Riflessioni su Camila Giorgi

di - 14 Aprile 2014

Camila Giorgi

di Alessandro Nizegorodcew

E ancora qualcuno si chiede perché una giocatrice come Camila Giorgi riesca a infiammare le folle tennistiche? Nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un match di «Cami» in compagnia di persone assolutamente lontano da questo sport, che probabilmente avranno visto 2-3 match di tennis in tutta la loro vita. Erano tutti rapiti dai colpi potenti e precisi dell’azzurra, dalla reattività/velocità dei piedi, dallo sguardo sempre concentrato e, in apparenza imperturbabile. Per come vedo questo sport, Camila Giorgi è indiscutibile. Auguro a tutti coloro che non l’abbiano ammirata dal vivo di poter assistere ad un suo match. La palla fa un rumore diverso, l’impatto sulle corde è un’esplosione, vederla da pochi metri ti paralizza, per poi farti sobbalzare dalla sedia. Ti trovi a bocca aperta senza accorgertene, con la consapevolezza che di essere di fronte a qualcosa di unico, di bello (tennisticamente), ai limiti del fantascientifico.

Camila Giorgi sta crescendo, come donna e come tennista, e lo si vede da tanti piccoli dettagli: sottili cambiamenti rispetto al passato che solo chi l’ha seguita e vista da 6-7 anni può notare, come fossero un fulmine ad illuminare una notte buia. Quel volto nascosto sotto l’asciugamano, nei momenti chiave del match con la Sharapova a Indian Wells così come a Katowice con la Cornet, sono un sintomo di un diverso approccio mentale a determinate situazioni di punteggio e a incontri di importanza più che rilevante. Da una parte è come se sentisse diversamente l’istante rispetto al passato, come se percepisse di dover dare qualcosa in più; dall’altra un’incredibile voglia di vincere, di emergere, di mettere tutte le avversarie alle sue spalle. Anche la Cornet lo ha ammesso a fine match, dichiarando che Camila vincerà sicuramente tanti titoli nel suo roseo futuro. Una dichiarazione non di circostanza, perché sarebbe bastato un “brava Camila, ottima settimana, ti auguro una buona stagione”. Non è soltanto il gioco di Camila Giorgi ad impressionare, ma anche le reazioni, durante e dopo gli incontri, delle sue avversarie. «Cami» sembra essere cresciuta come donna, le dichiarazioni sono sempre un po’ impacciate ma decisamente in via di miglioramento. Fuori dal campo è una ragazza normalissima, anche se c’è chi vorrebbe farla passare per la nuova Bartoli, per una ventiduenne soggiogata da un padre-padrone che la sfrutta come una macchina (tennistica e da soldi). Camila sta semplicemente crescendo e si lascia andare maggiormente anche in campo, con qualche sorriso (e pugnetto) in più. La faccia da Sfinge, invece, continua in maniera imperterrita a togliere sicurezze a chi è dall’altra parte della rete. Che il punteggio sia 5-0, 0-5 o 5-5 nulla cambia nell’espressione di Camila. Un’arma molto più devastante, a volte, di un diritto o di un rovescio, soprattutto nel tennis femminile.

La domanda su Camila Giorgi in questi ultimi mesi è: “Può arrivare tra le prime 10?” La risposta giusta non dovrebbe essere né “Si” né “No”, ma semplicemente “Deve”. Papà Sergio me lo aveva detto a maggio 2013: “Tra un anno sarà top-30”. In molti lo derisero, come accaduto spesso e volentieri da quella prima intervista di tanti anni fa alla Gazzetta dello Sport. Criticare e far della propria vita il “detrattore” di professione è uno sport profondamente italiano e, ahimé, ormai non più solamente calcistico. Il tempo delle rivincite della famiglia Giorgi sta per arrivare o, forse, è già arrivato.

Tennisticamente le migliorie sono evidenti. Chi parla di una giocatrice mai cresciuta tatticamente dagli inizi non è attento o non conosce questo sport. Sette anni fa, nei tornei Itf laziali, non esistevano scambi e i doppi falli potevano arrivare tranquillamente a 25-30 in un singolo match (magari comunque incredibilmente vinto); il gioco di volo non esisteva e la seconda di servizio era quasi piatta come la prima. La fase difensiva era simile a quella di Mario Balotelli, ovvero inesistente. Il diritto era molto buono, ma piuttosto ballerino. Il rovescio, quello si, se lo è sempre portato da casa. Oggi la prima di servizio è devastante, la seconda in kick è tra le migliori del circuito e i doppi falli sono sensibilmente diminuiti. La fase difensiva è di un altro pianeta rispetto al passato e quando arriva in corsa non tira per forza la catenata ad occhi chiusi. Se lo fa, è perché non sta benissimo fisicamente (esempio lampante contro la Pennetta in California). Migliorate anche le volée e la corsa in avanti, altro tallone d’achille del passato anche recente.

Chi vuole continuare a parlar male di Camila e Sergio Giorgi lo faccia pure, io mi sento di sostenerli come fatto dal primo giorno in cui li ho conosciuti, in un caldo mese di maggio al Foro Italico. E da allora ogni vincente di Camila Giorgi mi distrugge il cuore…

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