Giovani Argentini Crescono

di - 15 Ottobre 2013


(Federico Del Bonis – Foto Nizegorodcew) 

di Guido Pietrosanti

Da qualche settimana è iniziato il tradizionale, lungo fine stagione del circuito challenger su terra rossa che si disputa in Sud America e che da un paio d’anni si conclude con il “masterino” dei challenger. Di solito, il livello di questi tornei non è molto alto, perché molti giocatori europei preferiscono non affrontare un lunga trasferta a fine stagione, mentre i nord americani scelgono piuttosto di giocare tornei sul veloce. Per questo motivo capita spesso di vedere qualche nome nuovo nelle fasi finali dei tornei e a volte anche qualche giovane promessa che riesce a mettersi in mostra in tabelloni (per una volta) non impossibili. E’ il caso del giovane argentino Guido Andreozzi (nella foto a sinistra), classe 91 e vincitore, domenica scorsa, del torneo di San Juan dove ha sconfitto in finale il più quotato Diego Schwartzman, giovane e argentino anche lui ma già capace di raggiungere la posizione numero 107 del ranking atp. A ben guardare però il torneo di San Juan in Argentina, oltre a rilanciare le aspettative di due giovani di casa interessanti, rilancia anche le aspettative e le speranze tennistiche di un’intera nazione, oltre a lanciare un messaggio piuttosto chiaro a noi, che dovremo affrontare proprio l’Argentina in Coppa Davis. Infatti a San Juan, tutti e 8 i giocatori arrivati ai quarti di finale sono argentini e soprattutto, molti di loro hanno meno di 23 anni e ottime possibilità di miglioramento. Certo, non si tratta del Roland Garros, ma la capacità di portare 8 giocatori su 8 nei quarti di finale di un challenger, seppur giocato in casa, resta comunque una piccola impresa.

Oltre ai finalisti, di 22 e 21 anni, ha raggiunto la semifinale di San Juan anche Juan Ignacio Londero, classe 1993 e numero 377 dell’ultimo ranking atp. Nei quarti sono arrivati inoltre Facundo Bagnis, classe 90 e numero 143 del mondo e Renzo Olivo, altro ragazzo del 92 cresciuto molto in questa stagione, tanto da essere ormai arrivato al numero 179 del ranking atp dopo aver chiuso la stagione 2012 al numero 302.

Proprio la classe 92 è quella che sembra aver prodotto il maggior numero di giocatori argentini promettenti. Oltre ai già citati Schwartzman e Olivo, il 1992 ha dato i natali anche a Facundo Arguello, vincitore del Bonfiglio nel 2009 in finale sul nostro Federico Gaio e al vincitore del Roland Garros Junior del 2010, Agustin Velotti (nella foto a destra). Entrambi sono oggi nei primi 200 giocatori del mondo e se per Arguello, la 150esima posizione attuale, rappresenta un ulteriore passo in avanti, visto che a dicembre dello scorso anno si trovava al numero 195, per Velotti, sceso al numero 191, dalla posizione numero 172 fatta segnare a fine 2012, si tratta di una pericolosa frenata a cui porre subito rimedio. Poco dietro di loro si trovano anche altri due ragazzi del 92, Andrea Collarini, numero 265 del mondo e Federico Coria, più noto per essere il fratellino del “maghetto” Guillermo Coria che per i suoi risultati visto che si trova ancora al numero 453 delle classifiche atp.

Anche tra i ragazzi più giovani, nati dopo il 92, ci sono diversi argentini interessanti. Oltre al già citato 93 Londero, c’è il classe 94 Mateo Nicolas Martinez, numero 599 atp, sconfitto l’anno scorso dal nostro Gianluigi Quinzi in finale in un paio di tornei junior giocati in sud america. E i classe 95 Pedro Cachin, solo numero 630 del mondo, ma capace nel 2013 di scalare quasi 700 posti e Gonzalo Villanueva numero 887 del ranking. Infine, il classe 96 Francisco Bahamonde già numero 847 delle ultime classifiche atp.

E’ molto probabile che nessuno di questi giocatori sarà il nuovo Del Potro che a 20 anni era già nei primi 10 giocatori del mondo e a 21 ha vinto gli US Open. Forse il più promettente di tutti resta comunque Federico Del Bonis, 23 anni appena compiuti, che dopo essere entrato nei primi 200 a soli 19 anni, si è un po’ perso fino a quest’anno quando, grazie ad alcuni buoni rislutati nel circuito maggiore, è riuscito ad issarsi fino alla posizione numero 55 del mondo.

Ma è certo che il “sistema Argentina” sta funzionando e sta producendo giocatori di buon livello in grande quantità. Forse ci vorrà ancora un po’ prima di trovare un nuovo Del Potro, ma le premesse per avere presto uno o più Juan Monaco, alla sua decima stagione consecutiva nei top 100 e capace di arrivare al numero 10 del ranking lo scorso anno, sembrano esserci tutte. Vi sembra poco?

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5 commenti

  1. Anna Montesi

    Dai tempi di Mancini, Vilas etc gli Argentini sono ottimi terraioli e in questo si confermano “latini” e un po’ parenti di italiani e spagnolo, adesso poi hanno un tifoso eccezionale in Papa Francesco. L’articolo di Pietrosanti chiarisce bene la validità’ del movimento tennistico argentino che mi pare nettamente superiore al nostro. Complimenti e saluti. Anna

  2. Alessandro Nizegorodcew

    @Anna Montesi
    Da un lato il movimento è molto ampio e vasto, i giocatori giovani sono tantissimi e secondo me avranno un gran numero di top-100 da qui a 5 anni. Però la punta di diamante manca e credo che ci negli ultimi anni ha avuto Nalbandian, Monaco (un po’ meno forte ma comunque top ten) e ora Del Potro, pretenda più di ottimi comprimari. Noi invece dovremmo essere contenti di avere, ad esempio, 7-8 top 100 magari con un paio di punte nei 20. Il campione non si costruisce, il grande giocatore si

  3. Lucabigon

    Fa rabbia pensare che Travaglia e Schwartzman due anni fa erano allo stesso livello prima dell’infortunio di Stefano e adesso c’è una notevole differenza in classifica…

  4. Guido

    Be’ c’è da dire che Schwartzman ha un anno di meno. Poi il 2011 è stata una stagione piuttosto deludente per l’argentino metre era stata una stagione un po’ eccezionale per Stefano fino all’infortunio. E infine, i grossi passi in avanti Schwartzman li ha fatti nel 2012 quando è passato dal numero 369 a 169.
    Perchè a parte l’infortunio, che sicuramente ne ha frenato la crescita, c’è da dire che Travaglia ha oggi un po’ gli stessi limiti che aveva nel 2011: cali di concentrazione, troppi errori gratuiti, troppa fretta, eccessivo nervosismo. E’ ancora giovane e può sicuramente recuperare, ma l’argentino è cresciuto, Stefano, infortunio a parte, probabilmente no.

  5. Lucabigon

    Si ma infatti non volevo addebitare totalmente il gap all’infortunio ma al fatto che gli altri giovani crescono, i nostri, chissà perchè, ad un certo punto si fermano…

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