Dal Dilettante al Professionista…

di - 5 Dicembre 2012


(Rod Laver)

di Marta Polidori

BREVE STORIA DEL TENNIS E DI COME SIA DIVENTATO UNO SPORT PROFESSIONISTICO; DAL DILETTANTISMO AI GIORNI NOSTRI

Ho deciso di scrivere un articolo perché ho cominciato a riflettere. Lo so che può sembrare strano, a chi mi conosce, che io rifletta, ma ogni tanto capita (ciò che partorisco è del tutto irrilevante).

Innanzitutto ho osservato alle Olimpiadi diversi sport non professionistici, e poi ho trovato non più di qualche giorno fa una frase di Ivan Lendl risalente al 2011 a proposito di Roger Federer, che cita: “Con l’età i movimenti diventano un po’ più lenti. Non necessariamente correndo in avanti, quanto piuttosto nell’invertire la corsa. Ci siamo passati tutti, ci è passato Pete, ci sono passato io, e ora tocca a Roger. E quando si cominciano a perdere frazioni di secondo qua e là, alla fine si sommano e fanno male. Così gli scambi decisivi non si vincono più e come lei sa, il risultato dipende da pochi punti di differenza. Tuttavia stiamo parlando di Federer, che ha vinto più di chiunque altro. Magari per lui le cose andranno diversamente. Secondo me è lui il più grande dell’era del professionismo, davanti a Pete. Nell’era del dilettantismo il migliore fu Rod Laver.”

Questo mi ha fatto pensare che potesse essere interessante effettuare una ricerca storica su quando il tennis sia diventato effettivamente uno sport professionistico.

Le fonti da cui attingere sono le seguenti: wikipedia, articoli vecchi di giornale (volendo faticare e riesumarli, tramite web, ovviamente), 500 anni di tennis di Gianni Clerici (libro presente per mia fortuna in casa ed a cui devo, e dovete, grande parte della mia informazione), personale capacità di rielaborazione dei dati (stiamo a vedere se fidarci o meno…).

Ciò che ho trovato è, per prima cosa, che non esiste una data precisa ed inequivocabile a cui rifarci, un momento stabilito in cui il tennis sia passato da dilettantistico a professionistico (il che mi complica notevolmente il compito), quindi direi di arricchire questo pezzo con aneddoti interessanti trovati un po’ qua e un po’ là. Ve lo dico anche per impostare questa riflessione su toni un po’ meno schematici e per non pormi come una professoressa con la risposta pronta, dico solo ciò che ho trovato.

Nel 1874 l’inglese Walter Clopton Wingfield brevettò, alla Camera dei Mestieri di Londra, l’invenzione di un nuovo gioco, consistente in un campo a forma di clessidra, diviso al centro da una rete sospesa. Era addirittura confezionato in una scatola contenente alcune palle, quattro racchette, la rete e le indicazioni per segnare il campo. Fondato sulle regole del vecchio real tennis, su suggerimento di Arthur Balfour, venne chiamato lawn-tennis. La data di nascita ufficiale del tennis risulterebbe, perciò,  il 23 febbraio 1874.

Qual è la differenza tra dilettante e professionista? Si narra che il dilettante fosse uno sportivo che non giocava per soldi e si allenava meno, ma può essere una voce più o meno vera. In realtà all’inizio degli anni Trenta, quando Pierre Gillou assicurò a Henri Cochet (tennista francese, ai vertici di questo sport sul finire degli anni Venti e inizio dei Trenta assieme a Lacoste, Brugnon e Borotra entrò a fare parte di quelli che venivano definiti i “quattro moschettieri”) duecentomila franchi annui, più una percentuale sugli incassi del nuovo stadio Roland Garros, il dilettantismo cominciò a vacillare.

(Nella scherma ad esempio, altro sport per cui simpatizzo e che seguo abbastanza, si viene assunti e stipendiati da corpi come le Fiamme Gialle, l’Aeronautica, i Carabinieri ecc… Perché ovviamente, a parte eventi come mondiali o Olimpiadi, la retribuzione è scarsa.)

I professionisti altri non erano se non atleti che in qualche modo riuscivano a vivere del proprio tennis e, perché no, magari figli di nomi importanti e quindi senza grossi problemi economici, a differenza di dilettanti che per campare occorreva esercitassero anche altri lavori, e ciò nonostante grandi campioni.

