Io e Il Tennis

di - 18 Maggio 2011

Sono molto contento di accogliere su Spazio Tennis Giorgia Giambenedetti, ragazza che ho avuto il piacere di conoscere al circolo R70. In questi anni Giorgia, classe 1992, si è allenata con il maestro nazionale Enrico Sellan. Sogni di gloria? No. Ma una passione nata da piccolissima che negli anni è divenuta altalenante. Oggi Giorgia vive in Germania, dove studia e non gioca più a tennis. Questa è la sua storia. Una storia molto bella, dalla quale possiamo trarre molti spunti di discussione. Leggetela con attenzione e parliamone insieme…

di Giorgia Giambenedetti

C’é gente che fin da piccola si vede chiaramente che é destinata a giocare a tennis. Parlo, ad esempio, della Hingis, della Sharapova, di Nadal…e di me! “Modesta”, penserete. Ma vi assicuro che é vero! Certo, le ragioni che mi hanno condotta a praticare questo sport sono diverse da quelle degli altri piú celebri personaggi, ma…sono dettagli, no? Infatti mentre i primi sono famosi per il loro talento espresso sin dalla piú tenera etá, io mi contraddistinguo per…questioni logistiche! Una persona che, dall’etá di due anni fino alla maggiore etá si sveglia ogni mattina col rumore della pallina da tennis e con quello di non rare imprecazioni dovute a qualche colpo sbagliato o alla troppa fortuna dell’avversario ha solo due vie d’uscita: o odia a morte il tennis, o se ne innamora. Per fortuna nel mio caso il fatto di abitare sopra a dei campi da tennis mi ha portato ad amare questa disciplina!

Ho cominciato a frequentare un corso di tennis in prima elementare. Per i primi anni giocavo una o due volte a settimana, per lasciare spazio anche ad altre attivitá come il nuoto, il calcio, il basket, il pianoforte…insomma, la tipica vita stressante dei bambini! Poi ho cominciato ad appassionarmi sempre di piú e ho deciso di abbandonare gli altri impegni pomeridiani per dedicarmi agli allenamenti.

Non avendo alcun “predecessore” in famiglia, tutto ció che riguarda l’attivitá tennistica l’ho dovuto scoprire da sola un po’ alla volta. Prima degli 11 anni suonati non avevo idea esistessero i tornei di tennis. La mia visione del tennis si limitava fin lí a cesti di esercizi e qualche punto alla fine dell’ora. Ricordo la fatica che ho fatto per comprendere il sistema delle classifiche, il conteggio dei punti per salire di categoria,… Non appena incontravo qualcuno che avesse una classifica superiore a NC, mi brillavano gli occhi ed ero tentata e chiedergli un autografo!

Poi pian piano sono entrata lentamente nel sistema. Non dimenticheró mai il mio non incoraggiantissimo esordio! Presi un sonoro 6-0 6-0 da una bambina piú piccola di me di un anno (e almeno 30cm). Non é bastato spiegare alla maestra che la mia avversaria era fortissima (infatti un anno dopo era tra le piú forti under12 del Lazio) per risparmiarmi un bel cazziatone (sí, la maestra si contraddistingueva proprio per il suo particolare tatto e la sua grazia nell’esprimere il suo giudizio!).

Ció nonostante ho continuato a fare qualche torneuccio e, grazie al circuito del Tirreno e alla pazienza dei miei genitori che hanno passato estati intere a scarrozzarmi tra Nettuno, Anzio, Pomezia,ecc (per vedermi giocare massimo due turni di fila), dopo un anno ero 4.5, poi 4.4 e poi…é avvenuto il “miracolo”! Ho cominciato ad allenarmi con piú intensitá e in un anno ho reso moltissimo. Complice anche il 1,75m di statura all’etá di 14 anni, in una stagione sono passata 4.1. Per me, la stessa persona che fino a poco prima non riusciva ad accettare che l’importante fosse vincere e non giocare bene e divertirsi, questo salto significava molto. Signicava talmente tanto che…mi sono montata la testa, ho cominciato a credermela, a pretendere di vincere sempre come l’anno precedente e infatti…ho rischiato di retrocedere!

Ecco che é avvenuta la mia prima crisi col tennis. Non avrei mai pensato che per me, una che ha sempre giocato per passione e non perché qualcuno la costringesse, sarebbe potuto arrivare un momentaccio del genere, in cui sono perfino arrivata a sognare il tennis e a ritenerlo un incubo. Mi sembrava assurdo essere nauseata dal tennis, impossibile da accettare. Infatti nonostante il periodaccio non sono riuscita a smettere (per fortuna!).


