Metti che due pugliesi a New York…

di - 10 Settembre 2015

Roberta Vinci e Flavia Pennetta

di Fabio Ferro

Non hanno finito nemmeno di gioire che Flavia Pennetta e Roberta Vinci devono già scendere in campo per giocare le due storiche semifinali italiane nello Slam americano. Era difficile pronosticare un risultato simile, ma le azzurre ci hanno abituato a prestazioni di rilievo, sia individuale che di squadra.

Flavia Pennetta affronta Simona Halep, n.2 del seeding, con i precedenti a favore per 3 a 1, ma con la consapevolezza di aver perso l’ultima sfida con la romena al WTA Premier di Miami, su una superficie e con condizioni simili alle attuali. C’è da valutare, però, che tutti i match tra le due tenniste sono sempre risultati combattuti, sia recenti che meno recenti. È nell’indole delle due sfidanti dare il massimo e trovare un piano B per vincere. Molto abile in attacco Flavia, agile nei recuperi Simona, se la partita dovesse finire nella lotta corpo a corpo, probabilmente vincerebbe la Halep. La missione della Pennetta, infatti, è di trovare la distanza e far giocare la romena lontano dal campo, cercando il contropiede, perché le doti di recupero della Halep sono fenomenali, esattamente come quelle di riportare lo scambio da difesa in offesa. Flavia deve comandare, senza concedere quel ritmo che piace alla romena e che le consente di sfruttare la forza impressa dall’avversaria. L’italiana ha anche il vantaggio del servizio, veloce, corposo e complesso, ma bisogna valutare le condizioni fisiche, Flavia ha compiuto 33 anni, mentre Simona Halep appena 23. Potrebbe essere una grossa discriminante nei turni conclusivi di uno Slam, perché le tante partite, molte delle quali lottate e rimontate, impongono una partenza ottima per mettere avanti la testa e far bruciare energie mentali all’avversaria. Se la partita si giocasse solo sul talento, Flavia vincerebbe a mani basse, ma la componente fisica e la quantità sono le frecce che la romena porta sempre con sé. L’aspetto mentale vede favorita Simona, con il suo killer-istinct, la sua fame di vittoria e, probabilmente, una maggiore abitudine, seppur recente, a simili palcoscenici. Di sicuro Flavia, però, non scenderà in campo per la sola passerella.

Roberta Vinci ha davanti a sé Serena Williams. Se fosse un incontro di boxe, sarebbe il pari di un peso gallo contro un peso massimo. Roberta è un talento, sia chiaro, ha un braccio e un tennis favoloso, pulito e leggero, fatto di colpi che stroncano il ritmo, le gambe e la mente dell’avversaria, ma dall’altro lato c’è una giocatrice che ha vinto 48 dei 50 incontri disputati nell’anno e che ha l’obiettivo personale del Grande Slam prima di darsi, probabilmente, un po’ di riposo dai campi. Se per forza volessimo dare le percentuali, Roberta avrebbe una possibilità del 15% di vincere, anche alla luce del 6-4 6-3 con il quale Serena l’ha battuta al WTA Premier di Toronto. I precedenti parlano di 4-0 per l’americana, ma con risultati tutt’altro che schiaccianti, a riprova della complessità del gioco della Vinci e del suo valore in campo, anche al cospetto di una giocatrice come la Williams. La strada è in salita, è al di fuori di ogni dubbio, ma Roberta ha le sue possibilità di regalare ancora un’ottima prestazione in questo torneo e meritarsi un traguardo più prestigioso in una carriera più che onorevole. La chiave del match, atteso che Serena può avere problemi di mobilità frontale, ma non laterale, può stare nel back corto della Vinci, un’arma che ha mietuto vittime illustri in passato e che differenza la tarantina da tutte le altre giocatrici del circuito. Nessuna ha il suo back, nessuna gioca perennemente in back come lei e questo colpo può addormentare il gioco e le gambe dell’americana, insieme al servizio slice, per coglierla fuori posizione in risposta e annullare il grande vantaggio nei fondamentali. Altro elemento determinante è il ritmo e la pesantezza di palla di Serena. Affrontarla frontalmente sarebbe un suicidio agonistico, ma Roberta non lo ha mai fatto nei precedenti match e ha sempre lavorato l’avversaria ai fianchi. Le armi dell’americana le conosciamo bene, è un arsenale notevole, ma non è perfetto e, quindi, attaccabile, parola di Bencic, ma resta una ardua impresa per Roberta e ci attendiamo, indipendentemente dal risultato, altro bel tennis da parte sua.

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