nella finale di Wimbledon ‘94 quando tutti davano per scontato il suo decimo successo nei Championships; n.di Ubs) E hai visto Roger Federer ultimamente? Se le cose si mettono male mentre i giovani prendono rischi e continuano a giocare d’istinto, i vecchi campioni tremano, si accorgono che hanno perso un pizzico di velocità, diventano insicuri, sbagliano. Chi dovrebbe far valere la maggior esperienza, paga invece un eccesso di tensione, perché è come se si sentissero obbligati a vincere, a far vedere che i più forti sono ancora loro…e finiscono invece per perdere.”

    Martina Navratilova lo diceva sempre, e nel suo piccolo anche Silvia Farina: “Con l’andar del tempo non è che la pressione diminuisca. Cresce. Si ha un bel dire che uno dovrebbe essere più tranquillo per la carriera che ha avuto, i tanti successi alle spalle, ma invece non è così: sei molto più teso”.

    Tratto da un articolo di UbiTennis

  15. Stefano,
    la pressione che uno sente dipende dalla interrelazione di molti fattori tra cui personali, cognitivi ed ambientali. C’è da dire che i giocatori che hanno tratti ansiogeni tendono a sentirla più di quelli che hanno stati ansiogeni, indistintamente, in tutte le fasi di una carriera. Uno degli elementi che aiuta la gestione della pressione è l’intensità con cui un giocatore si espone e cerca di adattarsi a fattori stressanti. Quando un professionista è tra i venti ed i trenta anni, non c’è praticamente settimana dell’anno in cui non è impegnato in competizione o quasi. Questo in qualche modo abitua il giocatore ed il sistema nervoso alla gestione della pressione. Quando un giocatore va avanti negli anni ed il ritmo delle competizioni rallenta, ha più tempo per pensare ed in un certo modo ci si dis-abitua a gestire la pressione che ritorna in superficie ed esercita i suoi effetti negativi.

  16. Stefano

    E Federer che va a giocare Amburgo e Gstaad come lo spieghiamo?
    Ha preso bene la sconfitta di Wimbledon?

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