La Rimonta dell’Oste

di - 24 Giugno 2011

di Marta Polidori

Le sensazioni di una vittoria in rimonta e di una sconfitta con rimonta subita.. cosa succede nella nostra testa durante questi momenti..

Ricordo una partita in particolare in cui da una situazione di punteggio a sfavore sono riuscita a rimontare, avevo dodici o tredici anni. Ero arrabbiata perché non volevo perdere, giocavo in casa e, dati i complessi derivanti dal mio fisico acerbo che si confrontavano con la mole notevole dell’avversaria, avevo deciso che sarebbe stato un colpo al mio orgoglio determinare ulteriormente la mia inferiorità, era dunque il mio giorno di riscatto. E, cosa che non avevo tenuto in gran considerazione, ma che incrementava il numero di aspettative riposte in quella specifica partita, gareggiavo con una femmina di classifica superiore alla mia.

Ciò nonostante l’esordio fu tutt’altro che simpatico, mi trovavo sotto di un set, 1-5 al secondo e piangevo come un vitello. In quanto a lacrime detenevo il primato indiscusso, ma per quello nessuno mi avrebbe dato una coppa ed ogni volta che ne scendeva una la consideravo una sconfitta personale.

Le sarebbe bastato un solo, piccolo, insignificante game per portarsi a casa il match e andarsene dal campo serena e tranquilla; andai da mia madre, che era a bordo campo a vedere la partita chiacchierando con un’amica, e, in lacrime, disperata ed in preda al panico, le dissi: – mamma sto perdendo! Sto perdendo! Che cosa faccio? – e mia mamma, con tono pacioso e risolutivo, mi rispose: – Marta, smetti di sbagliare – come se mi avesse aperto un mondo tornai in campo, mi diedi una svegliata, smisi di frignare e cominciai a concentrarmi sull’evitare di sbagliare piuttosto che al fatto che ‘’dovevo’’ vincere!

Erano già le dieci di sera e le zanzare stavano banchettando appetitosamente su mia madre, al limite della sopportazione dovuta all’ansia di vedere una figlia giocare e non sapere di che morte il fato vuol farla morire.
Iniziai la mia vendicativa rimonta.

Quanto più ero solida mentalmente tanto lei si ritirava e difendeva, agevolando così a me il compito di entrare in campo, a quel punto completamente presa e in fiducia. Lei invece piangeva.

Immaginatevi per calarvi meglio nella situazione un crescendo parallelo di queste due emozioni: io che mi gasavo e lei che si terrorizzava.
Fu così che finì la partita con una rimonta spettacolare di cui, purtroppo, non ricordo bene il punteggio, solo un match point concluso con un ace: mi sentii in quel momento invincibile. Ma solo in quel momento, perché alla partita successiva mi ritrovai nuovamente a non sapere che pesci prendere, a prescindere dalla mole della mia avversaria.

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