Paolino e le Cassandre

di - 3 Marzo 2012


(Paolo Lorenzi – Foto Nizegorodcew)

di Sergio Pastena

Dite la verità: quante volte, osservando Bolelli perdere in oscuri Challenger e poi battere Wawrinka e far sudare Berdych, oppure Fognini non riuscire a dare continuità ai risultati nonostante grandi exploit, avete pensato: “Ah, se avesse la testa di X!”.

Al posto di quella X, rimanendo in Italia, ci possono essere vari nomi. Ad esempio Alessio Di Mauro, uno che è arrivato oltre le aspettative di tutti, che è stato dato decine di volte per morto e che ancora in questi giorni, a quasi 35 anni, ha fatto sudare il numero 98 del mondo Ungur a Casablanca (l’aveva pescato anche a Meknes, una sfortuna assurda). Un altro nome è quello di Galvani, giocatore divertente nonchè Top 100 non preventivato, che sempre contro Ungur ha fatto finale a San Benedetto nel 2011, a 34 anni compiuti. E come terza opzione? Beh, sicuramente la triade possiamo chiuderla con Paolo Lorenzi da Siena.
Paolino… un altro che ha passato la vita a smentire le Cassandre. Quando è entrato per la prima volta nei cento, nell’ottobre del 2009 con la finale al Challenger di Tarragona, la gente non ci credeva. “Ma come? Questo qui ha passato una vita in seconda fascia, quattro mesi fa era fuori dai 200 e ora è numero 86 al mondo?”. Il tempo di riprendersi dallo stupore e un’altra previsione: “Per fine anno torna nei ranghi”. Sì, come no. Lorenzi ci resta otto mesi, nei Top 100, con un best ranking al numero 83, e si toglie lo “sfizio” di partecipare ai tornei maggiori: tante sconfitte ma anche qualche grande soddisfazione, come la vittoria su Montanes a Roma e il secondo turno contro Djokovic al Queen’s. Partita divertentissima, con il senese che fece serve & volley per tutto il match contro l’allora numero 3 del mondo, cedendo con un onorevolissimo 6-3 6-3.

E veniamo a luglio 2010, quando Paolo esce dai cento. Le Cassandre, atto terzo: “Ok, ha avuto il suo anno magico, ma nei cento non ci torna più”. Sembravano aver ragione anche perché Paolo, che intanto andava per i 30, giusto un anno fa era fuori dai 150. E poi? Poi l’inizio della riscossa: qualificazione a Miami e secondo turno, battendo Ljubicic. Vittoria nel Challenger di Pereira. Secondo turno a Roma, sempre da qualificato, superando Bellucci e sfiorando contro Nadal la più clamorosa delle sorprese. Una partita epica: Paolino a spingere contro Rafa, primo set portato a casa al tie-break e un rimpianto ancora vivo per quella maledetta volèe sbagliata sul 7-6 4-4 30-0, il punto che fece svoltare la partita in favore dello spagnolo.

Nel resto dell’anno un’altra vittoria al Challenger di Lubiana e una costanza di risultati mostruosa negli altri tornei: cinque semifinali, quattro quarti di finale, i punti che continuavano ad ammonticchiarsi e la classifica che saliva lentamente fino al 102 di inizio settimana. Torneo di Salinas, in Ecuador: Paolo arriva fino alle semifinali e conquista la certezza matematica di tornare tra i primi cento alla faccia dei barbagianni. Ancora oltre: stanotte incontra un argentino col nome da svedese, Martin Alund, e lo batte alla sua maniera. Contro un avversario che non disdegna di spingere da fondo, Lorenzi riprende di tutto, lotta, recupera due volte un break nel primo parziale e lo vince al tie, rimontando un minibreak. Troppo per l’avversario, che nel terzo game del secondo set cede il servizio e si scioglie: 7-6 6-2 e Lorenzi in finale.

Non è stata una partita divertente, ma di sicuro Paolo l’ha giocata in modo molto intelligente come suo solito. Stasera troverà Guido Pella, argentino che ama spingere ancora più di Alund. Pella ha giocato un’altra finale Challenger in carriera, l’anno scorso: sempre in Ecuador (a Guayaquil), sempre contro un italiano (Matteo Viola), perdendola. Speriamo che il precedente sia beneaugurante. Pella, in fase on, è molto pericoloso, ma il suo gioco prevede molti rischi e spesso lo manda fuori giri: Lorenzi, che quando c’è da correre e difendere non ha certo paura, ha le caratteristiche adatte per fargli mettere da solo il cappio al collo.

Ad ogni modo, qualunque sia il risultato e la classifica di Lorenzi a fine torneo (come minimo sarà numero 97) è giusto tributargli l’ennesimo applauso.

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