Visto che Lendl citava Rod Laver come il migliore nell’era del dilettantismo, mi sembra carino approfondirlo sinteticamente: Laver possiede un record di circa duecento titoli conquistati in carriera; numero uno al mondo per sette anni consecutivi, vince su tutte le superfici dell’epoca (erba, terra e legno/parquet), ma soprattutto è  l’unico giocatore nella storia del tennis a vantare nel proprio Palmarès due Grande Slam in singolare, prima come dilettante, nel 1962, e poi come professionista nel 1969. Nel 1967 realizza inoltre il Professional Grand Slam.

Cita Gianni Clerici, nel libro che di cui ho già parlato: “…per altri campioni del calibro di Drobny, Pietrangeli, Santana o Lundquist, il dilettantismo fu rimunerato a tal punto da indurli a respingere l’invito dei pro, tra i quali la vita era più dura, gli avversari più difficili, la gloria inesistente, le tasse implacabili”.

Mi sembra quindi che il percorso che ha reso il tennis lo sport professionistico che è oggi sia stato lento, fatto di tappe, e che non abbia inciso granché sul livello di gioco dei tennisti dalla notte dei tempi ai giorni nostri…

“Da quel felice 30 Marzo 1968, un giorno parigino pieno di sole e brindisi, tutto sarebbe andato per il meglio. I professionisti avrebbero avuto gli stessi diritti dei dilettanti, i migliori tornei sarebbero stati vinti dai giocatori migliori. […] La Federazione Internazionale, colpevole di aver ghettizzato per anni i più grandi campioni, non fece l’unica mossa che avrebbe consentito di regolamentare il gioco. Troppo egoisti per demandare un pezzetto di potere, i vecchi dirigenti non vollero creare un’ala professionistica, con la collaborazione dei giocatori.”. Questo è sempre Gianni Clerici ad essere citato. Nel caso qualcuno possedesse quel volume può trovarlo sotto il titolo Quei ragazzacci di Nasty e Jimmy. Borg reinventa il tennis.

Per sintetizzare ulteriormente questa sporca faccenda, è forse con la formazione vera e propria dell’ATP (Association of Tennis Professionals) nel 1972 che il tennis diventa a tutti gli effetti professionistico.

Precedentemente era stata creata nel 1913 l’International Tennis Federation, abbreviata in ITF. La federazione stabilì le regole definitive di questo sport nel 1924; quelle regole sono state cambiate pochissime volte. Uno dei cambiamenti maggiori fu l’introduzione del tie-break nel 1970.

La cosa si fa sempre più interessante… ma come andrà a finire?

Riflettevo se a questo punto potesse coincidere con il cambio di materiali, perciò integro con la storia della racchetta da tennis.

La racchetta ha origine molto, molto tempo addietro, ed era già usata dagli antichi Romani (prevalentemente adoperata per il gioco del la pallacorda). In origine era in legno, poi col tempo si è evoluta fino ad arrivare ai nostri giorni. Ora come ora il carbonio e la grafite sono i due materiali più utilizzati.

“Questo sport ha subìto comunque una completa rivoluzione con l’utilizzo delle racchette di grafite, inizialmente furono adottate quelle in leghe di metallo, ma davano molte vibrazioni dopo ogni colpo. Rispetto alle racchette di legno, che furono utilizzate fino agli anni ottanta, le nuove, per via della loro straordinaria leggerezza e del piatto corde molto più uniforme, sono risultate essere un discreto vantaggio per i tennisti meno dotati tecnicamente perché le nuove racchette perdonano più facilmente anche impatti con la palla non perfetti e soprattutto quelli dotati di più potenza a causa della leggerezza.”, citazione gentilmente regalataci da wikipedia.

“[…]racchette di legno, che furono utilizzate fino agli anni Ottanta…”; abbiamo detto che forse l’ATP ha reso il tennis a tutti gli effetti professionistico, ed è stato formato nel 1972. Forse le due cose coincidono, alla fine non viene specificato quando “fino agli anni Ottanta”.

La sintesi è che, non esistendo una data rilevabile, si potrebbe benissimo parlare del sesso degli angeli.

Nella ricerca di una risposta forse non ce ne è stata fornita una, ma abbiamo scoperto un po’ di cose, e un excursus è sempre cosa buona e giusta.

Poi, per dare vita a qualcosa di concreto avrei dovuto fare il lavoro di Gianni Clerici, probabilmente, ma il tempo per un articolo è molto più ristretto.

Quindi a risentirci nel caso trovassi qualcos’altro di interessante, Signore e Signori, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

 

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