(Giorgia con Nicola Corrente e Enrico Sellan)

Cambiando circolo e “abbassando la cresta”, il brutto periodo é passato. Avevo ricominciato a giocare con modestia, accettando le sconfitte anche con gente di classifica inferiore, smettendo pretendere di vincere con chiunque. In fondo, la prioritá ce l’aveva la scuola, era lí che dovevo puntare in alto, non nel tennis…Il tennis era uno svago! Uno svago a cui dedicavo ugualmente anima e corpo (basti pensare che per ogni allenamento mi facevo prima 40min di autobus subit dopo scuola all’andata e poi prendevo 2 treni per rientrare a casa la sera!)
All’inizio i tornei non andavano molto bene, ma poi…dalla minaccia di retrocessione, sono bastate un paio di settimane fortunate per fare alzare la mia autostima alle stelle e farmi qualificare addirittura ai campionati nazionali under 16 (il che per me era al di fuori di ogni piú rosea aspettativa). Guadagnando autostima e i punti per passare 3.3, ripersi per strada l’umiltá e….una caviglia!

Sono infatti dovuta stare ferma per un paio di mesi a causa di un infortunio alla caviglia procuratomi giocando due minuti(!) a calcetto e quando ho ripreso, avendo, da 3.3 che ero, perso per strada tutta l’umiltá, non accettavo di non essere in forma come prima e…e sono rientrata in crisi col tennis!

Una storia giá sentita… E proprio come la storia giá sentita, prima di smettere completamente di giocare mi sono data un’altra possibilitá e ho ricambiato circolo. Ma…la prioritá era la scuola, la maturitá in arrivo,…insomma, il tennis era uno svago, uno sfogo, un….avete capito, no? Superato il momentaccio in cui ogni sconfitta era una pugnalata e ogni pugnalata mi portava inevitabilmente ad abbattermi e quindi ad essere sconfitta anche al torneo successivo, ho ricominciato a divertirmi giocando (il che non é semplice per una pallettara come me!) e ad essere piú o meno soddisfatta del mio gioco (chi mi conosce sa che non potró mai essere pienamente soddisfatta di me). Tuttavia questa volta la situazione era diversa, piú complicata: oltre alla consapevolezza che il tennis non era e non sarebbe mai stato la prioritá nella mia vita, era subentrata anche la certezza che a settembre mi sarei trasferita in Germania per lo studio, dove probabilmente non avrei piú giocato come prima. Nel subconscio queste riflessioni inducono, quando il gioco si fa duro, a due tipi di pensieri: ”Ma chi te lo fa fare?!?”, oppure: “Dai, che poi non ti ricapiterá mai piú una tale occasione!”

Quando il primo pensiero mi martellava nel cervello, i miei risultati erano pessimi. Quando il secondo invece riusciva a prendere il sopravvento, mi riuscivo a regalare delle belle soddisfazioni.
Insomma, l’ultimo anno é stato un anno di alti e bassi, ma mi ha condotta comunque a passare da 3.4 a 3.2 e ne sono molto felice.

Come vi ho svelato qualche riga piú in sú, ora mi sono trasferita in Germania e, complice anche una spalla malandata, non tocco racchetta da mesi ormai.

Mesi che peró mi sono serviti a fare un po’ di chiarezza sul mio rapporto con il tennis.
Spesso mi sono chiesta: ma che l’ho fatto a fare? Tutti i pomeriggi a faticare su un campo da tennis mentre i miei coetanei si godevano la vita in giro per la cittá! E poi perché l’ho fatto, se non faró mai del tennis la mia professione?

Ma ora penso di aver capito che, seppur mi mancano le esperienze che i miei coetanei hanno raccolto “in giro per la cittá” mentre io sudavo e faticavo, loro non hanno avuto la fortuna di arricchirsi di tutti gli insegnamenti che il tennis mi ha regalato. Io credo che col tennis ho imparato a conoscere meglio me stessa. Perché quando sei sola e cerchi di uscire da situazioni difficili, che sia una singola partita che sta andando male o un intero periodaccio, devi provare ad uscirne fuori in un modo o nell’altro. E non c’é una soluzione universale che valga per tutti. Ognuno deve scoprire di cosa ha bisogno. Bé, io l’ho imparato. Non che ora io sappia tutto di me (anche perché, se cosí fosse, che gusto proverei a vivere?), ma…qualcosa ho imparato e ne sono contenta.

E poi, ho capito che il tennis é davvero un elemento fondamentale per me ed ora che non lo posso praticare é come se ci fosse un pezzo di vuoto nella mia vita…

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